A maggio del 2013 si vociferava già in relazione alla probabile diminuzione dei flussi di acquisto delle obbligazioni in dollari USA da parte della Fed.

 

Da quel momento, le obbligazioni dei Paesi emergenti hanno subito il deflusso degli investitori che hanno temuto che la ingente liquidità che aveva agevolato questa asset class potesse di colpo esaurirsi azzerando le potenzialità del debito emergente.

Dal 22 maggio 2013 al 27 agosto 2015, i fondi obbligazionari paesi emergenti hanno registrato una variazione leggermente positiva (+0,4%) rispetto al +5,4% dell’indice generale dei fondi obbligazionari. Un trend che ha visto un’accelerazione negli ultimi tre mesi durante i quali i fondi obbligazionari paesi emergenti hanno messo a segno un ribasso del -3,7% contro il -1,5% dell’indice generale dei fondi obbligazionari.
A preoccupare gli investitori sono il rallentamento della crescita della Cina, la svalutazione del renminbi e il potenziale impatto negativo del rialzo dei tassi USA. Un contesto che sembra aver modificato in modo strutturale la view degli investitori sull’asset class emerging markets bond che pure ha dato tante soddisfazioni nel decennio 2003-2013. Infatti, tra il 22 maggio 2003 e il 22 maggio 2013, i fondi obbligazionari paesi emergenti hanno registrato un rialzo del 76,2% contro il +28,2% dell’indice generale dei fondi obbligazionari. Un potenziale che, forse, non è stato del tutto dissipato.
“Il deterioramento fondamentali in Cina non è così male come l’andamento degli indici di Borsa delle ultime settimane e il flusso di notizie suggerisce” fa sapere Luc D’hooge, CFA, Head of Emerging Markets Bonds di Vontobel Asset Management, che poi aggiunge: “In realtà, dal momento che gli spread dei bond dei paesi emergenti trattano attualmente sopra i 400 punti base (cioè oltre il 4%), cioè nella parte alta del range degli ultimi anni, continuiamo a pensare che questi rappresentino buoni livelli di ingresso”.

 

 

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