La BCE ferma il QE: Geneve Invest spiega gli scenari di mercato

20 giugno 2018 14:120 commentiVisualizzazioni: 64

“Il Quantitative Easing, portato avanti ormai da più di tre anni dalla BCE – spiegano gli analisti di Geneve Invest, società indipendente di gestione patrimoniale con sede in Svizzera e Lussemburgo – è sempre stato immaginato, sin dall’inizio, come misura temporanea e non convenzionale, una scelta legata alla necessità di contrastare la deflazione e imporre una politica monetaria stabile durante la crisi economica vissuta in Europa, implementata in affiancamento a una struttura di tassi di interesse classica. Era chiaro ed inevitabile – dichiarano ancora da Geneve Invest – si trattasse di una manovra limitata nel tempo e tutti i paesi UE hanno avuto i margini tecnici per non farsi trovare impreparati alla sospensione della misura; bisognerà certo adesso capire quali saranno i contraccolpi effettivi sui mercati”.

Niente panico, insomma, di fronte alla comunicazione della Banca Centrale Europea, che confermando una sensazione già da diversi mesi anticipata dai mercati internazionali, ha annunciato l’interruzione del programma di Quantitative Easing avviato nel marzo 2015. Il QE verrà ridotto a 15 miliardi a partire dal mese di settembre 2018, per poi essere azzerato, nel caso in cui le previsioni strutturali vengano confermate, dal gennaio 2019.

Il Quantitative Easing, il cui impulso è stato fortemente legato alla figura di Mario Draghi, presidente BCE dal giugno 2011, è stato sino ad oggi uno strumento utilissimo per alimentare la crescita monetaria dell’Euro e per sostenere l’offerta di credito del sistema bancario europeo: due fattori che, di rimando, hanno contribuito in maniera determinante a un continuo stimolo delle Borse europee nel corso degli ultimi tre anni. Dai 60 miliardi di euro al mese del 2015, la BCE è passata all’acquisto di 80 miliardi al mese di titoli nel 2016, poi ritornato a 60 nel 2017 e a 30 nei primi 9 mesi del 2018, sempre con tassi di rifinanziamento per le banche bloccati a zero e un effetto diretto sul credito finale ai clienti, che ha mantenuto, anch’esso, tassi molto contenuti. Da questo punto di vista, è importante ricordare come la Banca Centrale Europea non abbia annunciato alcun passo indietro rispetto ai titoli già acquistati, i tassi dovrebbero dunque restare invariati almeno per i prossimi 12 mesi.

“L’acquisto di titoli di Stato, dunque di debito pubblico, a tasso zero, ha cercato di tamponare gli effetti di lunga durata della crisi finanziaria del 2008 – spiegano ancora da Geneve Invest – spingendo l’inflazione verso il 2%, un tetto considerato di riferimento al fine di alimentare la circolazione di liquidità fra i cittadini. Certo non bisogna nascondere che si è trattato di una misura da un lato importante, ma dall’altro anche molto “pesante”, un intervento che ha manipolato in maniera profonda il mercato. Basti pensare – continuano da Geneve Invest – che ad oggi la Banca Centrale Europea ha acquistato 340 miliardi di titoli di Stato italiani, vale a dire più di un quarto del bilancio finanziario del Paese, che si attesta intorno gli 880 miliardi. È evidente che, a partire da questi numeri, un po’ preoccupazione rispetto all’impatto dell’interruzione del Quantitative Easing esiste, ma c’è la convinzione sui mercati – dichiara Neri Camici di Geneve Invest – che la BCE non intenda abbandonare la politica di sostegno portata avanti negli ultimi tre anni e che resti pronta per contenere eventuali spirali negative legate alla sospensione degli acquisti.”

La reazione dei mercati alla decisione della Banca Centrale non si è fatta attendere, con l’euro andato immediatamente sotto quota 1,18, raggiungendo addirittura 1,1583 nei confronti del dollaro, prima di risalire intorno a 1,16. La misura, d’altronde, arriva in un momento di forte instabilità a livello europeo, con risultati politici che lasciano una grande incertezza sulla governance comunitaria e una fiducia complessiva fiaccata dai dati in arrivo dalla Germania, che vedono in calo gli ordini industriali tedeschi.

“Non bisogna essere pessimisti, ma molto concreti – concludono da Geneve Invest – e capire che in ogni caso quella del Quantitative Easing è stata una misura tampone, cui devono fare seguito delle riforme strutturali a livello nazionale. Gli scenari futuri potrebbero vedere un declassamento dell’Italia da parte delle società internazionali di rating, con un conseguente aumento del debito pubblico e, a cascata, una crescita dello spread e dunque degli interessi da pagare sui titoli di stato sovrani. Dall’altra parte, però – chiude Neri Camici di Geneve Invest – la fine della politica di QE da parte della BCE potrebbe accelerare l’implementazione di misure atte alla riduzione della spesa e al contenimento del debito pubblico da parte del governo italiano, due passaggi che rinforzerebbero il clima di fiducia verso l’Italia e manterrebbero stabili i mercati”.