Nel mercato del lavoro ci sono più dipendenti che autonomi. L’occupazione, eccetto quella femminile, cresce e il tasso di disoccupazione appare in calo. Tuttavia quest’ultimo indice resta tra i più alti del Vecchio Continente.

Le rilevazioni di dicembre 2015 effettuate dall’Istat fanno registrare un dato qualitativo ancor prima di un dato quantitativo. Per effetto degli incentivi alle assunzioni stabili, è cresciuta l’occupazione a tempo indeterminato. In confronto al dicembre dell’anno precedente ci sono ben 135.000 lavoratori aventi contratto permanente in più.

In crescita anche i contratti a tempo determinato, i quali godono della liberalizzazione delle causali introdotte dal decreto Poletti e salgono di 113.000 unità. L’aumento del lavoro dipendente si è verificato a scapito del lavoro autonomi. A dicembre, i lavoratori indipendenti sono calati di 138.000 unità, su base annua.

Quali sono le conseguenze di questo rimescolamento delle tipologie contrattuali? Esse sono riscontrabili sul consuntivo occupazionale. Il saldo annuo di occupati fa registrare una crescita pari a 109.000 unità. Si tratta senza dubbio di una cifra importante, non certo di un exploit. Questo era prevedibile dal momento che gli incentivi da soli non creano occupazione. A crearla è la ripresa economica.

La crescita è inferiore a dicembre 2014 dal punto di vista quantitativo. Nell’occasione del saldo dello scorso anno, era superiore di 168.000 unità rispetto al 2013. Il traino era rappresentato dai contratti a termine.

Tornando alla fine del 2015, sostanzialmente a crescere è stato il lavoro autonomo. Il lavoro che, in ultima analisi, è meno tutelato. A spingere la crescita è la legge di stabilità che nel 2015 ha introdotto l’esonero contributivo portandolo a 8.060 euro l’anno per una durata triennale.

 

 

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