Pubblicità, il settore è sempre più in crisi

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Non giungono buone notizie dall’advertising. La pubblicità in Italia stenta a mostrare un’inversione di tendenza e le alleanze azionarie per la pay-tv Premium sono ben poche.

Sono questi i due elementi che, in base agli addetti ai lavori, spiegano le vendite consistenti su Mediaset in Borsa, malgrado i conti trimestrali sostanzialmente nel raggio delle aspettative. Le quotazioni(-4,93% a 4,4 euro) scivolano sul fondo della Borsa di Milano che, invece, chiude in rialzo.

Dopo il -1,6% della raccolta pubblicitaria in Italia nei primi tre mesi, il management di Cologno Monzese ha detto di aspettarsi un secondo trimestre in miglioramento (la stima è “piatto” rispetto a un anno fa) ma non è riuscito a convincere gli analisti su un vero e proprio recupero nella seconda parte dell’anno. “Abbiamo parlato recentemente con i media buyer – è il commento di Bernstein – e il consensus è ben al di sotto del range +2/4% fornito dal management di mediaset per il 2015. Pertanto continuiamo ad aspettarci un mercato piatto o leggermente negativo”.

Premium è l’altra fonte di delusione per gli operatori: i ricavi sono scesi nel primo trimestre e, a fronte delle tante indiscrezioni emerse a fine aprile di un interesse da parte di Sky per la pay-tv e di un appetito da parte dei francesi diVivendi su tutto il Biscione, non sembra in arrivo alcuna novità sostanziale per quanto riguarda alleanze con altri gruppi media. Il direttore finanziario, Marco Giordani, ha escluso partnership azionarie con Telecom Italia e ha precisato che il gruppo non sta ragionando su alcun consolidamento con Sky o Vivendi. Uno scenario che allontana la speculazione che ha contribuito a tenere “caldo” il titolo nelle ultime settimane.

 

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