Taccheggio in crescita, come si è evoluto il fenomeno

Il taccheggio danneggia le imprese ma è sempre più diffuso. I dati sull'evoluzione del sistema e le misure adottate dalle imprese.

4 Dicembre 2015 11:070 commentiVisualizzazioni: 10

Il taccheggio si è evoluto nelle modalità ma non negli effetti che per le imprese del nostro paese restano davvero a livelli elevatissimi. Il taccheggio cresce e fa male al tessuto imprenditoriale nostrano. Si sofferma sulla questione un’ottima analisi di Confcommercio. 

Da Confcommercio recuperiamo sia i dati generali del fenomeno, sia le indicazioni sulla sua evoluzione, sia le misure adottate dalle imprese.

I DATI DEL FENOMENO

Sette imprese del commercio al dettaglio su dieci hanno subito episodi di taccheggio negli ultimi anni; il 30% delle imprese segnala un aumento del taccheggio (+2,4% rispetto al 2014), in particolare al Centro (+3,8%) e al Sud (+4,1%); solo il 38,9% degli esercenti dichiara di essere riuscito a bloccare quasi sempre o spesso il taccheggiatore (-18,1% in confronto al 2014); il 48,3% delle imprese (+1,4% rispetto al 2014) si è dotato di misure anti-taccheggio; il 32,7% delle imprese investe tra il 2 e il 3% dei propri ricavi (+1,1% rispetto al 2014) per la sicurezza contro il taccheggio. Il taccheggiatore è in prevalenza donna (nel 54,5% dei casi), tra i 35 ed i 54 anni (per il 56%), di nazionalità italiana (per il 56%), soprattutto coniuge con figli (per l’87,4%). Rispetto al 2014 le imprese del commercio segnalano un aumento dei taccheggiatori italiani (+16%).

L’EVOLUZIONE DEL FENOMENO

Il 68,8% delle imprese del commercio al dettaglio è stato vittima almeno una volta in passato di un episodio di taccheggio. Il fenomeno è diffuso in prevalenza negli esercizi commerciali di dimensioni più grandi (84,6%), nella distribuzione organizzata (75,2%), nelle imprese delle aree metropolitane (69%) e delle regioni del Centro Italia (75,8%) e del Nord Ovest (72,2%). Il 30% delle imprese segnala un aumento del taccheggio nel proprio esercizio commerciale (+2,4% rispetto al 2014). In particolare, cresce al Centro (+3,8%) e al Sud (+4,1%). Diminuisce la capacità delle imprese di contrastare il fenomeno. Solo il 38,9% degli esercenti dichiara di essere riuscito a bloccare quasi sempre o spesso il taccheggiatore, una percentuale decisamente inferiore (-18,1%) rispetto a quella dello scorso anno. Sette imprese su dieci dichiarano che il taccheggio incide negativamente tra l’1 e il 5% dei propri ricavi.

LE MISURE ADOTTATE DALLE IMPRESE

Il 48,3% delle imprese del commercio al dettaglio (+1,4% rispetto al 2014) si è dotato di misure anti-taccheggio. Di queste, il 55,3% ha adottato dispositivi di sorveglianza video e/o altre modalità, anche informatiche e digitali, di sorveglianza da remoto; il 21,1% ha investito in corsi specifici per il personale; l’11,8% si è dotato di personale addetto alla vigilanza non armata, il 6,6% ha reclutato personale di vigilanza armata. Tre imprese su cinque investono fino all’1% dei propri ricavi in misure e strumentazioni di sicurezza per l’anti-taccheggio, mentre il 32,7% delle imprese investe tra il 2 e il 3% dei propri ricavi (+1,1% rispetto al 2014).

 

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