Il caso del presunto scandalo in Slovenia: bufala su placebo ai politici al posto del vaccino

Sta girando il video riguardante lo scandalo in Slovenia, dove si afferma che ai politici non sarebbe stato somministrato il vaccino, ma un semplice placebo per evitarne gli effetti collaterali. Abbiamo effettuato delle ricerche, anche per le potenziali implicazioni economiche riguardanti una speculazione simile, limitandoci ad una semplice traduzione.

scandalo in Slovenia

Istituti bancari della Slovenia, salvi senza aiuto Ue

 Le banche slovene necessitano di 4,758 miliardi di euro, cifra sostenibile, secondo quanto comunicato dalla Banca centrale e dal governo di Lubiana dopo gli stress test partiti a settembre su dieci banche supervisionati dalla Ue che puntavano a valutare la capacità del Paese di risanare le banche senza ricorrere a finanziamenti europei.

Opportunità di investimento in Slovenia per l’Italia

 La Slovenia prosegue la sua politica di privatizzazioni e per l’Italia possono aumentare le possibilità di investimenti nel vicino Paese anche grazie ai rapporti che sono molto buoni. Il Presidente della Slovenia Alenka Bratusek conferma queste possibilità e le privatizzazioni che si stanno pianificando per il prossimo anno. Il Presidente Bratusek ha affermato: “All’inizio del prossimo anno renderemo nota la nostra strategia per gestire questo programma e diremo quali partecipazioni manterremo, che cosa venderemo e cosa è strategico nell’ambito di questo piano di privatizzazioni”.

Il Presidente Bratusek ha parlato nel corso dell’incontro per la firma della partecipazione della Slovena a Expo 2015. Nel contesto dell’ambito dell’Italia-Slovenia Investment Forum, Bratusek ha quindi detto che i rapporti con l’Italia non sono stati mai così buoni come in questo periodo.

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L’Italia è il secondo partner commerciale della Slovenia e il terzo investitore nel Paese. Lo scorso anno gli investimenti in termini di intercambio commerciale sono stati di 6,4 miliardi. Il sistema fiscale solveno vantaggioso spinge molte piccole e medie imprese italiane a investire nello Stato ex Jugoslavia. Bratusek ha aggiunto l’importanza della “capacita’ di innovazione e la manodopera qualificata della Repubblica Slovena”. Il Presidente della Repubblica Slovena ha poi detto: “Credo, comunque che ci siano ancora molte opportunità da sfruttare nella collaborazione tra i due paesi. Degli 11,7 miliardi di euro di investimenti esteri nella Repubblica Slovena l’Italia copre solo il 7%. Oltre al processo di privatizzazione in corso nel Paese vi sono altri canali a disposizione degli investitori italiani per ampliare questa collaborazione che devono essere sfruttati ancora di più. Il governo sloveno promette tutta la sua collaborazione per abbattere eventuali ostacoli”.

La Slovenia si può salvare con questo piano

 La Slovenia deve essere assidua nel rispetto delle regole stabilite nel piano di salvataggio per fare in modo che si eviti il ricorso ai prestiti dell’Europa. Il piano di salvataggio, all’indirizzo del quale è stato manifestato molto scetticismo, comporta l’aumento dell’IVA e l’avvio di una fase importante di privatizzazioni.

La Slovenia ristruttura le banche

Il primo ministro sloveno, Alenka Bratusek, giovedì scorso ha annunciato le misure economiche che intende mettere in atto per evitare di rivolgersi all’Unione Europea e al Fondo Monetario Internazionale. Le misure indicate sono anche inserite in un’agenda molto serrata.

I titoli sloveni sono considerati tossici

Entro il primo luglio ci sarà un aumento di due punti percentuali dell’IVA che dovrà passare dal 20 al 22 per cento. Poi si passerà alla privatizzazione di ben 15 imprese pubbliche, tra cui anche la seconda banca del paese, vale a dire la Nova KBM, la compagnia aerea nazionale e l’operatore di telecomunicazioni più importante del paese. Insomma, dal settore creditizio a quello tecnologico, sono tutti impegnati nel salvataggio della Slovenia.

Il paese in questione, infatti, nel 2012, ha chiuso i conti con un rapporto tra deficit e PIL pari al 3,7 per cento. Secondo le stime, il 2013 si chiuderà con un deficit tra il 5 e il 7 per cento.

La Slovenia ristruttura le banche

 La Slovenia ha le idee chiare. Il Governo vuole evitare un caso simile a Cipro e vuole salvarsi da solo dalle difficoltà economiche del periodo. Per farlo si ha la necessità di fare scelte coraggiose e importanti per tutta l’Europa.

Il messaggio arriva dal Premier sloveno Alenka Bratusek. La donna, quarantadue anni, è stata chiamata a guidare il Parlamento come un Presidente del consiglio d’emergenza.

Fino ad oggi, malgrado la pochissima esperienza politica, faceva parte del ministero delle Finanze.

Da un giorno all’altro si è trovata sulle spalle un intero governo, che ha il compito di guidare tenendo a bada una coalizione assolutamente eterogenea facente capo al centro sinistra.

La Bratusek è leader di un partito neonato, il leftwing-liberal “Slovenia positiva”. Ora, da lei e dalle sue decisioni passa il futuro del suo paese.

La Slovenia è fortemente a rischio crisi. Qualcuno, i soliti detrattori, vedono la situazione dello Stato simile a quella di Cipro o a quella della Grecia o di Spagna e Portogallo.

Slovenia e Italia intrattengono molti interscambi per un valore annuale di 6,7 miliardi di euro. E un paese con cui l’Italia ha un interscambio di ben 6,7 miliardi di euro. Il premier Bratusek ha inviato a Bruxelles durante la scorsa settimana due documenti importanti che rappresentano due obiettivi prioritari del Paese. Il primo è quello di risanare e bilanciare i conti pubblici, il secondo è quello di riattivare e rilanciare l’economia.

Crisi: anche la Slovenia vara il piano lacrime e sangue per evitare di ricorrere alla Troika

 Il piano lacrime e sangue, definizione che ormai è entrata nell’uso comune per tutti i piani di austerity, è stato varato ieri anche in Slovenia dal neo premier Alenka Bratusek. Il governo, in carica da sole sei settimane, sta già lottando contro il rischio di default del paese, che sembra essere sempre più vicino.

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Il piano sarà presentato oggi, o al massimo domani, anche a Bruxelles. Se la Commissione approverà il piano, la Slovenia avrà un po’ di tempo per sistemare la sua situazione economica, altrimenti dovrà immediatamente ricorrere agli aiuti della Troika, come già successo a Grecia, Portogallo, Irlanda, Spagna e Cipro.

Le misure contenute nel piano di Alenka Bratusek prevedono un aumento delle aliquote Iva di 2 punti percentuali (passerebbe così dal 20% al 22%) a partire da luglio, una tassa sugli immobili, che potrebbe entrare in vigore già a partire dal 2014, prevista anche la vendita di 15 società pubbliche.

Ma il provvedimento che sta facendo discutere di più è la possibilità di una sovrattassa tra lo 0,5% e il 5% su tutti i salari, sulla base della retribuzione lorda, che porterebbe nelle casse dello stato circa 250 milioni di euro. I sindacati, infatti, preferirebbero che queste risorse arrivassero dal taglio degli stipendi pubblici e il blocco delle pensioni.

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L’obiettivo del premier, e anche quello che lo porterebbe a non dover richiedere l’aiuto dell’Europa, sarebbe quello di riuscire ad abbassare il deficit del pil dal 7,8%  di quest’anno al 3,3% già entro il prossimo anno.

I titoli sloveni sono considerati tossici

 La Slovenia, in questo momento, è il sorvegliato speciale dell’Europa, insieme con la Francia, visto che le sue banche sono in bilico e potrebbe essere il prossimo paese in default dopo Cipro.

La crisi Slovena spiegata in 2 step

Oggi gli investitori sono uniti nel ritenere che i titoli delle banche slovene sono da considerare tossici visto che rappresentano un quinto del prodotto interno lordo del paese. Le banche slovene, dunque, sono a rischio e la loro insolvenza potrebbe essere deleteria per la salute del paese, con ripercussioni sul resto dell’Eurozona. I cosiddetti titoli tossici, in tutto, potrebbero essere circa 7 miliardi di euro.

Minacciate dal rating le banche slovene

La scelta nelle mani del governo di sinistra sloveno è allora nella costituzione di una bad bank alla quale affidare la gestione di tutti i debiti che ormai sono da considerarsi non esigibili. Oppure, l’alternativa, potrebbe essere nella ricapitalizzazione delle banche o nella loro privatizzazione. Tutte le strade, in fondo sono percorribili e già discusse dal parlamento.

La Germania adesso colpirà la Slovenia

Nel 2012, tanto per fare una panoramica della situazione, e banche slovene hanno dichiarato di aver perso circa 606 milioni di euro, che sono circa 67 milioni di euro in più rispetto al 2011.