Abs: servono alla crescita?

Pro e contro degli strumenti finanziari 'rilanciati' da Mario Draghi.

22 marzo 2015 18:080 commentiVisualizzazioni: 12

Si fa, nuovamente, un ‘gran parlare’ di Asset backet security. Soprattutto a seguito della ormai celeberrima (e famigerata per le Borse) riunione napoletana dell’Eurotower tenutasi giovedì 2 ottobre 2014.Sono numerosi gli sforzi finalizzati a riattivare il mercato degli Abs. Sforzi prodotti dalla Bce e dalle altre istituzioni per via dei numerosi ‘pro’ legati alla fruizione di tale strumento finanziario. Esso consente agli intermediari di trasferire il rischio oltre il sistema bancario e di usare a mò di canale di funding il portafoglio crediti.

Chi ha buona memoria, però, non ha dimenticato il ruolo degli Asset backet security nella crisi finanziaria del 2007. La conseguenza fu enorme a livello giuridico: vennero disegnate leggi che allo stato attuale si configurano come del tutto penalizzanti. Il loro ruolo nella crisi di sette anni fa, inoltre, non ha lasciato indifferenti gli investitori che ora sono assolutamente cauti anche per via dell’assenza di un quadro attuale di regole chiare e definitive.

Gli Abs europei sono trattati in maniera molto rigida dalla normativa che statuisce gli assorbimenti patrimoniali ai fini delle cartolarizzazioni. Tale impianto normativo è peraltro in fase di revisione. Se guardiamo alle prestazioni fornite da tali strumenti finanziari, sicuramente noteremo che dal 2007 ad oggi gli Abs hanno prodotto un tasso di default molto basso. Tasso compreso in media tra lo 0,6% e l’1,5% in confronto a quelli americani.

C’è da dire che i risk weight nelle recenti proposte di revisione sono penalizzanti anche per quello che riguarda titoli con caratteristiche simili quali i covered bond (propinati a gran voce durante l’ultimo meeting Eurotower): volendo fare un esempio, il risk weight minimo previsto dalla proposta di revisione più recente è del 15% per gli ABS, contro il 10% stabilito dalla CRD IV per i covered bond.

 

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