Si parla con insistenza, in questi giorni, dell’allarme relativo alla crisi alimentare per il blocco del Mar Nero. Il clima di crescente inquietudine emerso durante il vertice dei ministri degli Esteri dell’Unione Europea in Irlanda riflette la gravità dell’attuale stallo nel Mar Nero. L’intensificazione delle offensive contro gli scali portuali e il naviglio mercantile ukraino minaccia di scatenare un’emergenza alimentare su scala planetaria.

Tutto quello che dobbiamo sapere sulla crisi alimentare per il blocco del Mar Nero
L’Alta rappresentante Kaja Kallas e il ministro belga Maxime Prévot hanno richiamato l’attenzione sulla necessità di una risposta unitaria per scongiurare un triplice scenario critico: la contrazione delle entrate statali di Kiev, l’aggravamento della carestia in Africa e la conseguente recrudescenza dei flussi migratori verso i confini europei, fenomeno reso ancora più sensibile dai recenti eventi alla frontiera di Ceuta.
La recrudescenza delle ostilità e le contromisure di Kiev hanno bloccato ingenti volumi di grano, orzo e mais proprio nel momento del massimo sforzo di raccolta. Il flusso dei beni agricoli e siderurgici, che prima toccava i sei milioni di tonnellate mensili attraverso le infrastrutture di Odesa, Chornomorsk e Pivdenny, è sceso a circa quattro milioni e mezzo di tonnellate deviate su percorsi alternativi. Tuttavia, queste direttrici di terra e di fiume non godono più delle agevolazioni tariffarie azzerate da Bruxelles dopo i malumori dei paesi dell’Est. A ciò si aggiunge una siccità straordinaria che penalizza le chiatte sul Danubio dirette a Costanza, spingendo la diplomazia rumena a sollecitare nuove soluzioni logistiche per contenere la spinta inflazionistica che minaccia i paesi del Medio Oriente.
Il responsabile degli Esteri di Kiev, Andrii Sybiha, ha ribadito come i canali alternativi non possano rimpiazzare la logistica navale, invocando una forte pressione internazionale su Mosca per fermare le intimidazioni nell’area marittima. L’incapacità di spedire le merci soffoca gli agricoltori locali, impossibilitati a stoccare i surplus e schiacciati dall’aumento dei costi logistici e dal calo dei prezzi interni, con il rischio imminente di un’ondata di insolvenze alla vigilia delle nuove semine.
Sul piano finanziario, il blocco erode il gettito fiscale di Kiev, complicando la copertura di un buco di bilancio stimato in ventitré miliardi di euro. Per far fronte all’emergenza, le istituzioni comunitarie valutano la rimodulazione dell’assistenza economica da novanta miliardi, pur sapendo che anticipare le quote future rischia di lasciare sguarniti gli anni successivi. Sullo sfondo resta aperto il delicato confronto sul possibile impiego degli asset sovrani russi congelati nelle banche occidentali, una misura che trova forti perplessità da parte della Commissione Europea e un fermo rifiuto da parte delle autorità belghe.



