Nuovo approfondimento necessario sui prezzi dell’oro. Momento di grande instabilità, che richiede un approfondimento per il pubblico. Dopo una fiammata che aveva spinto le quotazioni ai massimi degli ultimi due mesi sfiorando i 4.450 dollari, il prezzo dell’oro ha subito una fisiologica battuta d’arresto. Nella sessione di giovedì, il metallo giallo ha ceduto circa mezzo punto percentuale, assestandosi in area 4.388 dollari l’oncia, trascinando con sé anche il comparto degli altri metalli preziosi come argento e platino.

Un bilancio aggiornato sui prezzi dell’oro dopo Ferragosto
Questa correzione riflette il delicato bilanciamento in atto tra forze di mercato contrastanti. Da un lato, gli ultimi dati relativi all’indice dei prezzi al consumo negli Stati Uniti hanno offerto un momentaneo respiro agli investitori. L’inflazione mensile di luglio si è attestata allo 0,1%, confermando come le recenti tensioni geopolitiche e l’instabilità energetica non si siano ancora trasmesse in modo incisivo al costo della vita. Tale dinamica ha attenuato l’urgenza di nuove strette monetarie, portando i mercati a ridimensionare la probabilità di un rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve nella riunione di settembre.
D’altro canto, la cautela della banca centrale americana rimane un fattore di freno rilevante. Sebbene la Fed abbia mantenuto i tassi fermi nel range 3,50%-3,75%, le divergenze interne e la persistenza dei rischi energetici legati allo Stretto di Hormuz impongono grande prudenza. Le criticità sul traffico marittimo e sul canale petrolifero mantengono latente la minaccia di un rialzo dei costi delle materie prime, elemento che disincentiva gli acquisti su asset non fruttiferi come l’oro.
Il quadro fondamentale resta comunque supportato dalla tenuta della domanda fisica ed istituzionale. A fare da solido cuscinetto al di sopra della soglia psicologica dei 4.000 dollari è soprattutto la Cina, con la People’s Bank of China che prosegue negli acquisti sistematici di riserve auree. A ciò si affianca un netto miglioramento della struttura tecnica di breve periodo: il recente superamento della media mobile a 100 giorni segnala un cambio di passo favorevole per i prezzi, pur in presenza di ostacoli tecnici significativi intorno a quota 4.450 dollari e in prossimità della media a 200 giorni.
L’attenzione degli operatori rimane ora focalizzata sui prossimi indicatori economici, tra cui l’indice dei prezzi alla produzione, oltre che sui tradizionali appuntamenti estivi come il simposio di Jackson Hole, dove gli interventi dei vertici della Fed forniranno indicazioni decisive sulle future mosse di politica monetaria.
Insomma, la questione relativa ai prezzi dell’oro torna a far parlare di sé, dopo un breve momento di maggiore stabilità.