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Timori sullo shock energetico e sul nuovo prezzo dell’energia

Tiene banco in questi giorni il timore relativo ad un nuovo possibile shock energetico

Tornano qui in Italia i timori sullo shock energetico e sul nuovo prezzo dell’energia, con alcuni scenari un po’ preoccupanti nel nostro Paesi. La prossimità della stagione fredda riaccende i riflettori sulla vulnerabilità energetica del continente europeo, con il gas naturale che si candida a essere il principale innesco di nuove turbolenze sui mercati. Secondo l’analisi contenuta nel recente studio firmato da Intesa Sanpaolo, le criticità geopolitiche e le variabili climatiche rischiano di spingere le quotazioni verso picchi significativi, superando di gran lunga le tensioni registrate sul fronte del petrolio.

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Un approfondimento sul possibile shock energetico e sul nuovo prezzo dell’energia

Il quadro europeo appare particolarmente complesso a causa di scorte di stoccaggio ridotte ai minimi degli ultimi anni, con la virtuosa eccezione del sistema italiano, unitamente a una forte dipendenza dalle forniture marittime di gas naturale liquefatto. Le contrazioni nei flussi provenienti dal Golfo Persico, sommate alle imminenti restrizioni sui contratti a lungo termine per la risorsa di origine russa, riducono drasticamente i margini di manovra. A complicare lo scenario interviene il fenomeno della backwardation, una configurazione di mercato in cui i prezzi a pronti superano quelli dei contratti a termine, disincentivando economicamente le operazioni di riempimento dei depositi.

Nello scenario più severo ipotizzato dall’analista Daniela Corsini, l’eventualità di rigide ondate di freddo invernali potrebbe far impennare l’indice di riferimento TTF fino a 140 euro per megawattora verso la fine del 2026, mantenendo livelli elevati anche all’inizio del 2027 prima di una graduale stabilizzazione. Tale dinamica avrebbe ripercussioni immediate sul sistema economico italiano, traducendosi in un netto rincaro della bolletta elettrica. Il Prezzo Unico Nazionale rischia infatti di registrare impennate fino a 200 euro nel breve periodo, appesantito dal legame strutturale tra il costo della corrente, le quotazioni del gas e i sistemi di tassazione delle emissioni.

Sul versante del greggio si osserva invece una reazione inaspettatamente contenuta. Nonostante le pesanti limitazioni al traffico marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz e la persistenza delle ostilità in Medio Oriente, la stabilità del Brent è garantita dalla crescita produttiva dei paesi extra-OPEC, come Stati Uniti, Brasile e Guyana, unita all’utilizzo delle riserve strategiche. Sul piano diplomatico, mentre l’area mediorientale rimane priva di intese a breve termine, si aprono deboli margini di trattativa sull’asse dell’Europa orientale per la salvaguardia delle infrastrutture strategiche. Ciononostante, il comparto dei carburanti finiti continuerà a soffrire la limitata capacità di raffinazione europea e le restrizioni sulle esportazioni applicate da diversi attori globali.