Occorre aggiornare necessariamente il bollettino, per quanto concerne la situazione sul prezzo dell’oro a fine estate. Dopo aver toccato vette che non si registravano da oltre un trimestre, il mercato dell’oro ha mostrato un leggero ritracciamento nella giornata di martedì. Questo movimento correttivo è legato principalmente alle prese di profitto messe in atto dagli operatori, desiderosi di monetizzare i recenti guadagni in attesa degli imminenti aggiornamenti sul costo della vita negli Stati Uniti e delle prime dichiarazioni ufficiali del presidente della Federal Reserve, Kevin Warsh, nell’ambito del simposio di Jackson Hole.

Focus sul prezzo dell’oro a fine estate
Nelle prime ore della sessione, la quotazione spot del metallo giallo (XAU/USD) ha ceduto un modesto 0,3% attestandosi a 4.688,96 dollari l’oncia, mentre i contratti futures hanno mostrato maggiore vigore con un incremento dell’1,0% a 4.746,09 dollari. Parallelamente, il comparto dei metalli preziosi ha registrato rialzi diffusi: l’argento (XAG/USD) è salito dello 0,8% a 69,51 dollari, mentre il platino (XPT/USD) ha guadagnato lo 0,5% arrivando a 1.889,32 dollari. L’indice del dollaro si è invece mantenuto sostanzialmente stabile quota 98,98.
A sostenere l’interesse strutturale verso i beni rifugio è la recente svolta della politica fiscale americana. La decisione del Tesoro statunitense di raddoppiare gli acquisti di titoli di Stato a lunga scadenza ha riacceso le preoccupazioni sulla tenuta dei conti pubblici e sulla stabilità del biglietto verde. Questo tipo di intervento, volto a contenere i rendimenti obbligazionari e i costi di indebitamento del governo, ha finito per indebolire il dollaro, rendendo le materie prime più accessibili per gli acquirenti esteri.
Sebbene il Segretario al Tesoro Scott Bessent non abbia fornito tempistiche precise sui prossimi interventi, ha anticipato l’arrivo di nuove misure fiscali. Tale scenario ha rinvigorito la strategia del cosiddetto “debasement trade”, che già nel corso del 2025 aveva spinto l’oro a un impressionante progresso del 65%, spingendo gli investitori a proteggersi dal rischio di svalutazione monetaria.
Oltre ai fattori finanziari, la domanda di diversificazione è alimentata dalle crescite delle tensioni geopolitiche e commerciali. Le nuove minacce di sanzioni contro i partner commerciali dell’Iran e l’inasprimento del contenzioso con il Canada — culminato nell’imposizione di dazi del 50% su diversi prodotti e la minaccia di tariffe analoghe sul settore automobilistico a partire dal 2027 — mantengono elevata l’incertezza globale.
Dal punto di vista tecnico, l’analisi di Tony Sycamore di IG evidenzia come la materia prima abbia solidamente consolidato i minimi toccati a giugno vicino ai 3.942 dollari. Avendo superato con decisione sia la resistenza dinamica a 4.420 dollari sia la media mobile a 200 giorni a 4.515 dollari, il quadro grafico dell’oro appare decisamente solido, con proiezioni che puntano ora verso il target psicologico situato tra 4.900 e 5.000 dollari.



