Gli strumenti del risparmio gestito: gli Exchange Traded Funds (ETF)

 In sostanza, quando si investe in Exchange Traded Funds si sceglie un un fondo comune di investimento gestito passivamente.

Gli Exchange Traded Funds hanno alcune caratteristiche in comune con i fondi comuni, come il fatto che la partecipazione degli investitori avviene mediante quote rappresentative di un portafogli finanziario, che comunemente è costituito da azioni, obbligazioni e liquidità.

La strategia di investimento degli ETF è quella passiva, quindi il portafogli non varia la sua composizione nel tempo, ma replica la composizione di un indice di mercato e ogni sua variazione interna è dovuta esclusivamente a variazioni dell’indice di riferimento. Grazie alle loro caratteristiche, gli ETF sono una valida alternativa alla scelta di un fondo comune aperto, in quanto ne riducono i i tempi di sottoscrizione/rimborso e hanno meno formalità burocratiche.

L’Exchange Traded Fund più comune, e anche quello più antico, è lo Spider (Spider è la pronuncia inglese di SPDR, acronimo di Standard and Poor’s Depositary Receipt) che replica l’andamento dell’indice S&P 500 ed è scambiato all’American Stock Exchange.

Altri esempi di Exchange Traded Fund sono il Qube, che replica il NASDAQ-100, e il Diamond, dall’acronimo del Dow Jones Industrial Average.

 

Gli strumenti del risparmio gestito: gli Hedge Funds

 Con il termine Hedge Funds si indica un organismo d’investimento collettivo che, non avendo particolari vincoli nella scelta dell’asset location, porta a rendimenti positivi indipendentemente dall’andamento del mercato. L’attività correlata agli Hedge Funds, ossia l’Hedging (copertura) serve a creare una specie di garanzia per le perdite in conto capitale attraverso attività non correlate a quelle dell’investimento originale.

Obiettivi degli Hedge Funds

Gli obiettivi degli Hedge Fundse delle strategie di investimento che li caratterizzano sono principalmente tre: ottimizzazione del rapporto rischio/rendimento dell’investimento, mantenere bassa la correlazione tra gli investimenti e avere rendimenti anche in caso di fluttuazioni negative del mercato.

Rischi degli Hedge Funds

Per le loro caratteristiche, gli Hedge Funds ponono all’investitore alcuni importanti (per quanto gli Hedge Funds siano degli investimenti sicuri, nessun investimento è mai esente dal rischio).

Un primo rischio è quello della liquidità: essendo degli investimenti alternativi hanno dei tempi di preavviso per il disinvestimento piuttosto lunghi.

Un secondo fattore di rischio è legato al gestore dell’investimento, che potrebbe scegliere degli strumenti sbagliati in base alla congiuntura del mercato, in quanto si tratta di strumenti particolarmente sofisticati e di difficile gestione.

Il terzo fattore deriva dalla regolamentazione degli Hedge Funds: dal momento che gli obblighi di comunicazione e rendicontazione sono meno rigidi di quelli degli investimenti tradizionali, ci possono essere dei problemi legati alla trasparenza e all’informazione dell’investitore.

Le strategie degli Hedge Funds

Le strategie di gestione degli Hedge Funds sono molto diverse e cambiano in base al gestor, ma si possono comunque ricndurre a quattro grandi categorie:

Relative value: sfruttano anomalie di prezzo fra attività finanziarie correlate.
Event driven: le decisioni di investimento sono legate a vicende societarie, come fusioni e acquisizioni.
Long-short equity: sfrutta le combinazioni di posizioni “lunghe” e “corte” sui mercati.
Global macro: ricerca opportunità di rendimento a livello globale.

Gli strumenti del risparmio gestito: i fondi immobiliari

 Come i fondi comuni di investimento, i fondi immobiliari danno la possibilità al risparmiatore con un fondi comuni di investimento (o, per un risparmiatore con grande disponibilità, solo una piccola parte del capitale) di investire nel mercato immobiliare. Le azioni principali di cui si occupano i fondi immobiliari sono l’acquisizione di immobili, i diritti reali immobiliari e la partecipazione in società immobiliari.

In rendimenti dei fondi immobiliari sono legati, in via quasi esclusiva, dalla valutazione degli immobili contenuti al suo interno, nel caso di cessione e acquisti, e dall’importo dei canoni mensili in caso di contratti di locazione. Proprio per questa loro strutturazione, i fondi immobiliari sono degli strumenti di investimento adatti a coloro che hanno una bassa propensione al rischio, in quanto il loro valore e il loro rendimento non è particolarmente legato alla fluttuazione del mercato finanziario.

Esistono tre principali tipologie di fondi immobiliari che si differenziano a seconda della sottoscrizione delle quote e del conferimento dei beni: si possono trovare, quindi, fondi immobiliari ordinari, misti o ad apporto.

I fondi immobiliari sono storicamente nati come fondi chiusi. Solo successivamente è stato prevista la possibilità di emettere quote anche dopo la costituzione del fondo e di avere rimborsi anticipati, al fine di facilitare l’ingresso e l’uscita dei sottoscrittori.

Gli strumenti del risparmio gestito: le gestioni patrimoniali

 Caratteristiche principali delle gestioni patrimoniali

Prodotto di derivazione anglosassone, la gestione patrimoniale prevede che l’investitore incarichi un professionista della gestione del risparmio (SGR, SIM e banche autorizzate) di amministrare al meglio delle somme che partono dai 20.000 euro.

Lo scopo principale di questa forma di investimento è di ottimizzare il risultato degli investimenti in coerenza con il livello di rischio scelto dal cliente e con gli obiettivi di rendimento fissati. Differentemente dai fondi comuni di investimento, nelle gestioni patrimoniali il capitale di ogni singolo investitore è gestito i modo individuale e personalizzato, pur mantenendone, però, i vantaggi.

Ogni organismo che si occupa di gestione patrimoniale prevede delle offerte diversificate che hanno anche dei costi diversi, che vengono calcolati sia in base al patrimonio gestito che sulla base del benchmark di riferimento.

Tipologie delle gestioni patrimoniali

Le tipologie principali di gestione patrimoniali sono due:

Gestione Patrimoniale Mobiliare (GPM): in questo tipo di gestione il patrimonio messo a disposizione dal risparmiatore sarà distribuito in investimenti sugli strumenti finanziari classici, come azioni e obbligazioni;

Gestione Patrimoniale in Fondi o SICAV (GPF/GPS): in questo caso il patrimonio viene utilizzato per investire in  in quote di organismi di investimento collettivo del risparmio.

 

 

Gli strumenti del risparmio gestito: i fondi comuni di investimento

 Le caratteristiche dei fondi comuni di investimento

Un fondo comune di investimento si costituisce con la raccolta del capitale di piccoli risparmiatori che mettendo insieme le loro possibilità possono così creare un portafogli di investimento sostanzioso e ben diversificato. Ogni sottoscrittore partecipa mediante delle quote che sono direttamente proporzionali all’importo versato per la costituzione del fondo.

Partecipando alle quote di un fondo comune di investimento si accettano anche i rischi e i vantaggi ad esso legati: in caso di crescita avrà un maggiore rendimento, in caso di perdita il risparmiatore vedrà restringersi il capitale investito.

I vantaggi dei fondi comuni di investimento

Possibilità di accesso ad un portafogli di investimento diversificato

In primo luogo, grazie ai fondi comuni di investimento, è stato possibile l’accesso al mercato anche ai piccoli risparmiatori, che, in questo modo, possono giocare avendo a disposizione gli stessi mezzi di chi dispone di grandi capitali e non rischiare ad investire il poco che si ha in una singola società.

Gestione professionale del risparmio

Dal momento che i fondi comuni di investimento sono gestiti da società esperte ne ìl campo degli investimenti, chi partecipa alle loro quote ha la garanzia che, grazie alle competenze e alle conoscenze di chi gestisce, i rendimenti siano sempre i più alti possibili.

Costruzione del portafogli di investimento: diversificazione di una singola classe di attività

 Precedere una ulteriore diversificazione all’interno dell’asset location che si è decisa per il proprio portafogli significa proteggere ulteriormente i propri risparmi dal rischio legato agli investimenti sui vari mercati.

Ad esempio, se una parte del proprio patrimonio è riversata nell’investimento sul mercato azionario, diversificare di più l’asset class vuol dire investire su azioni di diverse società. Infatti, se si decidesse di investire tutto il capitale destinato alle azioni in una unica società, ci si affida, per il rendimento delle azioni, completamente ai suoi sviluppi futuri che potrebbero essere un bene, come nel caso della Microsoft, o un grosso danno, come nel caso della Parmalat.

La diversificazione delle asset class, comunque, riduce ma non azzera il rischio. Infatti, se da un lato investire su più società fa sì che nel caso una o più siano in perdita, questa sarà bilanciata da quelle che si trovano in rialzo, dall’altro va sempre considerato il rischio aggregato, ossia quello legato all’andamento dell’economia nel suo complesso.

Un’ulteriore soluzione potrebbe essere quella di spalmare gli investimenti in società di diverse nazioni, soluzione che permette di evitare le contrazioni del mercato di un singolo paese. In questo caso si può puntare anche sulle economie in via di sviluppo.

 

Costruzione del portafogli di investimento: asset location

 L’asset location si può definire come l’esposizione del portafoglio di investimento ai mercati e la sua definizione è tanto importante, nella costruzione del portafogli, quanto la definizione del profilo rischio/rendimento, in quanto nel influenza le performance.

Le attività di investimento (asset class) che vengono prese in considerazione sono tre, ognuna delle quali è caratterizzata da una diversa esposizione al rischio e un diverso potenziale di rendimento.

Liquidità: garantisce la “sicurezza” nel caso si debba realizzare rapidamente una parte dell’investimento;
Obbligazioni: redditività madia ma nel lungo periodo;
Azioni: garantiscono un rendimento più elevato,  ma sono volatili nel breve periodo.

E’ difficile definire la migliore asset location per un portafogli di investimento, ognuna delle tre classi deve essere bilanciata e correlata con le altre in base al profilo di rischio/rendimento dell’investitore e della sua disponibilità di capitale.

Per questo, quando si decide di iniziare ad investire, è sempre meglio affidarsi ad una consulenza finanziaria professionale che sia in grado di capire le esigenze dell’investitore e di fare le scelte giuste in base alle fluttuazioni del mercato.

 

Costruzione del portafogli di investimento: diversificazione o specializzazione?

 Esistono due modi opposti per la costruzione di un portafogli di investimento: la diversificazione e la specializzazione, che rispondono a diverse esigenze dell’investitore e al suo personale profilo rischio/rendimento. Infatti, quando si decide di investire, sono tante le variabili che si devono prendere in considerazione, e, solo dopo che tutte saranno messe in giusta relazione tra di loro si può scegliere se optare per un portafoglio di investimenti specializzato o diversificato.

Diversificazione

Attraverso una strategia di diversificazione del portafogli, cioè la presenza di più attività finanziarie, si riduce la rischiosità dell’investimento complessivo, che viene frazionato su una molteplicità di titoli, che hanno valore e scadenze diverse.

Oltre alla riduzione del rischio, un portafogli diversificato riduce anche i costi di transazione attribuibili ad una serie di singoli investimenti.

Specializzazione 

I portafogli di investimento specializzati sono quelli al cui interno si trovano poche, o un’unica, attività finanziaria. Ne esistono di diversi tipi e con diverso grado di specializzazione:

Fondi Monetari: comprendono titoli obbligazionari (Titoli di Stato; Obbligazioni) con scadenza residua inferiore ai 24 mesi.

Fondi Obbligazionari: prevalenza di investimento in obbligazioni e una piccola parte residua in azioni.

Fondi Bilanciati:portafogli ripartito tra titoli azionari e titoli del mercato obbligazionario.

Fondi Azionari: prevalenza di azioni e una percentuale minima di obbligazioni.

Il rischio connesso ad un investimento di questo tipo, anche se può avere un rendimento atteso maggiore di un portafogli diversificato, è quello di una poca stabilità e sicurezza del rendimento stesso.

 

Rischio finanziario e avversione al rischio

 Quando si parla di investimenti e di attività finanziarie, il rischio è una costante nella decisione della tipologia di investimento da fare. Esistono, infatti, della attività molto rischiose e altre, invece, che vengono definite risk-free, ossia prive di rischio. Alla differenza di rischio tra le varie attività è connessa anche una differenza di rendimento: più è rischiosa un’attività maggiore è il rendimento atteso dall’investitore.

Tra le attività maggiormente rischiose troviamo i titoli azionari. Infatti, un’attività è detta rischiosa se non si possono prevedere in anticipo le fluttuazioni monetarie, e per i titoli azionari non è possibile stabilire se il prezzo aumenterà o diminuirà nel tempo né, tanto meno, si ha un controllo sulle variabili che lo definiscono.

Lo stesso vale per i titoli obbligazionari e i titoli di Stato.

Ora, perché ci sono persone che investono anche su questi titoli e altre che, invece, preferiscono altre tipologie di investimento?

A questa domanda si può rispondere con quello che è stato chiamato dagli economisti il modello dell’avversione al rischio che si basa sui concetti di utilità individuale. Secondo questo modello all’aumentare della ricchezza diminuisce il valore della singola unità monetaria: chi ha solo 1000 euro non deciderà di investirli in una attività che potrebbe far perdere tutto l’ammontare, anche se la vittoria corrisponderebbe alla stessa somma, mentre chi ne ha a disposizione 10 volte tanto, la perdita di 100o euro non cambierebbe la sua situazione.

 

 

Caratteristiche e regolamentazione dei fondi pensione complementari

 La disciplina che regolamenta i fondi pensione complementari è il decreto legislativo 21 aprile 1993, n. 124, che definisce questo tipo di fondi come organismi che hanno la funzione di raccogliere i contributi dei lavoratori (o dei datori di lavoro) e di gestirli in maniera collettiva. Il lavoratore che vi partecipa ha diritto, al termine della sua attività lavorativa, ad un vitalizio o ad un capitale.

In Italia, diversamente da quanto accade in altri paesi, i fondi pensione complementari non hanno avuto un grande successo, soprattutto perché i benefici non erano paragonabili alle prestazioni. La previdenza pubblica, infatti, garantiva alte prestazioni ed è mancata una politica fiscale adeguata. Con le nuove manovre del governo si sta procedendo ad una semplificazione e promozione di questi fondi pensione.

I vantaggi dei fondi pensione complementari sono sia per i lavoratori che decidono di sottoscriverli (come, ad esempio, la  regolarità e la prevedibilità delle entrate e delle uscite), sia per le imprese (hanno fondi da investire) e per i sistema economico in generale, in quanto provvedono a garantire risorse per investimenti ad alto rischio che non sarebbe possibile reperire altrove.

I fondi pensione complementari sono vigilati dalla COVIP, Commissione di Vigilanza sui fondi Pensione, secondo le direttive del Ministero del Lavoro e di quello del Tesoro.