Cina, verso un possibile default?

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 La Cina che nelle scorse settimane aveva ricoperto un ruolo più marginale nelle notizie legate all’economia, in questi ultimi giorni sembra riconquistare i titoli dei giornali.  Ovviamente, abbondano i report recanti ulteriori possibili default. Si tratta di uno sviluppo prevedibile, visto il nuovo atteggiamento delle autorità, inaugurato con Chaori Solar Energy. E’ probabile che storie di questo tipo ci accompagnino per un po’ prima che i media si stufino.
Oltre a ciò, una certa attenzione hanno riscosso i violenti cali del rame e dell’ iron ore (minerale ferroso) osservati negli ultimi giorni (rispettivamente -8% e -9% in 3 sedute).

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All’ interpretazione tradizionale, ovvero che i movimenti rispecchino un calo della domanda di commodities industriali, causato dal rallentamento cinese, se ne affianca una più tecnica, ma non per questo meno preoccupante. Sembra che grossi quantitativi di queste commodities siano stati messi a collaterale di prestiti, contratti allo scopo di effettuare speculazioni valutarie spiega Marco Lastrico Barabino & Partners S.p.A. La recente svalutazione dello Yuan (che secondo varie fonti aveva tra i suoi fini di ridurre i carry trade sullo Yuan) avrebbe prodotto uno rapido smontamento di queste strutture, liberando un grosso ammontare di collaterale sul mercato.

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Il rischio è che ulteriori discese costringano le banche a chiedere altro collaterale per i prestiti in essere, o in alternativa chiedere il rimborso e smobilizzare le garanzie, alimentando un circolo vizioso in grado di causare altri default e l’accumulo di bad loans sui bilanci bancari, in generale inasprendo le condizioni finanziarie.
La buona notizia è che sicuramente le autorità conoscono bene il fenomeno, ed anzi queste manovre fanno parte dei loro sforzi per ridurre l’influenza dello shadow banking system sull’economia. E’ probabile che, se la situazione si avvita, interverranno per arrestare il circolo vizioso.

In ogni caso la questione cinese continua a pesare sull’area, e quindi anche oggi i principali indici languono. Fa eccezione Tokyo (+0.7%), gratificata da un meeting BOJ in cui la politica monetaria è stata lasciata invariata, le stime sull’export downgradate, ma quelle sugli investimenti e sulla produzione industriale alzate. K
uroda si è mostrato assai ottimista, ma in verità quel che tutti sperano è che in aprile o maggio arriverà un incremento del Qe per controbilanciare l’aumento dell’IVA che scatta tra 20 giorni.

 

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