Il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto per la ricostruzione

12 ottobre 2016 15:420 commentiVisualizzazioni: 69

Dopo il terremoto è necessario ricostruire e per farlo servono i soldi. A distanza di un mese e mezzo dal sisma che ha colpito il centro Italia, il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto per la ricostruzione. Come saranno ripartiti i soldi?

Una prima infarinata sull’argomento l’ha fornita il premier Renzi dicendo che il decreto legge prevede interventi iniziali per circa 300 milioni di euro, ma il governo ha già chiarito che nel complesso le risorse messe a disposizione saranno molto più consistenti: 3,5 miliardi di euro per la ricostruzione degli edifici privati, 1 miliardo per quelli pubblici. Questo invece è il sunto offerto della situazione da Confesercenti

Il decreto legge, molto articolato, è formato da 53 articoli nei quali sono elencati gli interventi che dovranno essere svolti non solo per la ricostruzione ma anche per incentivare la ripresa economica. Sono indicate le modalità per concedere prestiti agevolati per riavviare le attività produttive, le modalità di accesso alla cassa integrazione in deroga per i lavoratori le cui imprese hanno dovuto interrompere la produzione, le soluzioni per rinviare il pagamento di tasse e imposte, i meccanismi di risarcimento integrale per ottenere le risorse necessarie per ricostruire le abitazioni e gli edifici industriali.

I beneficiari dei contributi saranno “tutti i cittadini delle regioni Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria che hanno subito un danno documentato su abitazioni e attività produttive”, ha specificato il governo, chiarendo che “sono stati identificati in tutto 62 comuni nei quali attuare gli interventi. In questi, le persone interessate dal sisma potranno ottenere il 100 per cento dei contributi per le spese nelle abitazioni principali, per le attività produttive e per le seconde case. Per chi ha invece subito danni puntuali fuori dalle aree definite, il contributo resta integrale per le prime case, le attività produttive e le seconde case “nei centri storici e nei borghi caratteristici”, mentre scende al 50 per cento per le abitazioni non principali fuori da centri e borghi”.

 

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