Come è noto, la Federal Reserve (Fed) americana è ormai prossima a procedere verso l’innalzamento dei tassi di interesse e la Banca centrale europea (Bce, al contrario, si trova nel bel mezzo dell’attuazione di misure a sostegno dell’economia.

Il tasso di cross tra euro e dollaro, che tra marzo e maggio viaggiava quasi a 1,4, è scivolato sotto 1,25. Ciò ha così sancito un indebolimento secco e nel giro di pochi mesi della moneta unica europea in confronto al biglietto verde.

Vale dunque la pena soffermarsi su una situazione che divide gli analisti di tutto il mondo.

Siccome il movimento del cross tra euro e dollaro è stato piuttosto marcato, esperti di mercato e addetti ai lavori appaiono divisi sulle prospettive. Michele De Michelis, responsabile investimenti di Frame Asset Management, ad esempio, ritiene che difficilmente il dollaro abbia spazio per rafforzarsi ancora molto. “Premesso che formulare previsioni sul mercato dei cambi è molto complesso – dice De Michelis – a inizio anno il dollaro nei confronti dell’euro valeva oggettivamente troppo poco. Ora però che il movimento c’è stato, non credo andrà avanti ancora molto. Insomma, vedo l’euro-dollaro a 1,21, al massimo a 1,2, ma difficilmente più giù”.

Di diverso avviso Jim Leaviss, gestore del fondo M&G Global Macro Bond, secondo cui “il rally del dollaro negli ultimi mesi e la relativa forza dell’economia degli Stati Uniti contrastano con quanto avviene negli altri mercati chiave di Europa e Giappone”, e soprattutto, “ci sono tutti gli ingredienti per una buona performance della valuta americana anche nel lungo termine”. Leaviss è, infatti, ottimista circa le prospettive dell’economia statunitense.

Tra i fattori a sostegno di un’ulteriore spinta alla crescita Usa – dice l’esperto di M&G – troviamo l’alleggerimento delle misure di austerity rispetto a un anno fa, i maggiori investimenti fatti dalle aziende e la ripresa del quadro occupazionale.

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