Nonostante sembra che si stia assistendo ad un ritorno alla normalità, in riferimento ai mercati finanziari emergenti, la volatilità resta sempre abbastanza sopra la media, indicando forti incertezze degli operatori.

Gli investitori fuggono dall’Italia

Mentre tra gli investitori americani ed europei l’effetto “tapering” che la FED sta portando avanti non sembra aver prodotto particolari ‘danni’ ai portafogli governativi, una situazione contraria si è ben manifestata sui paesi emergenti, sia sulle valute che nelle rispettive classi di attivo, spiega Corrado Caironi. In realtà i Treasury statunitensi ed il Bund hanno beneficiato del ‘flight to quality’ a seguito dell’improvviso aumento della volatilità e una prima rotazione di portafoglio. La domanda di oggi è esattamente quella che gli operatori si sono posti l’estate scorsa riguardo la problematica situazione dei flussi in uscita dai mercati emergenti: “… con quale probabilità potremmo assistere ad un contagio su tutte le classi di attivo più rischiose?”

In Europa meno disoccupati e più inflazione

La risposta degli analisti, soprattutto valutari, non sembra vedere drastiche situazioni nel medio termine, il tema è il riequilibrio dei flussi. L’intervento delle banche centrali emergenti si sta dimostrando poco efficace visto che le svalutazioni portano pressione ai tassi a breve e che la decisione di un rialzo dei tassi di interesse tende a raffreddare le economie. L’idea che in questa fase delicata le autorità monetarie dei paesi emergenti possano mettere in subordine i problemi inflattivi e di volatilità della valuta potrebbe giocare a loro favore in un percorso di riequilibrio della bilancia dei pagamenti e una stabilità economica a medio termine. Il percorso della svalutazione e dell’allargamento degli spread di credito tenderà a contagiare tutti i paesi che negli ultimi anni hanno visto un aumento dell’indebitamento e della leva finanziaria pubblica e privata, il mercato è alla ricerca di un punto di assestamento che faccia i conti con l’avvio del restringimento monetario USA, ma dall’altro lato si attendono dati di crescita economica in miglioramento che ne possano agevolare il riequilibrio.

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