Ultimi stucchi. Nella giornata di oggi, dopo le ultime rifiniture, il Documento di economia e finanza potrebbe essere varato dal Consiglio dei Ministri. Se così non sarà bisognerà attendere fino a lunedì.

Il governo prenderà atto da una parte del rallentamento della crescita italiana, riducendo le stime per l’anno in corso. Ma d’altra parte si annuncia una serie di provvedimenti – che dovrebbero poi trovare concretezza con i decreti di primavera – i quali saranno concernenti il sostegno alla crescita e alle imrpese. Ne ha dato un assaggio il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, per il quale queste misure varranno lo 0,2% incrementale del Pil, fin da subito, ma potranno dare un contributo al Prodotto fino al +1% nell’arco di un periodo più lungo.

Servirà senz’altro ogni decimale, perché la crescita del 2016 non sarà pari all’1,6%, come ancora indica la nota di aggiornamento del Def dello scorso autunno, tuttavia sarà rivista intorno all’1,3%. Al di là degli “zero virgola”, il dato sarà importante perché il reddito nazionale sta al denominatore del rapporto con il debito. Uno di quei numeri che a Bruxelles guardano con particolare attenzione, quando si tratta dell’Italia: secondo la Commissione Ue il debito//Pil dovrebbe fermarsi al 132,4% nel 2016, con un percorso di contrazione rallentato rispetto ai programmi originari.

Nel Def, inoltre, si dettaglierà meglio il programma di privatizzazioni che contribuirà alla decrescita del debito: l’anno prossimo il piatto forte dovrebbero essere le Ferrovie, uscite dall’agenda del 2016, mentre in autunno dovrebbe arrivare il collocamento della seconda tranche di Poste e della più piccola Enav. Quanto al deficit/Pil, altro oggetto del contendere tra Bruxelles e Roma in quanto racchiude i margini di “flessibilità” invocati dal governo attraverso le note “clausole”, la previsione dovrebbe essere per una chiusura di 2016 al 2,4%, salvo poi poter correggere i conti con le raccomandazioni di primavera della Ue. Per farlo, come spiegato da Repubblica nelle scorse settimane, non sarà necessario ricorrere a manovre aggiuntive, ma basterà un “aggiustamento amministrativo” da meno di 3 miliardi (dato da risparmi contabili sugli interessi e dalle risorse del rientro dei capitali).

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