Il decreto per la riforma del catasto è all’ordine del giorno al ministero dell’Economia ormai da diverse settimane e i tempi per la sua versione finale, quindi, dovrebbero essere piuttosto brevi (dai 3 ai 5 anni), soprattutto se confrontati con il tempo di attesa per la nascita di questa riforma, di cui si parla da ben 70 anni.

Sarà una vera e propria rivoluzione: il valore delle case, le loro rendite catastali e quindi le tasse che si pagheranno sugli immobili non saranno più definiti in base ai vani, ma in base ai metri quadrati.

Una rivoluzione, questa, che dovrebbe portare il catasto ad essere più equo e trasparente, ma che si potrebbe trasformare in un vero e proprio salasso per i proprietari di immobili.

Il lavoro da fare è molto, e partirà dalla rifondazione delle commissione censuarie, organo nato nel 1886 e inattivo, per gran parte, da molti anni, alle quali sarà dato il compito di scegliere i nuovi algoritmi che definiranno le rendite catastali e il valore medio ordinario degli immobili, valori, questi, che andranno a sostituire le tariffe d’estimo.

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Gli algoritmi si baseranno su dei coefficienti che, diversamente da quanto accade adesso, terranno conto non solo della grandezza degli immobili (comunque misurata in metri quadri e non in vani), ma anche di altri fattori quali il valore di mercato dell’immobile negli ultimi tre anni, la localizzazione, i servizi presenti nella zona dove è sito l’immobile, l’esposizione, l’efficienza energetica e lo stato dell’immobile.

Ciò che tutti si augurano, al momento, che le commissioni censuarie riescano a creare degli algoritmi che possano, nel tempo, eliminare le disparità oggi presenti nel valore degli immobili.

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