Cresce il totale delle sofferenze bancarie, che supera quota 200 miliardi. A comunicarlo, a malincuore, è l’Abi. Dal canto loro, le banche hanno individuato una contromossa che consentirà di avere pochi rischi derivanti dai prestiti alle imprese: concentrarsi sui mutui. Queste modalità di finanziamento hanno fatto registrare un’ingente crescita nel 2015.

Intanto, non si arrestano le vendite per Monte dei Paschi. I titoli di Mps sono sotto gli occhi degli investitori dai primi scambi del mattino. Dopo un’apertura in netto rialzo, una repentina fase di volatilità ha aperto la strada per copiosi ordini di vendita. Quando Mps torna agli scambi, la capitalizzazione del gruppo senese si riduce a meno di due miliardi di euro, un miliardo al di sotto dell’aumento di capitale da 3 miliardi archiviato solamente in apertura della scorsa estate.

Oltre a Mps, anche Banco Popolare e Bper vengono messe in stand-by in asta di volatilità, presto seguite da Unicredit, Bpm e Ubi.

Nella fattispecie, il settore del credito italiano è sotto pressione già da ieri . Gli investitori sono passati alla vendita dei titoli timorosi delle tensioni in corso tra Roma e Bruxelles, ma anche dei ritardi nel mettere in pista la bad bank che dovrebbe sgravare i bilanci delle banche italiane in questa fase acuta di sofferenze. Proprio sui crediti difficili si è attivata una task force – a livello europeo – della Bce per definire quale sia il livello di sofferenze e quali le politiche per la loro gestione.

Francoforte ha evidenziato, smorzando i toni, che si tratta di richieste standard. Sul punto, anche il direttore generale dell’Abi, Giovanni Sabatini, ha precisato che già a novembre in occasione della visita a Milano del Presidente del supervisore unico, Danièle Nouy, era stata data l’informazione circa la costituzione in seno organismo di una task force destinata a studiare il tema dell’accumulo dei Non Performing Loans nelle banche europee (non solo italiane) nell’ottica di individuare “best practices” per la loro ordinata gestione.

 

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