Derivati ancora senza regolamentazione

 Sono tutti d’accordo ma alla fine non si fa assolutamente niente per mettere un freno alla speculazione sui prodotti finanziari derivati.

Bisogna regolamentare l’attività degli istituti di credito sui derivati, praticamente ce lo sentiamo dire da quando le banche hanno assunto un atteggiamento molto più aggressivo per incrementare la liquidità nei loro forzieri. Che siano necessarie delle regole lo sanno tutti, le banche centrali, gli economisti, i politici, e sono tutti d’accordo in Europa e in America.

Dopo la crisi Lehman Brothers, la questione si è fatta più urgente ma i buoni propositi di tutti non si sono ancora trasformati in attività decise.

Basta pensare a due eventi che hanno caratterizzato la cronaca finanziaria nelle ultime settimane: la Deutsche Bank  è stata accusata di aver registrato perdite fino a 12 miliardi di euro. Il j’accuse arriva da un ex analista della banca tedesca che fa riferimento ai traffici finanziari tra il 2007 e il 2010.

Tenuto conto dei tempi non si esclude che molte attività sui derivati siano ancora in essere. In effetti, anche più che in passato, le attività delle banche europee sui contratti derivati, sono corpose e non diminuiscono, anzi, hanno raggiunto livelli pre-Lehman.

I rischi di queste attività sono stati scandagliati di recente nel rapporto R&S Mediobanca.

La crisi del debito soffoca imprese e banche

 Nonostante il CLI dell’Ocse indichi una svolta nella situazione economica italiana, la situazione rimarrà molto difficile almeno per tutto il prossimo anno.

A lanciare un ulteriore allarme è Confindustria, che parla di una recessione forte ancora per tutto il 2013 e di una lenta ripresa che si inizierà a vedere solo nel 2014. A mettere l’Italia in difficoltà sono i problemi che già ben conosciamo: la pressione fiscale troppo elevata, la mancanza di attrattiva del nostro paese per gli investimenti stranieri e, guardando la situazione dall’interno, la crisi del debito, che soffoca le speranze di risalita tanto delle banche quanto delle imprese.

La crisi del credito sta soffocando tanto le imprese quanto le banche e servono soluzioni di sistema che aiutino a riaprire il rubinetto del credito bancario e a rilanciare il mercato finanziario per raccogliere risorse a prezzi accessibili da immettere nel sistema industriale e sociale del nostro Paese, all’economia reale.

A dirlo è il vice presidente di Confindustria per il Centro studi, Fulvio Conti, che ribadisce:

In un anno – tra settembre 2011 e settembre 2012 – le aziende hanno subito un calo del 4% dei prestiti concessi per investimenti e ristrutturazioni del debito, mentre le banche hanno dovuto fronteggiare sempre maggiori difficoltà a coprire lo strutturale funding gap di 413 miliardi. Le banche italiane vantano crediti (con le pubbliche amministrazioni) che superano i 70 miliardi e hanno bisogno di capitali e finanziamenti non solo per sostenere e rilanciare gli investimenti, ma soprattutto per far fronte alla gestione corrente.

 

 

Attività finanziarie del portafogli di investimento: titoli obbligazionari

 I titoli obbligazionari, come dice il nome stesso, sono un contratto in cui vengono specificati gli obblighi del debitore verso il creditore.

In questo caso il debitore è il soggetto pubblico (società o ente) che chiede un prestito ad un soggetto privato (o ad una banca) per finanziare i suoi investimenti e si impegna, a restituire al creditore periodicamente gli interessi maturati sul credito secondo il tasso di interesse che può essere fisso o variabile.

Chi sottoscrive un titolo obbligazionario può decidere se tenerlo fino alla scadenza o può negoziarla prima della scadenza.

Per valutare la convenienza o meno del prezzo di un titolo obbligazionario, è necessario prendere in considerazione i tre parametri fondamentali che li definiscono, che sono:

1. La durata: il periodo di tempo tra la sottoscrizione e la scadenza del titolo. In base alla durata, infatti, varia la quantità degli interessi che si possono maturare sul credito.

2. Il rischio: nel caso dei titoli obbligazionari il rischio dipende dal debitore, che potrebbe non essere in grado di onorare il suo debito alla scadenza della sottoscrizione.

3. Il trattamento fiscale: ossia le aliquote fiscali che devono essere calcolate sul  reddito da interessi generato dai titoli obbligazionari.

Broker: nel 2013 meglio l’UE dell’America

 Se la borsa è il polso della situazione economica dei continenti, allora nel 2013 possiamo affermare che il Vecchio Continente farà meglio dell’America. E’ questo che si evince dalle ultime considerazioni dei maggiori broker a livello internazionale.

Black Rock per esempio, ha caricato di eccessivo scetticismo le sue previsioni nei riguardi dell’Europa. E’ vero che il gestore di hedge found ha indovinato la bolla sui mutui americana nel 2006, ma poi non ha più avuto lo stesso acume. Diciamo che poi ha sempre sbagliato.

Oggi però il suo ottimismo nei riguardi dell’Europa sembra condiviso con gli altri broker. Basta considerare l’ottimismo di Goldman Sachs o di Morgan Stanley che hanno ripreso ad acquistare titoli legati al Vecchio Continente.

Resta distante da queste rosee posizioni soltanto Citi che considera l’Europa soltanto una gran confusione e ritiene che la situazione peggiorerà nei prossimi mesi, tanto da non comprare titoli di stato della Spagna e dell’Italia ma nemmeno della Grecia, del Portogallo e dell’Irlanda, prossimi secondo Citi alla richiesta d’aiuto.

Unicredit e Standard Life, invece, considerano che nei prossimi mesi la corsa all’acquisto dei Btp italiani aumenterà. Interessante anche la posizione di Rbs che valuta profittevoli gli investimenti in Irlanda e Portogallo ma sconsiglia l’acquisto dei bonos spagnoli.

Nessuna modifica ai tassi BCE

 Si aspettava da tempo di conoscere la decisione della Banca Centrale Europea in merito ai tassi da applicare ai prestiti. Alla fine l’ente presieduto da Mario Draghi ha scelto di sostenere la ripresa mantenendo immutati i tassi.

Gli investitori non hanno accolto proprio con il sorriso questa scelta visto che indica una distanza abbastanza vistosa dai traguardi prefissati di crescita e ripresa economica. Sicuramente tirano un sospiro di sollievo gli istituti di credito e i mutuatari stessi.

Fino alla fine del 2012, dunque non ci sarà alcuna variazione sui tassi di riferimento per tutta l’Eurozona, a dirlo è proprio Mario Draghi nella riunione del Consiglio direttivo di Francoforte, l’ultimo meeting dell’anno.

Tutti e tre gli indici di riferimento, quindi il tasso di rifinanziamento pronti contro termine, il tasso marginale sulle operazioni di rifinanziamento e il tasso sui depositi, restano fermi rispettivamente allo o,75%, all’1,50% e allo 0%. 

Il 2013 secondo Draghi non sarà un anno di ripresa, ci sarà sicuramente una piccola crescita economica di tutta l’Eurozona ma siamo ancora lontani dagli scenari ottimistici di qualche anno fa. La ripresa ci sarà ma molto graduale e soltanto nell’area euro.

Secondo Draghi si dovrà attendere addirittura la fine del 2013. Intanto si possono tenere d’occhio le oscillazioni dei tassi sull’Osservatorio tassi di Mutuionline.it

Grecia: stop al buy back e protezione per le banche

 Scade oggi alle 17 (orario di Londra) l’offerta del governo greco di riacquisto dei titoli di stato. Poche ore ancora per gli istituti di credito ellenici che dovranno decidere se e in che misura aderire all’offerta di acquisto, poi l’operazione sarà conclusa.

Il governo ellenico non ha intenzione di portare avanti il buyback partito qualche giorno fa, a smentire quanto riportato dal giornale Kathimerini che aveva ventilato l’ipotesi di un possibile allungamento dei termini per la scadenza. La posizione del governo non è cambiata da quanto annunciato all’inizio dell’operazione, anzi, è molto probabile che al buyback si aggiungerà un ulteriore manovra per la salvaguardia delle banche da possibili richieste di risarcimento da parte di clienti scontenti per le perdite subite.

Infatti, i titoli di stato che sono oggetti del buyback saranno riacquistati per cifre comprese tra il 30 e il 40% del valore delle obbligazioni al momento del loro acquisto d parte degli investitori.

Se dovesse partire una richiesta di risarcimento di massa da parte di coloro che, attraverso questa operazione, rischiano di perdere una parte sostanziosa del capitale investito, le banche greche si troverebbero ad affrontare una situazioni molto difficile, che si va ad aggiungere al declassamento del debito di lungo termine della Grecia da parte dell’agenzia di rating Standard & Poor’s

Le tre tappe di Van Rompuy per la ricapitalizzazione delle banche

 In sostanza il presidente del Consiglio Ue Herman Van Rompuy chiede ai paesi dell’Unione Europea di delineare, entro e non oltre il mese di marzo, lo schema di funzionamento della ricapitalizzazione diretta delle banche da parte del meccanismo di stabilità Esm, che dovrà lavorare in accordo con la super BCE (il controllo unico della BCE per le banche europee).

A Van Rompuy si uniscono anche le voci dei presidenti di Commissione Josè Manuel Barroso, della Bce Mario Draghi e dell’Eurogruppo Jean Claude Juncker, che si riuniranno la prossima settimana per ridiscutere i termini degli accordi.

Nel rapporto presentato da Van Rompuy si propone un percorso per una maggiore integrazione dei conti pubblici nei 17 paesi dell’Eurozona, che dovrà essere seguito in tre tappe, il cui obiettivo è di frenare l’attuale crisi e di mettersi al riparo da quelle future.

Il primo passo da fare è la definizione del meccanismo di vigilanza unico per il settore bancario da parte della BCE, l’armonizzazione dei sistemi nazionali di risoluzione e dei meccanismi di garanzie sui depositi, e il sistema di ricapitalizzazione diretta delle banche da parte dell’Esm.

A seguire, sarà necessario creare un’autorità comune per la risoluzione e un meccanismo di coordinamento delle politiche di riforme. Dopo il 2014, la terza tappa: la creazione di una “risorsa indipendente e centrale” che sia in grado di “assorbire gli shock economici”

 

Il discorso di Draghi: prospettive dell’accesso al credito

 Il discorso di Draghi sull’Europa è stato molto importante sia per conoscere la situazione finanziaria ed economica dell’Eurozona, sia per comprendere un po’ meglio le prospettive di medio termine legate a quel che succederà nel 2013 e nel 2014, al fine di acquistare le opzioni binarie più remunerative.

In alcuni articoli precedenti abbiamo spiegato che Draghi prevede per il 2013 un ulteriore peggioramento della condizione economica dell’Europa. Abbiamo anche cercato di capire quando ci sarà una nuova crescita e come sarà la ripresa. Abbiamo quindi preso in esame le minacce all’Eurozona che arrivano dall’economia americana con uno sguardo all’inflazione. 

E’ arrivato il momento di affrontare il tema dell’accesso al credito. La crescita del credito non ha subito grosse variazioni in ottobre rispetto a quello che abbiamo visto nei mesi precedenti. Il tasso annuale di crescita dei prestiti concessi al settore privato è rimasto fisso al -0,4 per cento.

Visto che la crescita della produzione interna dell’UE è sembrata molto debole le istituzioni finanziarie e monetarie hanno preferito non rischiare, per evitare poi di incidere sulla domanda di credito delle famiglie e delle aziende. Per questo la crescita dei prestiti alla società finanziarie non si è spostata dallo 0,8% del mese di ottobre.

Per quanto riguarda le società non finanziarie il tasso di concessione dei prestiti è in flessione ed è passato dal -1,2% di settembre al -1,5% di ottobre.

Eurogruppo dice sì al prestito per la Spagna

 Dopo che la Commissione Europea ha approvato la legge per la ristrutturazione delle banche spagnole, si è giunti piuttosto in fretta alla decisione sulle modalità del prestito: 39,5 miliardi di euro che saranno erogati a partire dalla prossima settimana.

I quattro istituti di credito coinvolti nella ricapitalizzazione sono Bankia, Novagalicia, Catalunyacaixa e Banco de Valencia, alle quali si è aggiunta Sareb, la bad bank spagnola a cui andrà un finanziamento con 2,5 miliardi di euro. Questa operazione dovrebbe portare ad una riduzione del 60% del bilancio entro il 2017, attraverso il ricollocamento delle attività sul business al dettaglio e i prestiti alle Pmi.

Nonostante questa manovre e queste iniezioni di fiducia e di denaro la situazione del paese iberico resta particolarmente difficile: il numero dei disoccupati è continuato ad aumentare per tutto il mese di novembre, toccando i 4,91 milioni di unità, ossia un aumento dell’1,54% rispetto al mese precedente.

Ma non solo Spagna in questa riunione dell’Eurogruppo. I rappresentanti hanno anche parlato di Grecia, dopo l’avvio ieri del buy back dei titoli di stato, e di Cipro, altro paese in cui la situazione è difficile, per il quale le decisioni sono rimandate al 13 dicembre.

Il futuro della portabilità è sul web

 Un mutuatario che voglia spostare il proprio finanziamento da una banca all’altra per motivi di convenienza, ad esempio, è costretto a chiedere l’intervento di numerosi professionisti. In una pratica di portabilità, così si chiama nel linguaggio bancario, intervengono il cliente dell’istituto di credito, il notaio, il rappresentante della vecchia banca e il il rappresentante della nuova banca.

Se la gran parte di questa operazione potesse essere fatta online, si otterrebbe un risparmio in termini di tempi e costi della procedura. Ecco dunque definita la base per l’accordo che chiama in causa l’ABI e il Consiglio Nazionale del Notariato, resa pubblica durante la terza edizione di Credito al Credito 2012.

In futuro, dunque, sarà creato un nuovo sistema d’interfacciamento elettronico tra banche e notai che dovrebbe semplificare ed accelerare alcune procedure.

In progetto, in realtà, è già arrivato ad un discreto stato di avanzamento visto che è stata realizzata una prima applicazione per sperimentare il rapporto tra le parti in causa. Si tratta di Mutui Connect e serve per gestire lo scambio di flussi informativi e di documenti secondo una procedura condivisa dagli attori del processo.

Le pratiche di portabilità, gestite in un regime di “massima sicurezza” sono completate in modo rapido ed hanno la piena validità giuridica.