Tra crisi di Governo e stangata Iva: arriva l’allarme

Le aliquote Iva potrebbero costare 23 miliardi agli italiani.

14 Agosto 2019 19:240 commentiVisualizzazioni: 7

 Il Governo aveva promesso che avrebbe scongiurato l’aumento automatico dell’Iva, ma se dovesse cadere l’esecutivo, la stangata sarebbe inevitabile. Manca poco e bisogna far presto, secondo gli addetti ai lavori, altrimenti arriverà una batosta sui consumatori che si rifletterà sull’economia del paese.

Se l’attuale maggioranza non dovesse trovare una soluzione alla crisi, o se si dovesse passare ad un Governo tecnico senza avere il tempo di apportare i correttivi, allora i cittadini pagheranno 23 miliardi in più per le merci.

L’aumento automatico dell’Iva

L’Iva è destinata ad aumentare automaticamente in base alle leggi di Bilancio che hanno introdotto le clausole di Salvaguardia. Queste scattano in modo automatico se non si rispettano i parametri europei. È quanto aveva promesso l’attuale Governo, rispettare questi parametri.

I conti pubblici italiani hanno bisogno di una sistemata, degli interventi che però potrebbero saltare anche in caso di Governo tecnico nominato dal Presidente della Repubblica. Salvini chiama al voto di sfiducia per il 20 agosto, ma gli interventi per “disinnescare” le misure automatiche e trovare le risorse necessaria per coprire i buchi richiedono tempo.

E le previsioni dicono che in caso di scatto automatico, l’incremento dell’Iva sarà di 23,07 miliardi di euro, che pagheranno cittadini ed imprese.

Si tratterebbe di un aumento che potrebbe mettere in ginocchio i consumatori. Anche perché questa volta l’aumento sarebbe consistente, con l’Iva che andrebbe al 22% per i beni di consumo, e al 25,2% per altri beni. Anche i beni che godono di un’aliquota avvantaggiata, quelli essenziali ed alimentari, andrebbero al 13%, con un aumento netto di un solo colpo del 3%.

Fino ad ora l’aumento automatico dell’Iva era stato evitato grazie ai vari interventi, ma mai era capitata una crisi nel bel mezzo di un momento così delicato, con la lettera di richiamo da parte dell’Unione Europea ancora fresca, e le relative promesse italiane accettate da Bruxelles.

Ma se da una parte si scongiurano aumenti per i cittadini, sulle merci, dall’altra lo Stato continua a dover coprire i buchi, come successe al tempo di Renzi che dovette mettere sul piatto quasi 30 miliardi in due anni. Con Gentiloni furono 15 i miliardi in più da aggiungere, e con Conte, l’anno scorso, si arrivò quasi a 13 miliardi di manovra.

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