L’economia italiana è più solida di quanto sembra, e questo il parere di un esperto

Home > News > L’economia italiana è più solida di quanto sembra, e questo il parere di un esperto

 Se l’Italia vuole essere considerata affidabile dai mercati internazionali, deve lavorare per ricostruire la sua immagine partendo da alcune statistiche che evidenziano un’economia più forte di quella spesso descritta. È questo il parere del noto economista Marco Fortis. In un’intervista a margine di una conferenza presso l’Associazione della Stampa Estera di Milano, Marco Fortis, docente di economia industriale presso l’Università Cattolica di Milano e vice presidente della Fondazione Edison ha affermato che l’Italia è ingiustamente percepita come debole in termini di competitività e di debito pubblico.

 

Bankitalia, nel 2014 migliora l’economia ma non la disoccupazione

 

Fortis ha sottolineato che l’industria italiana è altamente competitiva. In base alle statistiche elaborate dalla Fondazione Edison su dati Eurostat e dall’Istat, Fortis ha detto che l’Italia è una delle cinque economie del G20 con un avanzo strutturale nel commercio per i prodotti fabbricati. Nel 2012, l’Italia ha registrato il più alto valore commerciale netto di produzione della sua storia.

Fortis ha osservato che il prodotto interno lordo italiano (Pil) italiano è stato debole negli ultimi 20 anni. Questa tendenza, tuttavia, non è stato originata da una mancanza di competitività ma soprattutto dipende da un processo che si riferisce alle finanze pubbliche, con la tassazione in crescita, una riduzione del reddito disponibile delle famiglie e la conseguente bassa crescita dei consumi privati.

Inoltre, per Fortis in Italia la persistente instabilità politica è causa di gravi vincoli per le imprese, ma il settore manifatturiero del Paese resta il secondo in Europa e il quinto nel mondo in termini di valore aggiunto. L’Italia è il secondo Paese dopo la Cina per il maggior numero di prodotti non alimentari lavorati, con un valore commerciale netto superiore a quello della Germania.

 

Lascia un commento