Ilva, ma quale fumo? il fondo antidiossina cade nell’effetto ottico

Sarebbe ora di finirla con il sensazionalismo sull’Ilva. Eppure, è sempre così: non appena si nomina lo stabilimento di Taranto, fioccano allarmismi e disinformazione.
L’ultimo episodio, in ordine di tempo, è quello del video pubblicato su youtube da Fabio Matacchiera del Fondo Antidiossina. Un video che riprende le emissioni notturne della più grande acciaieria di Europa, con il narratore Matacchiera che, a colpo di “incredibile” e toni enfatici, racconta che ciò che si vede è “una colonna di fumo”, fumo tossico e inquinante, non certo “vapore benefico”.
Chi guarda il video ne resta senza dubbio suggestionato, perché l’illusione ottica è evidente. Quello che si vede appare davvero come fumo. Ma la spiegazione c’è e il Fondo Antidiossina si è ben guardato dal cercarla.
Quelle immagini si riferiscono infatti alle regolari fasi di spegnimento del carbon coke che avviene nel reparto cokeria dello stabilimento. Si tratta, come spiega l’unico sito on line ad aver dato la notizia nel modo corretto, di un evento che si ripete più volte al giorno ma che solo in orari serali e notturni può generare l’effetto ottico tanto caro a Matacchiera.
Ciò che dall’esterno si presenta come “una colonna di fumo”, è invece vapore, la cui emissione è monitorata con la frequenza prevista dal piano di monitoraggio e controllo dell’Aia.
Ed è esattamente ciò che il Fondo Antidiossina ha frettolosamente escluso nel video che ha pubblicato su youtube, diventato virale dopo essere stato ripreso dall’Ansa.
Anche l’allarme inquinamento, da questo punto di vista, è da ridimensionare in quanto i risultati delle attività mostrano costantemente valori al di sotto dei limiti autorizzati e i dati vengono regolarmente comunicati alle autorità competenti e agli enti di controllo.
Il fatto è che quando questo evento emissivo si verifica in presenza di umidità e con le luci notturne dello stabilimento, l’effetto ottico è tale da farlo sembrare fumo. Ecco spiegato il video di Matacchiera.

Cartolarizzazione Npl: terminato anche il secondo iter per la Popolare di Bari

È stato finalmente completato anche il secondo iter di cartolarizzazione Npl. Una buona notizia per la Banca Popolare di Bari che ha concluso l’operazione in questione con la controllata Cassa di Risparmio di Orvieto.

Come viene messo in evidenza all’interno di un comunicato ufficiale, si tratta di un’operazione che rientra a pieno rango all’interno di un più ampio programma di dismissione pluriennale di 800 milioni di euro. La prima parte di tale progetto è stata portata a termine durante lo scorso anno. Nello specifico, lo scorso 16 novembre, Banca Popolare di Bari e la sua controllata avevano concluso la cessione di un portafoglio di sofferenze lorde per 319,8 milioni di euro ad un veicolo di cartolarizzazione.

Quest’ultimo, a sua volta, ha provveduto all’emissione di ben tre tranches di note ABS. La prima, una senior, poteva contare su rating BBB-/Baa3/BBB dalle agenzie Moodys, Scope e Dbrs ed è pari a 80,9 milioni di euro, eleggibile anche per la copertura da Garanzia pubblica (Gacs). La seconda, mezzanine, poteva contare su un rating B (low) e B+, da parte di Scope e Dbrs e corrispondente a 10,1 milioni di euro. L’ultima tranche, una junior, senza rating però, corrispondente a 13,5 milioni di euro.

Complessivamente il valore delle notes che sono state emesse arriva a toccare il 32,7% del valore nominale dei crediti che sono stati oggetto della cessione di cui sopra. Complessivamente tutte le notes verranno ritenute al closing da parte della Popolare di Bari. La Garanzia pubblica di copertura, invece, verrà rilasciata unicamente una volta conclusosi l’iter legato alla richiesta.

La strutturazione di tutta questa operazione è avvenuta in collaborazione con il team di JPMorgan. Inoltre, il portafoglio di sofferenze lorde che è stato ceduto era formato in questo modo: per il 44% da crediti chirografari e per il 56% da crediti ipotecari.

New Investing Online: cresce il mercato delle criptovalute, ecco a chi chiedere consiglio!

Il trend che caratterizza in questo momento il mercato delle criptovalute è in forte ascesa. Un numero sempre maggiore di trader sceglie di iniziare una serie di investimenti in criptovalute optando per il trading online. Di conseguenza, è facile notare come anche in Italia questo mondo sia sempre più al centro dell’attenzione.

Gli investimenti in criptovalute, però, non sono un gioco e prima di fare una scelta del genere è bene affidarsi a dei professionisti che sappiano dispensare i consigli giusti al momento giusto. E chi garantisce per le criptovalute, in un mondo come quello del trading online di cui, ancora oggi, tante persone non conoscono che poche caratteristiche?

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Il fiume rosso della discordia e la difesa dell’Ilva

L’Ilva di Taranto avrà la colpa anche del maltempo? Sicuramente no, ma la foto di un fiume rosso che è stata condivisa in queste ore sui social network ha contribuito ad alimentare una nuova ondata di indignazione nei confronti del più grande stabilimento siderurgico d’Europa. Un’immagine simile era già circolata nel 2013 e tuttora è facilmente rintracciabile facendo una breve ricerca su google, ma la foto diffusa in queste ore sarebbe di ieri, secondo la pagina facebook “Solo a Taranto” che è stata la prima a diffonderla, specificando che quella pozzanghera si trova nei pressi dell’Ilva.L’area in cui si è verificato il fenomeno è completamente impermeabilizzata e circoscritta da appositi cordoli che hanno la funzione di prevenire potenziali sversamenti di materiale residuo che può depositarsi durante le operazioni di carico-scarico, hanno fatto sapere fonti vicine all’Ilva, spiegando anche le difficoltà incontrate per rimuovere l’acqua in eccesso. A causa dei fenomeni atmosferici particolarmente intensi che hanno insistito su Taranto negli ultimi giorni, l’acqua si è accumulata in quantità straordinaria.
Già nel fine settimana, l’azienda si è attivata tempestivamente richiedendo l’intervento di una ditta autorizzata per aspirare l’acqua in eccesso. Nella sola giornata di oggi ne sono state rimosse circa 100 tonnellate. L’attività di rimozione e monitoraggio sta continuando e proseguirà anche nelle prossime ore.
Cento tonnellate di acqua in esubero aspirate e rimosse che però non sono state sufficienti a spegnere sul nascere le polemiche, complice anche la viralità dei social network e la diffusione dell’immagine diventata ben presto popolare tra gli utenti Facebook e Twitter. Soltanto la pagina “Solo a Taranto” che l’ha pubblicata per prima ha collezionato più di 1000 condivisioni in pochissime ore, meritandosi la citazione da parte di alcuni siti d’informazione on line. Il comitato “Genitori tarantini”, facendo riferimento proprio a quella foto, ha addirittura annunciato di aver inviato una lettera di protesta al presidente del Consiglio Paolo Gentiloni. Da qualche anno, tutto ciò che riguarda l’Ilva genera suggestione.

Taranto: vicina la copertura dei parchi minerari dell’Ilva

Primi risultati concreti dopo l’incontro al Ministero dello Sviluppo Economico: l’unità di intenti tra l’Ilva e il ministro Carlo Calenda si è trasformata in decisione ufficiale: il 7 novembre è arrivata l’autorizzazione all’avvio della copertura dei parchi minerari dell’ILVA di Taranto. I Commissari  Straordinari di ILVA Piero Gnudi, Enrico Laghi e Corrado Carrubba hanno ricevuto  istruzione da parte  del  Ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, di  avviare  i  lavori.

 

Si è quindi sbloccato l’iter per la copertura dei costi, a carico del nuovo investitore Am InvestCo ma che l’Amministrazione Straordinaria potrà anticipare grazie ai fondi messi a disposizione dal Ministero. L’intervento verrà realizzato sulla base del  progetto, già  approvato e  appaltato dall’Amministrazione Straordinaria, che  l’investitore Am InvestCo Italy  ha  incluso  nel  piano ambientale approvato con il DPCM del 29 settembre 2017.
Proprio questa disponibilità da parte del nuovo investitore si è rivelata decisiva per anticipare la realizzazione del progetto.
Nei  prossimi  mesi l’ILVA di Taranto procederà  con tutte le attività preliminari previste, a partire  dalla  rimozione  dei  cumuli  e dalle altre misure propedeutiche. Si  prevede di  terminare questi lavori entro gennaio  2018. Una volta ultimato l’intervento di rimozione il  cantiere per la copertura dei  parchi primari sarà avviato e si concluderà in 36 mesi.
Come detto, il costo per la realizzazione dell’opera sarà a carico di AM InvestCo Italy  in base agli accordi previsti  nel contratto sottoscritto con i Commissari Straordinari. Il nuovo investitore dovrà quindi restituire i soldi anticipati dall’Amministrazione Straordinaria per poter anticipare i lavori.

La notizia di una possibile accelerata sulla tabella di marcia era già cominciata a trapelare durante il Wind Day. Le polemiche per le scuole chiuse e l’allarmismo dei media avevano convinto Ministero, Commissari Staordinari e nuovo investitore a rompere ogni indugio e a non perdere più altro tempo prezioso per la realizzazione di un’opera da tempo richiesta a gran voce da Taranto e dai tarantini

Dalle polemiche ai fatti. L’Ilva di Taranto e i meriti dell’amministrazione straordinaria

Possibile che non sia cambiato nulla nell’ILVA di Taranto? No, non è possibile. Sono tante le cose che sono cambiate dal 2014 ad oggi, nonostante l’azienda sia sempre al centro dell’attenzione e delle polemiche a causa dell’inquinamento della città pugliese, sede della più grande acciaieria d’Europa.

In tempi di “Wind day” e scuole chiuse, l’azienda ricorda il lavoro fatto in questi ultimi anni: “Sino al 2014 – osservano fonti vicine all’Amministrazione straordinaria dell’Ilva – sulla copertura dei parchi minerari era praticamente tutto fermo. Non mancavano solo i soldi, ma non c’erano tante altre cose”. Mancavano autorizzazioni, risorse, investitori, organizzazioni. Problemi che si sono risolti dal 2014, come ribadito dalle fonti citate dall’Agi: “Da lì si è poi snodato un iter che, sia pure nella sua complessità, è approdato al risultato complessivo di avere sia le autorizzazioni pronte, sia il progetto approvato con decreto del ministro dell’Ambiente, sia l’investitore che mette le risorse per fare l’intervento”.
Oltre a questo, continua il comunicato: “L’ILVA in Amministrazione Straordinaria ha pagato anche gli oneri di urbanizzazione al Comune di Taranto e il decreto del ministro è un’autorizzazione a tutti gli effetti ottenuta grazie al meccanismo delle conferenze dei servizi”. Un iter non facile ma che si è sbloccato grazie all’impegno dell’azienda.

Poi non dimentichiamo che affrontare tutta la parte preliminare alla copertura dei parchi, tra cui la caratterizzazione dell’area e la gestione dei cosiddetti fondi scavo, ovvero dove si perfora il terreno per le analisi, non è stato per niente facile e solo l’ultimo Dpcm (Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri n.d.r.) ha definitivamente sbloccato una serie di protocolli operativi che erano rimasti in sospeso”. Un progetto accettato così com’era, evitando complicazioni e dilatarsi dei tempi, come ricordato nella chiosa del comunicato: “Infine – osservano sempre fonti vicine all’Amministrazione straordinaria – non dimentichiamo che Am Investco ha accettato il progetto che c’è già, e questo non comporterà altre lungaggini, mentre Acciaitalia proponeva un suo progetto, il che avrebbe comportato rifare l’iter burocratico“.

Ilva: “L’azienda ha sempre ottemperato agli obblighi normativi”

Le polemiche di questi giorni, particolarmente gonfiate dai media, hanno contribuito alla diffusione di notizie sconfortanti sull’inquinamento causato dall’ILVA di Taranto, il più grande stabilimento in Europa per la produzione dell’acciaio.

Il polo siderurgico è in questi giorni al centro dell’attenzione in relazione a questioni sindacali e ambientali. L’azienda, che deve lottare su due fronti (quello degli esuberi e quello dell’inquinamento) ha però voluto ribadire il proprio impegno nel rispetto delle normative vigenti ed anche delle procedure adottate internamente in tema di rispetto dell’ambiente.
L’azienda fa infatti sapere che “Dall’inizio dell’amministrazione straordinaria a oggi, ILVA ha sempre ottemperato agli obblighi normativi con i Comuni di Taranto e Statte relativi ai contributi per le attività di pulizia e ristoro ambientale”. “L’azienda – continua il comunicato dell’ILVA diffuso dall’ANSA – ha versato complessivamente al Comune di Taranto circa 600.000 euro e ha già predisposto il pagamento di ulteriori 170.000 euro, mentre al Comune di Statte ILVA ha versato complessivamente circa 95.000 euro e ha predisposto il pagamento di ulteriori 120.000 euro”.
Fuori luogo le polemiche e le accuse, apparse eccessive e del tutto infondate, anche perché con il nuovo corso aziendale ILVA ha adottato una politica interna improntata all’attenzione della sicurezza e della salute dei dipendenti e soprattutto del territorio circostante. Un impegno che l’azienda stessa ha voluto ribadire: “Per quanto riguarda la realizzazione della copertura dei parchi minerari, durante l’Amministrazione Straordinaria sono stati completati tutti i lavori di caratterizzazione propedeutici alla realizzazione del progetto e sono state ottenute tutte le necessarie autorizzazioni tecnico-amministrative dagli enti locali coinvolti nel processo”. “Il nuovo investitore, – si legge nel comunicato dell’ILVA – anche per ridurre i tempi di realizzazione dell’intervento, ha accettato di proseguire con il progetto messo a punto durante l’Amministrazione Straordinaria e si è impegnato a terminare i lavori nel rispetto dei tempi previsti dal nuovo piano ambientale

5 borghi imperdibili nei dintorni di Firenze

Firenze è meravigliosa, e senz’altro non stufa: il capoluogo toscano è una meta straordinaria, E merita di essere scoperta in modo approfondito nel corso di qualche giorno. Tuttavia, durante la vostra vacanza, potrebbe capitarvi di aver voglia di alternare al panorama cittadino quelli di alcuni dei borghi più spettacolari della regione, che è possibile raggiungere percorrendo pochi chilometri di strada. Volete qualche nome?

Il primo vi sarà, pensiamo, molto più che familiare: si tratta di Vinci, nota per aver dato i natali a Leonardo. Facile capire, dunque, come le principali attrazioni turistiche del luogo siano legate al genio più fulgido della storia italiana: oltre alla Casa Natale, che si trova appena fuori dal paese, è possibile visitare la Biblioteca Leonardiana, il Museo leonardiano – tra i più frequentati di tutta la Toscana: a questo link trovate informazioni su orari e tariffe –  e il Museo ideale Leonardo da Vinci. Un po’ più a sud, invece, si trova la bella Certaldo, un borgo medievale del tredicesimo secolo cinto da splendide mura, complete di torri. Visitate la Casa Boccaccio, antica residenza del poeta, e in seguito il Palazzo Pretorio, simbolo della città e un tempo castello dei conti Alberti. Con la chiesa dei Santi Tommaso e Prospero, forma un percorso museale ricco di arte, storia e meraviglia.

Cercate su portali come expedia un hotel o un B&B per la notte, poi al mattino alzatevi di buon’ora per visitare la vicina San Gimignano (che rientra nella provincia di Siena, ma non ci formalizziamo). Famosa per le sue torri – un tempo erano oltre settanta, oggi ne rimangono sedici -, Patrimonio dell’Umanità UNESCO, possiede l’incredibile potere di far tornare il visitatore indietro nel tempo di 700 anni (provare per credere). Tra le molte chiese del comune, quella di Sant’Agostino e il Duomo sono le più apprezzate dai turisti, ma non perdete nemmeno l’occasione di passeggiare per i corridoi del locale Museo civico. Tornando invece a nord, verso Firenze, vi suggeriamo di soggiornare a Bagno a Ripoli: fondato dagli etruschi e adorato dai Romani, grazie alla presenza di lussuose terme, consente di ammirare le vestigia di una Toscana più antica da quella medievale e rinascimentale che tutti conosciamo. A pochi chilometri di distanza avrete anche la possibilità di scoprire Fiesole, da secoli uno dei comuni più ricchi di tutta la regione. Quest’opulenza è testimoniata anche dalla presenza di numerose ville, molte delle quali d’ispirazione medicea. Il paese è sede di molte architetture religiose di grande bellezza, che è piacevole scoprire nel corso di una passeggiata, e inoltre è vicinissima a Firenze: non perdete l’occasione di visitarla, per impreziosire ulteriormente la vostra vacanza toscana!

 

Maldive, da meta esclusiva a tante offerte per tutte le tasche

Quando si parla di Maldive il pensiero corre inevitabilmente ad una delle destinazioni più belle e affascinanti che esistono sul nostro pianeta. Per chi non ha grandi possibilità economiche, rimane solamente l’immaginazione di queste meravigliose e incantevoli isole coralline dislocate non molto distanti rispetto all’India e allo Sri Lanka. Tra spiagge da urlo, caratterizzate da sabbie davvero bianchissime, risaltano immediatamente all’occhio le acque turchesi, che rendono questi luoghi una sorta di Eden in terra.

Ebbene, i pacchetti turistici che hanno come destinazione le Maldive, nella maggior parte dei casi, prevedono il soggiorno presso un resort: la peculiarità di queste zone è che c’è una sola struttura su ciascuna isola, dotata ovviamente di tutti i comfort possibili e immaginabili. Relax, sport acquatici e molto altro vi attendono in questi spettacolari e unici bungalow, realizzati proprio a filo sull’oceano.

È innegabile che un po’ tutti abbiamo sognato almeno una volta nella vita di viaggiare verso questa straordinaria meta, ma il più delle volte sono mancati i mezzi economici. Certamente una destinazione del genere presenta anche dei costi piuttosto alti: è altrettanto vero che se fino a qualche tempo fa le Maldive si potevano considerare una meta estremamente lussuosa, adesso le soluzioni che vengono proposte sono molto più ampie e variegate e anche adatte a budget meno importanti.

Il fascino delle Maldive rimane comunque intatto con il passare degli anni, visto che la possibilità di visitare uno dei luoghi più remoti e spettacolari del nostro pianeta rappresenta il motivo principale di un’attrazione che non sembra poter avere mai fine. I fondali maldiviani lasciano sempre senza fiato e anche la popolazione autoctona è molto ospitale nei confronti dei turisti. Per chi vorrebbe far diventare questa vacanza indimenticabile da sogno a realtà, consultare le offerte Alpitour per le Maldive è la cosa migliore da fare. Affidare ad un tour operator del genere un viaggio lungo e in una zona del genere è sinonimo di lungimiranza: adesso non resta che trovare il pacchetto vacanza migliore e… Partire!

Ex banchieri Tercas nei guai: risarcimento da oltre 350 milioni di euro dovuto alla Popolare di Bari

Il gruppo Tercas nelle mani di Claudio di Gennaro e Antonio Di Matteo aveva compiuto numerose irregolarità e operazioni sospette. Ebbene, la decisione della Banca Popolare di Bari di prendersi sulle spalle e sul bilancio proprio l’istituto teramano ha portato ad una conseguenza principale, ovvero quella di dare il via ad un’azione di responsabilità nei confronti dei due ex amministratori.

Ed è stata un’azione che creerà sicuramente un precedente giurisprudenziale molto importante, visto che Banca Popolare di Bari è riuscita a convincere i giudici del Tribunale dell’Aquila. E gli esiti della causa civile sono davvero storici, al punto tale che potranno essere presi da esempio anche per i vari crac bancari che si sono verificati in questi ultimi anni.

Un maxi risarcimento da oltre 350 milioni di euro: rispettivamente 192 milioni di euro imputati a Di Matteo e 172 milioni di euro a Di Gennaro. E d’altra parte le irregolarità emerse nella gestione di Di Gennaro, vice presidente di Tercas dal 1998 fino al 2010, e quelle commesse da Di Matteo, che ha ricoperto il ruolo di direttore generale dal 2005 al 2010, erano piuttosto evidenti. In particolar modo per quanto riguarda Di Matteo, il Tribunale dell’Aquila ha riscontrato numerose irregolarità nella gestione delle perdite su credito e nelle operazioni riguardanti azioni proprie. Ebbene, è stata notata una gravissima negligenza per quanto concerne la concessione di fidi, nello specifico quelli legati ai gruppi De Gennaro, Isoldi e Di Mario. E i giudici hanno voluto evidenziare anche l’operazione con cui sono stati persi ben 10 milioni di euro con il Gruppo Samorì.

La Popolare di Bari aveva avviato un’azione di responsabilità dopo che nel 2013 l’acquisizione della Cassa di Risparmio di Teramo, allora in profondissima crisi e commissariata da Bankitalia, aveva pesato e non poco sui conti iscritti a bilancio.