Merket mover del 27 dicembre per sterlina e dollaro

 La settimana di Natale è sempre stata particolare per i mercati e quest’anno, almeno per l’Italia, è contraddistinta dall’interruzione della settimana di contrattazioni. Ecco perché si considerano con molta attenzione i market mover alla riapertura dei mercati.

Il 27 dicembre occorre fare molta attenzione a quel che accade sul fronte della sterlina e su quello del dollaro americano.

Per quanto riguarda la sterlina, potrebbe incidere in modo importante la pubblicazione dell’indice Nationwide. Entro il 30 dicembre 2012, quindi, sarà determinante per la sterlina conoscere come cambierà il prezzo degli immobili nel Regno Unito.

L’indice Nationwide si dice abbia un’incidenza medio/bassa sulle quotazioni. Leggermente più interessante è la pubblicazione dei dati sul numero di mutui ipotecari concessi a novembre dalla BBA che ha in carico il 65% del totale dei mutui.

Per quanto riguarda i market mover relativi al dollaro americano, c’è da considerare l’importanza della pubblicazione dei dati sulle richieste di sussidi di disoccupazione. Il dato rilevato in precedenza era di 361 mila unità e dovrebbe essere in aumento fino a quota 365 mila. Questa variazione è comunque considerata positiva dagli analisti visto che si pone al di sotto delle aspettative degli analisti.

Sarà interessante vedere anche l’incidenza sul mercato valutario della pubblicazione dell’indice di fiducia dei consumatori e dei dati sulla vendita degli immobili di recente costruzione.

1° trimestre 2013: previsioni del Forex

 Il primo trimestre del 2013 potrebbe essere molto attivo, come si dice in gergo, per la coppia EUR/USD. Lo dicono gli esperti che prevedono un’evoluzione secondo diverse direttrici della coppa valutaria.

Il fatto è che ci sono molti elementi anche sul versante politico che possono incidere su queste valute. Per esempio in America si dovrebbe risolvere il cosiddetto fiscal cliff: i politici d’Oltre Oceano stanno discutendo cioè dell’aumento delle tasse e dei tagli della spesa. In base alla direzione della riforma l’America potrebbe più o meno sprofondare nella recessione.

Di certo non si tratta dell’unico problema da affrontare, specie se si considera quello che sta succedendo in Europa. Il nostro Continente è flagellato dalla crisi del debito che, seppure va avanti da diversi anni, adesso è diventata di urgente risoluzione visto che ha fatto arrivare molte nazioni sull’orlo del precipizio.

Pare sia stato allontanato il rischio default per la Grecia ma è venuto fuori allo stesso tempo il problema Cipro. Gli analisti, a questo punto, valutano l’euro e il dollaro come due valute “malate” che lottano per la sopravvivenza. Il primo trimestre, per la coppia EUR/USD si prevede molto burrascoso. Gli investitori potrebbero puntare tutto sui titoli statunitensi e far crollare la coppia. Anche un rimbalzo è all’orizzonte, ma non si romperà a breve la soglia dell’1,35.

Trading Forex: ridurre i rischi

 Il trading ForEx, vale a dire il trading fatto sul mercato valutario è considerato uno dei migliori strumenti per ottenere grandi profitti in pochissimo tempo. Il problema è che nel momento in cui si guadagna molto, anche i rischi da correre aumentano.

Nel senso che si guadagna tanto investendo tanto. E se s’investono grosse quantità di denaro è facile che si perda anche parecchio capitale. L’obiettivo degli investitori quindi deve essere quello di trovare il trend proficuo ma anche di ridurre i rischi dell’attività finanziaria. 

Questo si può fare definendo una strategia di trading, un piano d’azione che comporta la diversificazione dell’investimento. Affidiamoci ai consigli degli esperti in materia che parlano ad esempio di stop loss.

Con questo termine ci si riferisce al metodo con cui gli investitori definiscono la perdita massima. Se si va sotto una certa soglia ci si ritira dal mercato. Per attuare questo metodo è importante monitorare accuratamente e tempestivamente il settore ForEX.

L’altra tecnica consigliata è l’importo della posizione che impone all’investitore di riflettere sull’importo dell’investimento in modo da prevedere i guadagni in base ai trend possibili. Prevenire il mercato è meglio che leccarsi le ferite della perdita.

Nelle prossime “puntate” affronteremo anche il tema della protezione dei guadagni e della leva.

La Svezia dice ancora no all’euro

 L’integrazione, in Europa e la solidarietà tra gli stati membri dell’UE, sono elementi essenziali per portarsi fuori dal recinto rischioso della crisi del debito che sta condizionando l’evoluzione e la ripresa del Vecchio Continente.

Secondo diversi analisti l’anno prossimo ci sarà effettivamente una ripresa in Europa e in Italia e sarà il nostro paese a cavarsela e ad illustrare la via della salvezza agli altri stati fratelli. Intanto però, bisogna far fronte alla crisi del debito e alla crisi della fiducia riposta nell’euro.

La moneta unica non è più considerata il deus ex machina per il salvataggio tanto che ci sono paesi che pur facendo fisicamente parte dell’Eurozona, rifiutano l’euro.

Basta pensare alla Svezia che è un caso a parte nel nostro panorama perché è entrata nell’Unione europea soltanto nel 1995 ed in seguito ad una consultazione popolare. All’epoca del referendum, il 52,3% degli svedesi votò a favore dell’ingresso nell’UE.

Fu firmato un tratto di adesione all’Unione Europea che in genere obbliga gli stati firmatari ad accogliere entro un tempo determinato anche la moneta unica. Il trattato firmato dalla Svezia, invece, non ha un termine ultimo quindi il paese ha pensato di lanciare una consultazione popolare sull’argomento. Nella prima, quella del 2003, gli svedesi rinunciarono alla moneta unica.

Nell’ultima consultazione, il novembre scorso, l’euro è stato ostacolato dall’82,3 per cento dei votanti. Si tratta di un nuovo record.

Gbp, Aud e Xau e il loro rapporto con il dollaro

 Se c’è un evento finanziario che ha mandato in visibilio le borse, questo è stato il rapporto della FED con tanto di discorso da parte di Bernanke che ha ribadito il suo scetticismo riguardo la risoluzione semplice e veloce del fiscal cliff.

Il risultato della visione di Bernanke è stato un rafforzamento dell’euro, una sostanziale tranquillità del dollaro che ci si aspettava molto più sensibile alla politica monetaria della Federal Reserve e una debolezza più acuita per lo yen. E il dollaro, rispetto alle altre valute?

GBP/USD. Il rapporto tra la sterlina e il dollaro si è avvicinato più volte al punto di rottura rialzista fissato a 1,6175, poi però si è riportato ai livelli medi attestandosi ad 1,6130. Gli analisti vedono in questi ritorni continui verso la soglia di resistenza, la generalizzazione di un clima di risk on.

AUS/USD. Il dollaro australiano ha iniziato a cedere per via della possibile scelta della banca centrale di riferimento di tagliare i tassi nel 2013 fino al 2 per cento. Anche in questo caso, il fatto che più di una volta sia stato superato il limite definito, i 1,0630, fa pensare ad un futuro trend rialzista.

XAU/USD. Relativamente al rapporto tra il dollaro e l’oro si può parlare di un falso breakout che invece apre la strada ad un trend ribassista che potrebbe riportare le valutazione auree fino a 1685.

Eur/Usd ed Usd/Jpy dopo il discorso FED

 Bernanke si è di recente pronunciato sulla volontà della Fed di mantenere invariati i tassi, prossimi allo zero, in modo da dare una mano alle aziende in crisi. I tassi che oscillano tra lo 0 e lo 0,25, tra l’altro, si adattano bene agli attuali livelli di occupazione ed inflazione.

Il presidente della FED si è detto preoccupato per il fiscal cliff e si è dimostrato anche poco convinto del fatto che presto sarà raggiunto l’accordo. Il dollaro ha reagito rafforzandosi ma senza cadere nel turbine della volatilità. Nella coppia EUR/USD, che è la prima che prendiamo in considerazione, si può notare la forza dell’euro che supera gli indici fondamentali.

La moneta del Vecchio Continente ha superato la soglia di resistenza statica raggiungendo i 1,3075. Nel momento in cui si supererà anche la soglia psicologica dell’1,31 e quindi con un breakout rialzista, si potrebbe verificare il cosiddetto doppio massimo che inverte la tendenza della coppia valutaria.

Tanto è forte l’euro quanto è debole lo Yen che non riesce ad approfittare del momento delicato del dollaro. Il cambio è in breakout rialzista e si dovrebbe andare oltre la soglia dell’84,20.

Si può facilmente dedurre che vista la forza dell’euro e la debolezza dello yen, il rapporto EUR/JPY è in breakout rialzista con la possibilità di superare il target 110 in modo molto facile.

 

Le decisioni della FED sui tassi

 Entro la fine dell’anno si aspettava con molto fervore l’intervento della Fed in materia di tassi. La Federal Reserve americana ha ribadito di voler mantenere inalterati i tassi, ma questa decisione si accompagna con una considerazione del mercato del lavoro, del tasso di disoccupazione e dell’inflazione dilagante.

La Federal Reserve, dunque, ha lasciato i tassi invariati, confermando l’attuale livello compreso tra 0 e 0,25%. Si ritiene infatti che tale livello sia adeguato al momento: in America il tasso di disoccupazione supera il 6,5 per cento e il livello dell’inflazione è sotto il 2,5 per cento.

La Fed ha chiaramente indicato i livelli di disoccupazione ed inflazione che dovranno essere raggiunti prima che i tassi puntino l’asticella verso l’alto. La situazione si presuppone che rimarrà invariata fino al 2015. Non è una mossa a sorpresa visto che tra gli obiettivi della FED ci sono sempre il contenimento dell’inflazione, la crescita legata al mercato del lavoro.

Un’altra operazione molto importante gestita dalla FED era l’operation twist il cui obiettivo è finanziare gli investimenti, mobilitare il credito alle imprese, facendo leva soltanto sui tassi. Le imprese, tra l’altro, in questo momento secondo la FED vanno aiutate perché stanno subendo gli effetti negativi del fiscal cliff, il quale riduce il volume degli investimenti e deprime le assunzioni

 

Forex: la coppia EUR/USD vicina al pull back

 Il tasso di cambio tra l’euro e il dollaro è sicuramente influenzato dalla politica che sia in America, sia in Europa è stata molto scossa dalla mancata risoluzione del fiscal cliff al Congresso e dall’annuncio delle dimissioni di Mario Monti dopo l’approvazione della Legge di Stabilità.

Nella giornata di ieri il valore del rapporto tra la moneta del Vecchio Continente e il dollaro americano si è attestato sull’1,30, toccando poi i livelli massimi di giornata con il 1,3014. Si pensava che dopo i livelli minimi raggiunti venerdì, ci fosse un recupero ed in effetti c’è stato.

Adesso però, gli analisti si chiedono se i prezzi del cambio EUR/USD riusciranno a varcare di nuovo la soglia di resistenza e lasciarsi alle spalle il range 1,30-1,3020. In pratica ci si chiede se avverrà quello che in gergo tecnico si chiama breakout.

Riuscire a prevedere questa mossa del mercato in anticipo garantisce investimenti più solidi basati sul fatto che dopo un breakout, in genere, c’è sempre anche un pull back.

Questa seconda espressione indica il momento in cui il mercato si prende una pausa e lavora affinché siano aggiustati prezzi, indici e rapporti in modo da raggiungere i valori precedenti al breakout.

Alcuni analisti hanno provato a fare previsioni di breve periodo, sulla coppia EUR/USD, legate al periodo natalizio.

 

Forex: come s’investe a Natale

 Siete a caccia dell’occasione d’investimento natalizia? Allora è arrivato il momento di guardare al mercato ForEX che nel periodo di festa è sempre un’ottima occasione per guadagnare con i risparmi. Vediamo cosa consigliano gli analisti per questo tempo particolare dell’anno.

Premessa. Il mercato valutario è influenzato molto dall’andamento della politica e in questo periodo la politica ci sta mettendo del suo per rendere imprevedibile il mercato. Basta pensare alla questione del fiscal cliff che paralilzza un po’ gli scambi americani, oppure considerare l’oscillazione dello spread sulla base dell’annuncio delle dimissioni di Mario Monti.

Il periodo natalizio in generale. In linea di massima il periodo di Natale si caratterizza per la volatilità dei mercati in conseguenza del calo della liquidità, dovuta al fatto che sono molti gli investitori che si ritirano in famiglia e lasciano perdere la borsa. Quest’anno però, quasi tutti hanno pensato bene di restare incollati ai monitor con le valutazioni dei titoli invece di andare in vacanza.

Il Natale 2012. Il mercato ForEX è tanto legato alla politica quanto è imprevedibile durante il periodo di Natale. Riguardo alla coppia Euro/Dollaro, meglio conosciuta come EUR/USD non si prevedono grosse oscillazioni, visto che la liquidità dovrebbe rimanere ai livelli normali.

Krugman sul fiscal cliff

 Secondo un autorevole giornalista americano che cura un blog tra le colonne del Washington Post, l’accordo sul fiscal cliff sta prendendo forma, nel senso che le ipotesi per dare vista ad una tregua tra Repubblicani e Democratici passa necessariamente da alcuni punti fermi.

L’accordo sul fiscal cliff secondo Ezra Klein passa dall’aumento della tassazione dei redditi più alti, che dovrebbe incrementare l’aliquota fino al 37 per cento, e dall’aumento dell’età minima per accedere al programma di assicurazione medica degli Stati Uniti. Attualmente al Medicare si accede dopo aver compiuto 65 anni.

Obama sostiene questi temi da diverso tempo, anche durante la campagna elettorale ha affrontato i problemi descritti ma secondo Krugman il fiscal cliff con queste basi determina un costo altissimo per la popolazione americana.

L’economista è scettico sulla strategia politica relativa al settore sanitario perché prevederebbe un costo aggiunti di due dollari al giorno per lo Stato, per ogni cittadino che ha superato i 65 anni. Con i fondi federali, ogni giorno, per queste persone si risparmia un solo dollaro.

Secondo Krugman non è molto sensato nemmeno l’aumento delle aliquote fiscali visto che da gennaio, per effetto della conclusione del programma di agevolazioni firmato da Bush Jr, ci sarà un aumento dei tassi. Krugman si chiede allora se davvero è questo il nocciolo del fiscal cliff.