Il prezzo delle valute dei mercati emergenti restano vicine ai  valori  minimi degli ultimi giorni a seguito della scelta della Federal Reserve di insistere con una nuova diminuzione degli stimoli monetari da 10 miliardi di dollari.

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Tuttavia non si sono verificati nuovi minimi, fatta eccezione per il rublo, a conferma che gli operatori avevano già scontato nei movimenti dell’ultima settimana una simile decisione, spiega Vincenzo Longo di Ig. Le mosse delle Banche centrali (in ordine India, Turchia e Sud Africa) dei giorni scorsi non sembrano aver sortito più di tanto effetto. Anche le cifre macro statunitensi (Pil 4° trimestre a +3,2% sopra le attese del 3% ) non hanno portato grossi scossoni sul mercato valutario.

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La nostra view è che la chiusura di molti carry trade sulle valute emergenti in attesa del tapering della Fed abbia alimentato poi gli acquisti sullo yen. La divisa nipponica ha beneficiato non solo della chiusura dei carry trade, ma anche di una fuga verso porti più sicuri (cosiddetto fly to quality) da parte degli investitori. Infine, le recenti tensioni non hanno interessato l’euro, dato che il rientro di molti capitali dai Paesi emergenti hanno riportato l’appeal su alcuni asset europei, e la forte domanda nell’asta Btp di oggi, con redimenti ai minimi, sembra confermare ciò. La moneta unica ha perso terreno solo oggi dopo che i dati preliminari di gennaio sull’inflazione tedesca di gennaio hanno mostrato un rallentamento della crescita dei prezzi al consumo per la prima economia europea. Domani è forte l’attesa per i dati a livello aggregato della zona euro. Le attese sono per uno 0,9% a/a (0,8% a/a a dicembre). Dati sotto le attese spalancherebbero le porte alla Bce per una misura non convenzionale di politica monetaria nel meeting di giovedì prossimo.

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