Il primo ministro Letta attacca Confindustria

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 L’esponente di Confindustria manifesta la sua delusione per la manovra che “non è sufficiente per far ripartire il Paese”. E a Letta replica: “Noi non abbiamo chiesto di sfasciare i conti”

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Evidente la delusione di Squinzi, presidente di Confindustria, in merito alla legge di stabilità. Non è sicuramente ottimista sulla situazione italiana. “In questo momento – ha detto – non si può dire che la recessione sia già finita e che sia iniziata la ripresa. Vediamo cosa succede nei prossimi mesi. Vedo molto ottimismo, ma l’arresto della caduta del Pil in un trimestre non si può interpretare come un segnale di decisa ripartenza o di fine della recessione”.

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Squinzi ricorda al governo:”C’è una piega drammatica assunta dall’economia e dalla società italiana, eppure la politica italiana si comporta come se il messaggio fosse ‘non pervenuto’. Non dico che non si sia fatto nulla di buono, ma siamo ancora lontani dall’azione decisa e rapida che serve al Paese. Ai ritmi ipotizzati il Pil non tornerà ai valori del 2007 prima del secondo trimestre del 2021. Per questo bisogna cambiare passo e registro”.

È decisamente favorevole sulla proposta avanzata da Renzi in merito all’abolizione dell’articolo 18 per i neoassunti. “Sicuramente è una proposta che va nella direzione giusta, non è sufficiente perché per assumere bisogna prima creare le condizioni per avere più lavoro. Solo così creando cioè le condizioni per avere più lavoro si possono fare assunzioni, altrimenti rimane un provvedimento sulla carta”.

“Dobbiamo conquistare la ripresa come Paese, facendo le riforme e le cose giuste che Confindustria sta chiedendo da tempo”, altrimenti “credo che agganceremo la ripresa internazionale ma in maniera estremamente modesta”.

 

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