Per i mercati emergenti che, dopo un periodo di fervido splendore, hanno iniziato a vedere un forte deflusso di capitali si è appena chiuso un 2013 nero. Secondo gli ultimi dati sul 2013 riportati da Epfr Global, la fuga dai fondi azionari e obbligazionari specializzati in mercati emergenti è stata equivalente a 59 miliardi di dollari.

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La tendenza ha iniziato ad invertirsi già dal mese di maggio quando, per la prima volta, il presidente della Fed Ben Bernanke ha annunciato la possibile fine della politica monetaria espansiva della Fed. La Fed, infatti, per far fronte alla crisi finanziaria del 2008, aveva stampato moneta con acquisti di titoli di stato e altre obbligazioni, ma, visto il miglioramento della congiuntura economica, Bernanke ha comunicato la riduzione graduale delle iniezioni di liquidità.

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A risentirne sono stati Paesi e asset che in questi anni avevano avuto favore dalla politica ultraespansiva della Federal Reserve, azioni e bond dei mercati emergenti in particolare.

I mercati finiti sotto pressione sono Indonesia, dove il governo ha una stretta monetaria mediante l’aumento dei tassi di riferimento a partire da giugno, poichè già in estate si è visto ciò che sarebbe potuto accadere con la rupia messa sotto forte pressione dall’avvio di deflussi di capitali; la Turchia; il Brasile, dove il costo del denaro è tornato a salire appena si è subodorata l’imminente inversione di politica monetaria da parte della Federal Reserve.

 

 

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