Draghi al WEF: il 2012 anno dell’euro

 Mario Draghi al WEF non solo si è scagliato contro il governo Monti, ma nel suo intervento a Davos ha anche parlato di quanto la Banca da lui governata abbia fatto per aiutare i paesi dell’Eurozona a uscire dalla drammatica situazione economica in cui ci troviamo.

Monti e Bersani: è polemica al WEF sugli esodati

Per il presidente della BCE, infatti, il 29012 è stato un anno in cui la moneta unica ha fatto da protagonista e di come abbia riguadagnato terreno, anche grazie agli interventi mirati fatti dal suo istituto. Ma non è finita, la crisi è ancora presente, ma già a partire dalla seconda metà dell’anno sarà possibile vedere i primi segni di miglioramento.

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Ora, però, dopo il tanto lavoro fatto dalla Banca Centrale Europea per evitare problemi drammatici, come i tagli ai tassi e le iniezioni di liquidità per gli istituti bancari in difficoltà, la palla passa in mano ai singoli paesi, perché proseguano la strada del consolidamento fiscale e delle riforme strutturali.

World Economic Forum Outlook 2013

Mario Draghi ha colto l’occasione anche per definire la sua opinione per quanto riguarda la supervisione bancaria: i paesi coinvolti non devono agire come singoli, ma in sinergia con tutti gli altri e con il supervisore centrale che sarà, appunto, la Banca Centrale Europea.

Draghi al WEF si scaglia contro il governo Monti

 Al World Economic Forum di Davos si sono riuniti tutti i più grandi economisti ed esperti di finanza mondiali, tra i quali c’era anche Mario Draghi, il presidente della Banca centrale europea. Oltre a parlare dell’euro e dell’anno appena trascorso in Europa, il presidente della BCE ne ha approfittato per dire la sua anche riguardo alla situazione italiana.

Mario Monti al WEF: polemica con Bersani sugli esodati

Una stoccata ben direzionata è arrivata direttamente a Mario Monti e alle sue scelte. Secondo Draghi l’economia italiana necessita di una riduzione sostanziosa della pressione fiscale che ora, soprattutto dopo le manovre fatte nel corso dello scorso anno dal governo tecnico, grava in modo pesante su imprese e famiglie. Solo in questo modo sarà possibile uscire fuori dalla crisi e far crescere l’economia.

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Draghi ha parlato riferendo anche della situazione degli indicatori economici: l’Italia ha riconquistato fiducia, grazie anche a quanto fatto fino ad ora, ma è arrivato il momento di fare le riforme per il sostegno e il rilancio dell’economia reale, cosa che ancora non è stata fatta.

Secondo Mario Draghi, quindi:

I paesi devono proseguire sia il consolidamento fiscale sia le riforme strutturali, che aumentano competitività e creano posti di lavoro e crescita. Se i governi dei paesi dell’area euro riusciranno a perseverare su risanamento dei conti pubblici e riforme strutturali dell’economia, le politiche della Bce favorevoli alla crescita finiranno per trasmettersi all’economia reale.

In sostanza il presidente si è schierato contro Monti e, dato che ora il premier uscente ha deciso di salire in politica, anche contro la sua lista.

In Europa il 2012 ha segnato la diminuzione degli istituti finanziari

La Banca Centrale Europea (Bce) ha comunicato i dati sul numero degli istituti finanziari e monetari in Europa e si nota una diminuzione di queste. Sono i dati dell’Eurotower che considera il numero degli istituti finanziari dal 1999. La diminuzione è del 28% nonostante il calcolo tenga conto anche dell’allargamento dei Paesi che fanno parte dell’Europa.

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I dati diffusi ieri della Bce sono aggiornati all’1 gennaio di quest’anno e mostrano gli effetti della crisi che l’anno scorso ha raggiunto dei livelli molto alti. Il numero delle istituzioni finanziari è sceso di 474 unità nello scorso anno. Il conto considera istituzioni finanziarie come banche centrali, banche commerciali, banche di risparmio, uffici postali con funzioni bancarie e cooperative del credito dell’Europa. Le istituzioni finanziarie monetarie sono passate da 7.533 a 7.059 con una diminuzione del 6%.

I dati di Bankitalia sugli investimenti

Tra i Paesi europei, l’Italia è quella che ha fatto registrare una delle diminuzioni peggiori. Infatti, la diminuzione di istituti finanziari in Italia è di 55 unità nello scorso anno. Alla base di questi dati ci sono gli effetti della crisi economica, la scarsa fiducia degli investitori e le difficoltà ad accedere ai fondi comuni.

Banche in fuga dall’Euribor

In Lussemburgo si registra un -124%, in Francia un -105%. Sono soprattutto gli istituti di credito, che in Europa sono la maggioranza degli istituti finanziari, a registrare una diminuzione importante.

La BCE contro Bankitalia sugli investitori

 La BCE, mensilmente, pubblica un bollettino in cui descrive la situazione finanziaria europea. Nell’ultima pubblicazione ha preso in esame i flussi di capitale ed ha sottolineato che nel nostro paese c’è una vera e propria fuga di investimenti verso i titoli core, vale a dire quelli dei paesi con la tripla A.

La BCE, alla rilevazione, ha accompagnato anche una raccomandazione: l’Italia deve fare dei passi avanti nel risanamento dei conti. Le raccomandazioni, arrivate direttamente a Via XX Settembre non hanno affatto impensierito il Governatore di Bankitalia che ha ribadito che non risultano delle fughe di capitali. Basterebbe osservare il declino dello spread che dopo la crisi di governo, in questo momento di transizione, ha comunque perso terreno scendendo al di sotto dei 265 punti.

► Record del debito pubblico italiano

Il presupposto della valutazione della Banca Centrale Europea è che l’incertezza politica allontana gli investitori, ma si tratta di una considerazione scontata e – con riferimento al caso italiano – anche piuttosto inappropriata, visto che dopo la caduta del Governo Monti, il Paese, sembra addirittura più stabile.

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Draghi ha ribadito che c’è stato un miglioramento delle condizioni finanziarie dell’Italia ma ha anche sottolineato che non c’è un legame diretto tra finanza ed economia reale, ecco perché bisogna lavorare strutturalmente per la ripresa.

Incertezza politica Italia allontana investitori, il parere della BCE

 La Banca centrale europea (Bce) mostra le sue preoccupazioni per la situazione politica di incertezza che c’è in Italia. Il bollettino mensile della Bce sottolinea la debolezza della situazione economica in Europa e chiede le riforme.

In particolare, quindi, l’incertezza politica in Italia non fa bene al Paese con gli investitori e i capitali che stanno fuggendo all’estero. E questa situazione frena la ripresa nel nostro Paese.

Nella crescita del paese ci crede solo il 16% degli italiani

Secondo la Bce:

continuano a pesare le persistenti incertezze e gli aggiustamenti di bilancio in atto nei settori finanziari e non finanziari e solo nella seconda parte del 2013 è attesa una graduale ripresa.

Una situazione di debolezza economica che riguarda quindi l’Eurozona. Dalla Bce si chiedono quindi le riforme strutturali per risanare le finanze pubbliche, diminuire i rendimenti sui titoli di Stato e riequilibrare gli investimenti nell’area dell’Ue.

La preoccupazione per la situazione italiana nasce “dall’accresciuta incertezza politica all’origine di alcuni flussi di capitali, con l’obiettivo di ricercare investimenti più sicuri, verso i titoli emessi dai paesi con rating AAA”.  Il calo della fiducia dei consumatori in Italia è un indice che preoccupa la Bce.

Finanziamenti per famiglie e imprese in diminuzione

Nel bollettino della Bce c’è anche un riferimento all’accesso al credito come base per rilanciare l’economia. Si propone una vigilanza bancaria unificata.

 

Finanziamenti per famiglie e imprese in diminuzione

 Si riduce il credito all’economia reale. Le banche non sostengono famiglie e imprese, mentre continuano a dare credito alle pubbliche amministrazioni (comuni, provincie, regioni e stato). In particolare, il rapporto del Centro studi Unimpresa mostra come nel confronto tra il novembre del 2011 e lo stesso mese del 2012 il credito alle famiglie e alle imprese è diminuito del 3%, mentre quello alla pubblica amministrazione è aumentato dell0 0,16%.

► Pagamento obbligatorio entro trenta giorni per la Pubblica Amministrazione

In numeri, la diminuzione del credito concesso si è attestata intorno ai 50 miliardi di euro, nonostante l’ingente somma (circa 200 miliardi di euro) che le banche hanno ricevuto dalla BCE a tassi particolarmente favorevoli (tasso fisso dell’1% assicurato), la maggior parte dei quali sono stati investiti in titoli di Stato italiani.

► Italia, il 70% delle imprese ha problemi di liquidità

Di contro, i prestiti alla pubblica amministrazione sono aumentati di 3,1 miliardi. I finanziamenti alla pubblica amministrazione, sottolinea infatti il Centro Studi, sono cresciuti passando da quota 1.982,5 a 1.985,6 (+0,16%); quelli alle imprese sono crollati di 40,8 miliardi (-4,47%); mentre quelli alle famiglie sono diminuiti di 7,3 miliardi, scendendo da 618,5 a 611,1.

► Anche i prestiti sono in calo come i mutui

In particolare, sul versante famiglie, va registrata una stretta su tutti i tipi di finanziamento: credito al consumo (-3,8 miliardi, -6,06%), mutui (-1,1 miliardi, -0,33%), altri prestiti (-2,2 miliardi, -1,21%). Complessivamente, i prestiti alle imprese e alle famiglie sono scesi in picchiata di 48,2 miliardi, passando da 1.533,3 a 1.485,1 miliardi (-3,15%).

Come Draghi ha cambiato la BCE

 La Reuters, l’agenzia di stampa, ha dedicato un reportage molto interessante a Mario Draghi, considerato da tanti l’uomo del cambiamento della BCE. Mario Draghi è in carica dal 24 giugno del 2011 ed ha dovuto affrontare la crisi del debito e le spaccature attorno all’euro.

► Prima riunione Bce 2013

Quando è arrivato a Francoforte, molti hanno pensato che fosse l’uomo giusto, studiato ad hoc per evitare il fallimento dell’Italia e non solo. In realtà, il suo curriculum è di tutto rispetto e il suo lavoro, molto più collegiale che in passato, è riuscito ad essere determinante per molte imprese.

Draghi ha già lavorato alla Banca Mondiale di Washington, al ministero del Tesoro italiano ed è stato governatore della Banca d’Italia. Più dei titoli però, dicono gli analisti, colpisce il suo stile. Mario Draghi sa di poter contare sugli organi direttivi della BCE che hanno sempre lavorato affrontando nello specifico tutte le questioni. Molti collaboratori di Draghi, che prima avevano il compito di informare gli organi direttivi, adesso sono invitati ad essere più operativi, fermo restando che l’ultima parola su tutto spetta sempre all’uomo dell’anno.

► Draghi è l’uomo dell’anno per ‘The Times’

In generale la collegialità delle decisioni caratterizza l’operato di Draghi che comunque si è portato dietro numerose critiche. Tanti vogliono che ci sia meno controllo, oppure che le politiche economiche siano messe in pratica con più facilità e soprattutto che la BCE non perda il suo potere.

Draghi è l’uomo dell’anno per ‘The Times’

Va al presidente della Bce, Mario Draghi il titolo di Uomo d’affari dell’anno. Il Presidente della Banca Centrale europea è stato nominato con questo illustre riconoscimento dal ‘The Times’ quotidiano britannico.

Secondo quanto affermato dal ‘The Times‘, Mario Draghi è il banchiere centrale che è riuscito a salvarsi dall’immenso caos dell’ultimo periodo economico e finanziario.

Sulle colonne del quotidiano inglese, inoltre, si legge che Mario Draghi è stato senza dubbio il “candidato incontrastato dando forza alla sua istituzione come una delle poche voci credibili nella zona dell’euro”.

Ma le parole sul Presidente della Banca Centrale Europea non finiscono qui. Sul suo conto il quotidiano ‘The Times’ ha aggiunto: “Mario Draghi è riuscito a dare la scossa ai mercati, elevandosi sopra i battibecchi dei leader politici europei per salvare l’euro dalla disintegrazione”.

Ora, però, per Mario Draghi, carico di questa forte responsabilità proveniente dall’incoronazione di uomo d’affari dell’anno del tabloid, arriva la sfida più difficile. Quale: traghettare l’Europa fuori dalla cocente crisi nel corso del prossimo anno. Più volte il Governatore della Banca Centrale europea ha fatto sapere che la missione da compiere avrà dei tempi molto lunghi, e che con ogni probabilità la risalita prevista non arriverà prima del 2014.

 

 

Il calo dello spread merito della BCE

Per capire quando effettivamente ci sarà la ripresa del mercato dei mutui, è necessario capire quali sono le variabili che condizionano l’oscillazione degli spread.

 Secondo il Rapporto di previsione 2012-2014 Afo dell’Abi, le tensioni sui mercati finanziari si sono allentate ma è tutto merito della BCE. Senza l’intervento della Banca Centrale Europea e contando soltanto sulle politiche nazionali e comunitarie, non si sarebbe raggiunto lo stesso risultato.

Interessante per l’Italia, un particolare contenuto in questo Rapporto, in cui si spiega che lo spread tra Btp e bund si assesterà sui 200 punti già tra due anni nel 2014, a patto che la politica fiscale del Governo Monti continui o sia propria da chi succederà al professore.

Attualmente, il miglioramento dello spread, che di per sé è una cosa positiva, non è sufficiente a far emancipare le banche del nostro paese dal finanziamento della BCE, per il fatto che la raccolta sull’estero è ancora negativa.

Nel Rapporto di previsione 2012-2014 Afo dell’Abi ci sono anche delle interessanti indicazioni macroeconomiche. Per esempio, per quanto riguarda l’Italia, a conti fatti, si prevede una riduzione del 2,1 per cento del PIL nel 2013 chi seguirà una contrazione più lieve, nel 2013 dello 0,6 per cento.

Tra il 2013 e il 2014 però ci potrebbe essere una nuova ascesa e la chiusura del 2014 potrebbe già essere in positivo al +0,8 per cento. Il problema resta il rallentamento globale della crescita.

BCE: la sfida del 2013

 Draghi porta avanti la sfida della Banca Centrale Europea accumulando su questo ente sovranazionale una serie di incarichi interessanti che fanno presagire un 2013 ricco di novità. Una prospettiva decisamente importante soprattutto per chi investe sugli indici UE.

La BCE potrebbe trovare nuova linfa grazie ai nuovi poteri di controllo del settore bancario. E’ questo che si aspetta Mario Draghi, presidente della BCE, parlando ai deputati europei. Per la moneta unica, nel 2013, questa nuova funzione di supervisione delle settore bancario e il consolidamento del fondo ESM, saranno determinanti.

Perché la supervisione va di pari passo con l’ESM? Per un semplice motivo: perché il sistema bancario sarà monitorato dalla BCE che potrà poi ricapitalizzare direttamente gli istituti tramite il fondo ESM. Questo vuol dire che il cane che si morde la cosa è stato fatto fuori e il circolo vizioso che imponeva un legame innaturale ed infinito tra banche e debiti governativi, è all’epilogo.

Prima dell’accordo erano infatti i governi a doversi fare carico dell’insolvenza degli istituti di credito, aggravando contestualmente la situazione del debito pubblico.

Secondo Draghi il 2013 sarà comunque un anno molto fragile per l’economia europea, per questo la sfida sarà sul medio e lungo termine e si giocherà sulla capacità della BCE di riequilibrare l’economia nelle diverse aree dell’Eurozona.