Il Governo Letta replica il programma di Confindustria

 Il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi ha rilasciato recentemente un’ intervista ai microfoni del Sole 24 Ore, ai quali ha parlato, in generale, delle prospettive economiche italiane e della possibilità che il paese torni presto a crescere.

La crescita del Paese, sostiene Squinzi, infatti, è una delle priorità da affrontare dal punto di vista economico e, al tempo stesso, uno di quei nodi strategici da sciogliere se non si vuole perdere ulteriore tempo in un periodo già abbastanza difficile.

L’ Unione degli industriali, tuttavia, sta apprezzando tutti gli sforzi fatti dal nuovo Governo proprio sul fronte della crescita e della ripresa economica, e, in modo particolare, il fatto che il Governo Letta abbia fatto proprio il programma presentato dagli industriali prima delle elezioni.

Per Squinzi è necessario detassare il costo del lavoro

Il Premier Enrico Letta ha infatti ripreso numerosi punti di quella lista nel suo discorso programmatico davanti al Parlamento, punti chee oggi fanno parte del programma di governo voluto dal Presidente del Consiglio stesso.

Per Squinzi è necessario detassare il costo del lavoro

Il Presidente di Confindustria Giorgio Squinzi e l’ intera associazione degli industriali italiani si augurano quindi che gli elementi del programma del nuovo esecutivo possano trovare presto attuazione in proposte e in azioni concrete. La situazione dell’ economia reale del Paese, infatti, è così grave da non ammettere ulteriori indugi.

Per Squinzi è necessario detassare il costo del lavoro

 Mentre il nuovo esecutivo guidato da Enrico Letta si prepara, nel corso di questa settimana, a sciogliere, almeno in via preliminare, il problema rappresentato dalla sospensione dell’ IMU, il Presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, sposta l’ attenzione su un’ altra grave emergenza del Paese:  quella dell’ eccessivo costo del lavoro.

Susanna Camusso cerca l’accordo con Confindustria

Per il Presidente dell’ Unione degli industriali italiani, infatti, sarebbe decisamente più importante intervenire per detassare il costo del lavoro piuttosto che quello della casa, dal momento che in questo momento la vera priorità per il Paese è quella di dare nuova linfa al mercato del lavoro e far ripartire la crescita.

Le priorità per il nuovo governo secondo Squinzi

A proposito di questo tema, dunque, Giorgio Squinzi ha ricordato, dal Politecnico di Milano, dove era ospite in occasione del 50enario del conferimento del Premio Nobel a Giulio Natta, che Confindustria ha in passato avanzato la proposta di detassare del 9% il costo del lavoro attraverso la neutralizzazione dello stesso dal calcolo degli imponibili Irap. Per il Presidente questo è quindi un provvedimento che deve essere adottato e che avrebbe sicuri risultati positivi in questa direzione.

Squinzi ha poi dedicato anche un commento all’ ipotesi, spesso suggerita in questi giorni, della cosiddetta decrescita felice: a suo avviso si tratta di una soluzione impossibile, che andrebbe a distruggere lavoro e occupazione.

Confindustria e sindacati firmano accordi di produttività

 E’ stato raggiunto finalmente l’accordo tra le diverse sigle sindacali (Cgil, Cisl e Uil) e Confindustria per la stipula degli accordi di produttività sia a livello aziendale che a livello territoriale.

In base a questi accordi, dunque, verrà resa del tutto operativa la tassazione del premio di produttività nei diversi contratti di lavoro. Per il 2013, ad esempio, sarà prevista una imposta sostitutiva pari al 10%, in redditi che arrivino al massimo entro i 40 mila euro, per retribuzioni di produttività fino a 2500 euro.

Detassare i premi di produttività

Secondo Confindustria e le diverse sigle sindacali il principale elemento per far crescere la produttività italiana è rappresentato dagli orari di lavoro che vengono osservati in azienda. La sfida è dunque quella di aumentare la produttività agendo e ottimizzando le turnazioni, nonché la distribuzione delle fasce orarie.

Cresce sempre di più il costo del lavoro

Dal punto di vista strettamente economico e finanziario, la detassazione della retribuzione di produttività verrà finanziata progressivamente nel corso dei prossimi anni, grazie a 950 milioni di euro per il 2013, grazie a 400 milioni per il 2014 e a 200 milioni per il 2015.

Infine, beneficeranno dell’aliquota al 10% in particolare quelle quote della retribuzione che sono frutto di accordi che facciano riferimento ad indicatori quantitativi di produttività, o di redditività, o di qualità, o di efficienza, o di innovazione.

Le priorità per il nuovo governo secondo Squinzi

 In una intervista tenuta ai microfoni di Radio Uno Rai il Presidente di Confindustria Giorgio Squinzi ha segnalato al mondo politico quali dovrebbero essere le priorità per il governo che dovrà nascere a breve.

Come Squinzi si è trovato più volte a ribadire anche nelle settimane passate, uno dei primi impegni della nascente coalizione politica dovrebbe essere a suo giudizio rappresentato dalla risoluzione definitiva del problema dei debiti delle Pubbliche Amministrazioni, una questione di primaria importanza per l’economia italiana che tuttavia non ha ancora trovato soluzione.

Calendario in 15 tappe per il rimborso dei debiti delle Pubbliche Amministrazioni

Il secondo punto all’ordine del giorno, invece, dovrebbe essere rappresentato dalla riduzione del costo del lavoro e all’interno di questo tema specifico, dalla necessaria abolizione dell’ IRAP, una tassa ingiusta che al giorno d’oggi grava sulle spalle già provate delle imprese.

Giorgio Squinzi chiede azioni forti al nuovo governo e boccia Grillo

Secondo il Presidente di Confindustria, dunque, questi provvedimenti potrebbero agevolare entro la fine dell’anno almeno una debole ripresa economica, ripresa che appare possibile, però, a patto che il mondo della politica e quello dell’economia cooperino per riportare l’intero universo degli scambi e dei profitti sui binari dell‘economia reale.

Il presidente di Confindustria, inoltre, intravede in Napolitano la giusta figura istituzionale in grado di agevolare questo processo, anche se ritiene indispensabile in questa situazione estrema disponibilità alla concertazione da parte di tutte le rappresentanze e le parti in causa.

Nessun calo della disoccupazione per i prossimi mesi

 Le stime occupazionali italiane mettono d’accordo Confindustria e la Banca d’Italia: le due istituzioni lanciano all’unisono un nuovo allarme per la disoccupazione che continuerà ad aumentare.
► Unità di crisi per risolvere l’emergenza cassa in deroga

Il report sulla congiuntura economica pubblicato oggi dall’associazione degli industriali mette in luce come nel paese stiano ancora calando gli ordinativi alle industrie, ormai ai minimi storici. Un fattore, questo, che pesa molto sulle industrie che vedono di fronte a lor un futuro nero nel quale, molto probabilmente, si dovrà ricorrere alla cassa integrazione o ai licenziamenti.

I dati di Confindustria ci rivelano un’Italia dove i disoccupati sono quasi tre milioni: anche se il numero dei senza lavoro è leggermente sceso a febbraio, questo calo non riesce a compensare il grande balzo (+3,8%) registrato all’inizio dell’anno.

Stessi dati anche per la Banca d’Italia che nel suo bollettino mensile evidenzia come le richieste di cassa integrazione siano aumentate del 12% nei primi 3 mesi dell’anno, con una distribuzione omogenea su tutto il paese. Un dato che conferma il trend negativo già registrato nell’ultimo trimestre del 2012 che, secondo gli esperti di Palazzo Koch, è dovuto alla contrazione del comparto edile, in misura maggiore, e del comparto industriale.

► Allarme della BCE sulla disoccupazione nell’Eurozona

Il piccolo aumento del settore del terziario, infatti, non è riuscito a compensare questa forte diminuzione degli occupati.

 

 

Confindustria critica duramente l’operato del governo tecnico

 Si è consumato in diretta radio il duello tra Vincenzo Boccia, vicepresidente di Confindustria e il ministro uscente del welfare Elsa Fornero, che ha preso le parti sia del suo operato su pensioni e mercato del lavoro che quello di tutto il resto dei suoi colleghi.

► Mastrapasqua chiede una riforma del welfare

Confindustria, dalla voce di Boccia, fa sapere che le condizioni del paese sono peggiorate rispetto al 2011, anno in cui il governo tecnico di Mario Monti è stato chiamato a rimettere in sesto la disastrosa situazione.

Lo stato dell’economia reale è molto peggio di quel novembre e proprio per questo occorre una grande consapevolezza e la corresponsabilità di tutti di prendere consapevolezza di un’emergenza economica che il Paese vive da troppo tempo.

Questo è il pensiero di Confindustria, secondo la quale l’Italia sarebbe in una economia di guerra con il reddito procapite che è arrivato ai livelli del 1996. I problemi sono sotto gli occhi di tutti e Boccia chiede al governo di prendersene carico subito evitando soprattutto di peggiorare la situazione con delle nuove elezioni.

Immediata e durissima la reazione di Elsa Fornero che difende strenuamente ciò che ha fatto:

Il governo Monti è arrivato con la prospettiva realistica, cioè con l’alta probabilità di una crisi finanziaria e il compito che gli era stato dato era di allontanare questa prospettiva tragica: questo il governo ha fatto. Siamo stati accusati di essere un governo di austerità: mi ci riconosco in una riforma delle pensioni che è stata severa, ma voglio difendere la riforma del lavoro che guarda al futuro e crea le premesse perché si possa parlare di ripresa.

► La riforma Fornero non piace alle imprese più piccole

Quindi, in sostanza, il ministro dice di aver fatto, e con lei anche tutti gli altri, quello che si poteva fare in un paese ormai al limite del fallimento, e ribadisce anche che il problema degli esodati non è dipeso dalla sua riforma, ma da una mancanza di conoscenza della situazione reale del paese da parte del governo precedente dell’ammontare degli accordi aziendali stipulati.

Imprese ancora nella morsa del credit crunch

 Secondo il rapporto Congiuntura Flash rilasciato dal Centro Studi di Confindustria le imprese italiane continuano ad avere delle grandi difficoltà nel farsi concedere crediti e prestiti per le loro attività dalle banche e dagli istituti di credito: ad oggi, le aziende in difficoltà sono quattro su dieci.

► Le imprese italiane temono di chiudere

Nello specifico, il rapporto evidenzia che a febbraio 2013 il 15,3% delle aziende non è riuscita ad ottenere il credito richiesto (dal 6,9% del primo semestre 2011) e il 25,4% l’ha ottenuto ma condizioni penalizzanti.

La causa di questa ulteriore stretta del credito, secondo l’analisi della Confindustria,è da rintracciarsi, da un lato, nella difficile condizione delle famiglie il cui reddito non basta più a sostenere i consumi e, dall’altro, nel clima di incertezza del paese che spaventa gli eventuali investitori.

A peggiorare ulteriormente le condizioni di un’Italia alle prese, di già, con questa situazione ci sono anche le funeste previsioni per il futuro: i dati della Confindustria, infatti, evidenziano il perdurare dello stallo del mondo del lavoro – a gennaio si sono persi altri 97 mila posti di lavoro rispetto al dicembre del 2012 – facendo balzare il tasso di disoccupazione al 11,7%, contro l’11,3% in dicembre.

► Confindustria: Italia in piena emergenza credito

Il nodo da sciogliere nell’immediato, secondo Confindustria, è il Governo:

In assenza di una politica che indichi le priorità e la rotta, il rischio è che tutti gli attori stiano sulla difensiva e che il gioco per il Paese sia a somma negativa.

Squinzi lancia un appello al nuovo esecutivo

 Nonostante la nomina dei presidenti di Camera e Senato in Italia si è ancora in preda ad una grande confusione politica della quale fanno le spese, come sempre accade, i cittadini e le imprese.

► Il presidente Napolitano chiede misure urgenti per sbloccare i pagamenti delle PA

E’ Giorgio Squinzi, presidente di Confindustria, a chiedere al nuovo governo che si sta insediando in questi giorni di mettere in campo un programma solido e serio per dare un po’ di ossigeno alle imprese, ormai soffocate da fisco e dai pagamenti ancora bloccati delle pubbliche amministrazioni.

Quello che serve in questo momento al paese, secondo il leader degli industriali italiani, è

un governo che sia capace di governare, possibilmente stabile, che metta al centro della sua azione, anche prima di qualsiasi intervento politico o istituzionale l’attenzione all’economia reale.

Così i passi da fare nei primi 100 giorni di governo dovranno essere dettati dal buon senso, al di là delle divergenze politiche, perché, secondo Squinzi che ha un’esperienza imprenditoriale di quasi cinquanta anni, il paese, al momento è in preda al terrore che si manifesta con una spesa minima e nessun investimento.

► Giorgio Squinzi chiede azioni forti al nuovo governo e boccia Grillo

Quindi, sbloccare i pagamenti delle PA e far ripartire il credito, passi possibili allentando un po’ il rigore imposto dall’Europa per quanto riguarda il pareggio di bilancio.

 

 

Il presidente Napolitano chiede misure urgenti per sbloccare i pagamenti delle PA

 Dopo l’incontro con il presidente di Confindustria, Giorgio Napolitano ha fatto suo l’appello di Squinzi e ha voluto lanciare un forte messaggio al Governo: la situazione dell’economia italiana è in una fase molto critica ed è necessario prendere dei provvedimenti immediati e mirati per le aziende e le imprese che stanno ancora aspettando i pagamenti delle pubbliche amministrazioni.

► Ancora fermi i pagamenti della PA alle aziende

Quello dei pagamenti delle PA alle imprese è una nota dolente del sistema, come evidenziato spesso negli ultimi tempi da Giorgio Squinzi, maggiormente preoccupato, ora a causa della possibilità, sempre più concreta, di un rinnovato acutizzarsi della crisi delle attività produttive e dell’occupazione.

Una preoccupazione che il Capo dello Stato ha fatto immediatamente sua, tanto da lanciare, poco dopo la fine della riunione, un appello alla politica italiana perché l’economia reale venga posta nuovamente al centro dell’attenzione e, soprattutto, per sbloccare immediatamente i pagamenti delle pubbliche amministrazioni.

► Mancati pagamenti delle imprese italiane a quota 40 miliardi di euro

Considerata l’urgenza di sollevare le imprese da una pesante condizione anche sul piano delle disponibilità finanziarie – dice il presidente della Repubblica in una nota – risultano urgenti misure come quelle volte a rendere possibile lo sbocco dei pagamenti dovuti dalle Pubbliche amministrazioni a una vasta platea di aziende. Queste ed altre misure dovranno essere definite rapidamente attraverso le necessarie intese in sede europea, sollecitate dall’Italia e divenute ormai improcrastinabili.

Confindustria: Italia in piena emergenza credito

 Se avesse ragione Confindustria questa sarebbe la terza volta che l’Italia finisce nella morsa del credit crunch, dopo le prime due ondate del 2007-2009 e quella del 2011-2012.

► Calano i prestiti alle imprese e alle famiglie

Una situazione che potrebbe portare famiglie e imprese in condizioni ancora più difficili di quelle in cui si trovano in questo momento.

Confindustria denuncia un atteggiamento di chiusura da parte degli istituti di credito, con un numero di prestiti concesso sempre più basso e, di contro, tassi sempre più alti e

molte imprese rinunciano a chiedere crediti. Un terzo delle aziende ha liquidità insufficiente e molte con progetti validi vanno in crisi per carenza di fondi. Così, anziché lasciare il posto a una timida ripresa, la recessione può di nuovo aggravarsi.

Si è creato, in Italia, un circolo vizioso che deve assolutamente essere spezzato e per farlo deve il paese necessita di uno shock finanziario, una mossa adeguata che possa riportare il paese alla crescita economica. Quela potrebbe essere questo evento?

► Ancora fermi i pagamenti della PA alle aziende

Per Confindustria non ci sono dubbi: è il pagamento immediato alle imprese di 48 miliardi di euro di debiti commerciali della Pubbliche Amministrazioni, che porterebbe una serie di

eventi positivi a catena su tutto il circuito dei pagamenti e restituirebbe fiducia. Ripartirebbero i progetti di investimento accantonati, salirebbero i rating aziendali, favorendo l’erogazione di credito a tassi più bassi.