Le aziende in cui si lavora meglio nel mondo nel 2014

 Nel mercato del lavoro sono in genere abbastanza frequenti le classifiche delle aziende che costituiscono i migliori posti di lavoro per i loro dipendenti. E anche per il 2014 la classifica è stata stilata dai gestori di un social network americano,  24 – 7 Wall St, che ha a sua volta raccolto i dati presenti su un portale, Glassdoor, in cui i dipendenti delle grandi multinazionali americane rilasciano i propri commenti e le proprie impressioni. 

L’Ue boccia la Web Tax

Dopo mesi di attenta analisi, i sei esperti nominati dall’Unione Europea per fare il punto sulla tassazione delle grandi aziende digitali in suolo europeo, hanno detto no alla web tax, ovvero alla possibilità di creare una tassazione speciale per questa tipologia di imprese.

Il fine a cui tende l’analisi è cercare un modo per cui le aziende hi-tech paghino quanto dovuto e, quindi, il ripresentarsi di casi di elusione fiscale, veri o presunto, come piuttosto spesso è capitato in questi ultimi tempi.

Google vale più di Apple, la classifica dei brand più forti

 159 miliardi di dollari. E’ questo il valore che la Millward Brown Optimor, società che ogni anno stila la classifica BrandZ, ha dato a Google, e che ha permesso a Big G di essere il marchio che vale di più al mondo, battendo anche l’agguerritissima rivale Apple, per la quale il valore stimato dalla società è di 148 miliardi di dollari.

BrandZ, la classifica dei primi 100 marchi mondiali, mette in evidenza anche un altro dato piuttosto positivo: il valore totale dei 100 brand è di 2.900 miliardi di dollari, il 12% in più rispetto all’anno scorso, e la maggior parte delle posizioni sono occupate da aziende americane ed europee.

Google fallisce nella telefonia

 Ora che Google ha ammesso il fallimento nel settore della telefonia con la vendita di Motorola a Lenovo per circa 3 miliardi di dollari, sono credibili le sue aspirazioni più ambiziose in hardware?

L’azienda dice che la vendita di Motorola non significa che sta gettando la spugna. Questo non è il segnale di un cambiamento negli sforzi sugli hardware affermano dalla società. La dinamica dei mercati e degli affari nei settori della tecnologia sono molto diversi da quelli del settore della telefonia mobile e si opta per costruire nuovi prodotti per gli utenti all’interno di questi ecosistemi emergenti.

 

Le norme fiscali speciali per le società di internet considerate non valide

 

Google ha affrontato alcune difficoltà nel business mobile. L’acquisto di Motorola per 12,5 miliardi di dollari è stato un tentativo per diventare più simili a Apple. Gli operatori già forti sul mercato sono però difficili da intaccare. Il tentativo non ha portato molti frutti e Samsung prende il rimanente del mercato degli smartphone nella maggior parte del mondo. La grande eccezione è la Cina, dove le aziende locali sono messe meglio, ma Google non ha esattamente una storia di successo lì.

Motorola ha perso 797 milioni di dollari nel corso dell’esercizio chiuso nel mese di settembre. Era una azienda in difficoltà prima di essere comprata da Google, ma il suo acquisto non ha portato vantaggi specifici per il gigante della ricerca.

Le ultime mosse di Google verso beni fisici segnano un enorme espansione delle sue ambizioni. Alla base c’è la possibilità di sfruttare la più grande forza della società che sono i dati.

Dall’Italia arriva la Google Tax per i giganti del web

 Su un progetto simile la Francia ci lavorava da mesi, tanto da spaccare a metà più volte l’opinione pubblica. Eppure è stata l’Italia, prima in Europa, ad imporre una tassa ai giganti del web, le grandi multinazionali dei new media e dell’online che in quanto a strategia fiscale ne sanno una più del diavolo. 

Nessuna notizia sull’arrivo della carta di debito Google in Italia

 La carta di debito di Google non è ancora arrivata in Italia e non hanno notizie certe su quanto questo avverrà. L’azienda di Mountain View ha sviluppato a sua organizzazione sui pagamenti da dispositivi mobili nel 2011 per le necessità legate alle sue attività. Google ha creato Wallet, ma si sono registrati dei problemi tecnici. Alla base c’è il problema che molti esercizi non sono predisposti per eccettare i pagamenti attraverso queste transazioni.
Google a creato la carta di debito per superare questi problemi riscontrati per i pagamenti in quanto la tecnologia Nfc non è cresciuta ancora al punto da essere regolare. E ora è disponibile la carta di debito in diverse parti del mondo mentre in Italia ancora non è presente.
Il colosso di Mountain View ha creato quindi la sua carta che rientra nel circuito Mastercard ed è utilizzabile sia per fare gli acquisti online sia per i prelievi dai cricuiti Atm ossia i bancomat.
Il fatto che la carta di debito di Google non sia ancora arrivata in Italia dipende da diversi fattori. Non ci sono date certe sul lancio in Italia poiché c’è la questione delle spese legate alla sua gestione. Negli Stati Uniti non esistono costi gestione e nemmeno tasse su questo tipo di carte e anche i tempi per ricerverle sono molto rapidi. I tempi di attesa negli Stati Uniti sono di quindici giorni. In Italia tra costi e tasse la situazione è molto diversa e probabilmente bisognerà trovare una strada per fare in modo che Google possa inserire la sua carta di debito anche nel mercato italiano per gli acquisti online e non solo.

I titoli di Google volano in borsa e superano i 1000 dollari

 Sono più che brillanti i risultati di Google, sia sotto il profilo societario che sotto quello finanziario. Nel terzo trimestre del 2013 il colosso di Mountain View ha infatti ottenuto utili netti  pari a 2,97 miliardi di dollari su ricavi per 14,89 miliardi di dollari. Un risultato ancora più entusiasmante di quello conseguito l’anno precedente. 

Stretta di vite sul’evasione, l’UE in cerca di paradisi fiscali

 I paesi che cercano di attirare le grandi aziende e i grandi capitali con le loro morbide regole fiscali sono avvertiti: l’UE si è messa alla caccia di chi cerca di sottrarre denaro alle casse degli stati facendo accordi con le grandi aziende.

 L’Ocse presenta al G20 il piano anti – elusione

Nel mirino dell’Unione Europea, che ha fatto partire una serie di richieste, sono finiti paesi come Irlanda, Lussemburgo e Paesi Bassi che da sempre ospitano sul loro territorio molte grandissime aziende, per la maggior parte aziende hi-tech (vedi Google e Apple) che, nonostante i fatturati da capogiro che mettono a segno ogni anno, pagano delle cifre irrisorie al fisco.

Al momento l’Unione Europea non ha formalizzato nessuna accusa, ha solo voluto ‘mettere in guardia’ alcuni paesi che sembra facciano questo tipo di accordi: la sua azione al momento si limita solo alla richiesta di informazioni più dettagliate sulle politiche fiscali applicate.

In realtà l’UE ha un quadro ben chiaro di come i vari paesi applichino la tassazione, ma questa azione mira a portare allo scoperto, laddove esistono, i vari accordi e intese che le grandi aziende stipulano con i governi che le ospitano, come si sospetta sia già accaduto tra la Apple e Dublino.

Nel caso le risposte e le successive analisi dell’Unione Europea provino la sussistenza dell’evasione fiscale, l’UE potrebbe richiedere tutti gli arretrati.

► Gran Bretagna di nuovo contro Google

Lo scopo di questa azione è duplice: da un lato l’Unione Europea vuol mettere un freno a queste incresciose situazioni che rischiano di esacerbare una situazione economica e sociale già molto tesa e, dall’altro, c’è un’evidente necessità di far cassa.

Google delude ma continua a crescere

 Google, da troppo tempo coinvolto nei processi per elusione fiscale, è comunque un’azienda che continua a crescere. Peccato che la crescita in termini economici e finanziari non sia accompagnata da un incremento della reputazione sul mercato.

In questo particolare terreno d’azione, infatti, il mercato, Google delude ancora. In particolare gli investitori additano quel che è fatto per lo sviluppo della pubblicità sul mobile, oltre che il calo delle vendite. La flessione degli introiti è dovuta soprattutto alla perdita di appeal degli smartphone e dei tablet.

L’OCSE contro l’elusione fiscale

In generale, però, il fatturato continua a crescere e registra un ottimo +19 per cento, giungendo a quota 14,11 miliardi di dollari. Una crescita importante anche se posizionata sotto la soglia attesa dagli analisti che avrebbero voluto gioire al raggiungimento dei 14,46 miliardi di dollari.

In rialzo, intanto, ci sono anche gli utili che registrano un buon +16 per cento raggiungendo quota 3,23 miliardi di dollari. Nel secondo trimestre del 2012, usato per fare le necessarie comparazioni, gli utili si erano cristallizzati intorno ai 2,79 miliardi di dollari.

Google leader dell’adv mobile

Adesso, quindi, a Google non resta che convincere gli inserzionisti pubblicitari che tutto va a gonfie vele. Peccato che ci sia poco studio e poca applicazione riguardo le campagne pensate per i dispositivi mobili. Il fatto è che se la maggior parte delle ricerche è fatta tramite smartphone o tablet, è importante trascurare per un attimo i pc per concentrarsi di più sul mobile.