Moody’ conferma l’outlook negativo per l’Italia

 Un bilancio duro quello fatto dall’agenzia di rating Moody’s sul futuro dell’Italia che conferma il rating ‘Baa2’ con prospettive negative.

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Le motivazioni? Secondo Moody’s, ma non è certo una novità per il paese, l’Italia sta ancora soffrendo dello stallo politico creatosi dopo le elezioni e questa mancanza di un governo che, ora che si sta formando, potrebbe trasformarsi nella presenza di un governo senza un chiaro mandato, mette a rischio le riforme intraprese.

E senza queste riforme il paese non ha speranze di uscire dalla crisi, fatto che potrebbe portare gli investitori a perdere la loro fiducia e la mancanza di accesso ai mercati privati del debito.

Un quadro a tinte fosche, quindi, che Moody’s giustifica con la presenza di una recessione che si è mostrata più grave del previsto: l’agenzia ha di nuovo rivisto al ribasso le stime di crescita del pil per il 2013. La contrazione stimata era dell’1% che Moody’s, nell’ultimo bollettino, ha corretto al -1,8%.

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A pesare sull’Italia oltre all’incertezza politica e il rischio contagio proveniente dagli altri paesi in difficoltà ci sono l’aumento della disoccupazione, l’indebolimento della domanda interna, la debolezza del sistema bancario e il credito “limitato e costoso” per le piccole e medie imprese.

 

Moody’s penalizza Finmeccanica

La mannaia di Moody’s si abbatte anche su Finmeccanica. Un giudizio, quello dell’agenzia di rating relativo al debito della società, che pesa. Nell’aria c’è un pò di delusione anche da parte di ogni operatore che si attendeva numeri migliori di quelli approvati dal consiglio di amministrazione per quanto concerne il bilancio relativo al 2012. Il risultato, netto, è che il titolo Finmeccanica è il peggiore della Borsa ed è ceduto a piene mani con scambi molto al di sopra della norma.

2012

Nello scorso anno l’azienda ha dichiarato una chiusura in perdita netta. Un calo impressionante: 786 milioni dai 2,3 miliardi del 2011. Naturalmente il 2013 non si prospetta migliore: non verranno distribuiti dal gruppo dividendi agli azionisti. Se c’è un miglioramento dei margini è perché sono stati fatti tagli al personale, con il licenziamento di tremila persone nella filiale americana Drs.

Nessuna riduzione del debito

Ci si aspettava dunque qualcosina in più in termini di guadagni ma anche sul lato orders. Invece, è cambiato ben poco e in più non sono stati fatti passi in avanti sulla riduzione del debito.

D’altronde, il piano di rientro contemplava la cessione delle controllate nel settore dell’energia e dei trasporti, operazioni stoppate dalla politica per l’opposizione sia dei sindacati sia dei partiti a livello territoriale.

Per Moody’s l’Italia rischia il downgrade

L’incertezza sul prossimo governo in Italia e la situazione di ingovernabilità che al momento sembra essere irrisolvibile sono stati i risultati delle elezioni politiche che hanno portato al rischio per l’economia nel nostro Paese.

La giornata a Piazza Affari all’indomani delle elezioni

Ieri la Borsa e lo Spread hanno risentito in maniera negativa di questa situazione politica. Ora c’è il rischio che il debito italiano arrivi a un downgrade da parte di Moody’s. Per l’agenzia di rating c’è la possibilità di nuove elezioni e non c’è la sicurezza che si arrivi a un governo stabile anche in questo caso. Moody’s in una nota ha detto: “Invece di migliorare la visibilità sulla direzione politica del Paese, le recenti elezioni in Italia hanno aumentato il rischio che la fase di riforme avviata dal governo Monti possa sospendersi, se non completamente bloccarsi”.

La Borsa affonda dopo la vittoria dell’ingovernabilità

Moody’s si concentra quindi sull’importanza delle riforme iniziate da Monti e dal fatto che la situazione di incertezza in Italia può influenzare tutta l’Europa, che è la terza economia europea e il primo mercato obbligazionario, e può, in particolare, aumentare i problemi per la Spagna e il Portogallo.

Il giudizio di Moody’s sul debito italiano è Baa2. Questo livello è solo due livelli sopra il giudizio che è chiamato “junk”, cioè spazzatura. Per Standard and Poor’s il livello del debito italiano è a BBB+ e quindi tre livelli sopra il grado “non investment”, mentre per Fitch il livello è A- e quattro livelli sopra il giudizio “junk”.

La Gran Bretagna perde la Tripla A

Il Regno Unito perde la Tripla A. una notizia a sorpresa che è arrivata da Moody’s Investors Service che ha declassato il credito britannico portandolo da AAA a AA1. Alla base della decisione dell’agenzia di rating Moody’s ci sono le deboli prospettive di crescita economica nel medio termine del Regno Unito. Moody’s ha detto: “Nei prossimi anni la crescita continuerà a mostrarsi debole con ripercussioni sul programma di risanamento dei conti pubblici che si protrarrà anche nella prossima legislatura”.

Moody’s conferma l’outlook negativo sugli Stati Uniti

Dal governo britannico si dicono sorpresi della decisione soprattutto per i tempi. George Osborne, ha detto il declassamento non cambia gli obiettivi del governo per la riduzione del debito. Il premier Cameron aveva parlato di un programma di riduzione del debito fino al 2015. Il partito laburista di opposizione ha parlato di un cambiamento della strategia politica dicendo che è necessario dare maggiore peso alla crescita piuttosto che alla riduzione del deficit.

Le stime diffuse dalla Commissione Europea parlano di un deficit della Gran Bretagna che dovrebbe salire al 7,4% dal 6,3% del 2012.

La situazione di debolezza economica dovrebbe portare la banca centrale britannica a rinforzare il piano di allentamento quantitativo. La scorsa settimana il Monetary Policy Committee della Bank of England ha messo in evidenza l’aumento a tre dei componenti del comitato favorevoli ad aumentare il programma di allentamento quantitativo.

Moody’s conferma l’outlook negativo sugli Stati Uniti

 Moody’s, che proprio ieri ha declassato Telecom, oggi ha diramato un’altra nota in cui ha fatto sapere che l’outlook per gli Stati Uniti d’America rimane negativo.

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La ripresa è appena iniziata ma la strada è ancora lunga e costellata di difficoltà, soprattutto per i forti dubbi che si profilano per la stabilizzazione del settore pubblico. Il problema, nonostante i provvedimenti anche dolorosi presi negli ultimi mesi, è la discontinuità delle entrate fiscali e sulle spese per il sistema di assistenza sanitario Medicaid.

Lo stesso vale per le manovre di riduzione del deficit federale che, invece di apportare benefici all’economia statunitense, potrebbero rivelarsi una barriera alla crescita del paese.

Secondo Kimberly Lyons, assistant vice president and analyst di Moody’s, però, anche se i rischi sono più che tangibili, l’economia americana può contare sul sostegno di

economie diverse e grandi, da un basso livello del debito rispetto ad altri settori globali e da una forte flessibilità fiscale contro i rischi economici.

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E’ dal 2008 che l’outlook di Moody’s sul settore pubblico americano è negativo e la stessa agenzia sottolinea che, se si vuole che torni positivo, è necessario che la crescita economica sia costante e che i piani fiscali pubblici tornino ad essere bilanciati a livello strutturale. Inoltre, deve essere risolta la questione dei tagli delle spese federali sulle economie degli Stati e sulle finanze rispetto alle attese attuali.

Moody’s declassa Telecom

 La motivazione che l’agenzia di rating Moody’s ha dato al declassamento di Telecom deriva dalle cedole recentemente emesse dalla società di telecomunicazioni.

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Secondo l’agenzia, infatti, la riduzione della cedola e il piano di emissione di bond ibridi fino a 3 miliardi di euro non sembrano essere sufficienti a compensare le possibili perdite previste dal rallentamento del mercato interno. Quindi il rating di Telecom passa da Baa2 a Baa3 con outlook negativo, il quale riflette il contesto critico dell’economia italiana.

Il rischio legato al rallentamento del mercato interno, secondo Moody’s, è molto alto per la società italiana:

Anche se Telecom Italia ha parzialmente mitigato l’effetto di un mercato molto difficile, i risultati di fine anno rivelano un deterioramento di fatturato ed Ebitda domestici e il mancato raggiungimento dell’obiettivo di una posizione finanziaria netta a 27,5 miliardi.

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L’obiettivo che dovrebbe raggiungere Telecom con questa strategia sul debito è una posizione finanziaria netta a 27 miliardi per fine 2013, ma le pressioni interne ed esterne sull’azienda sono tropo alte. A dimostrare queste difficoltà anche il mercato: dopo l’annuncio del taglio del rating il titolo Telecom ha perso il 3,5%.

Bloomberg sconfessa le agenzie di rating

 A pronunciare una sorta di veto sulla libertà di azione delle grandi agenzie di rating è stata per prima l’Unione Europea che, solo pochi giorni fa, ha raggiunto un accordo sulle nuove regole che queste dovranno seguire nella pubblicazione delle loro valutazioni. L’UE ha posto il limite massimo di tre valutazioni annue e l’entrata in gioco anche delle agenzie più piccole.

All’accordo europeo segue la dichiarazione di Bloomberg, la maggiore agenzia economica americana, che ha pubblicato un giudizio impietoso sull’operato di Moody’s e di Standard&Poor’s le quali, nel corso dell’ultimo anno, avrebbero sbagliato la metà delle loro previsioni, come dimostra l’andamento del mercato sui titoli presi in considerazione.

32 i casi esaminati e una percentuale di errore del 53%, la peggiore dall’inizio del controllo dei report di valutazione da parte di Bloomberg che se ne occupa dal 1947. Tutti casi i cui i mercati non hanno preso in considerazione le indicazioni delle agenzie sul credit outlook e sono andati nella direzione opposta. Il caso più eclatante è quello del taglio del rating della Francia i cui titoli di stato sono immediatamente saliti.

Sono in molti, quindi, a voler ridimensionare il ruolo delle agenzie di rating: Europa, Stati Uniti e anche la Cina che ha aperto una sua agenzia nazionale sulla quale fare affidamento.

 

Avanzano le trattative, ma il Fiscal Cliff zavorra il Pil americano

 Nel rapporto di Moody’s Analytics firmato dal capo economista Mark Zandi si legge che, dato per raggiunto l’accordo tra democratici e repubblicani per evitare il Fiscal Cliff, l’economia americana continuerà a sentirne il peso per tutto l’anno a venire. I cambiamenti proposti da Obama, se verranno accettati al Congresso – aumento delle introiti fiscali da 1.400 miliardi in dieci anni grazie anche alla riduzione degli sgravi fiscali – peseranno sul Pil per l’1,25%.

“Gli impedimenti alla crescita saranno significativi, soprattutto nella prima metà dell’anno, ma gestibili. Con ulteriore chiarezza su tasse e budget, le aziende, le banche e le famiglie dovrebbero tornare ad essere più aggressive su investimenti, assunzioni, prestiti e spese.”Gli impedimenti alla crescita di cui si parla nel rapporto di Moody’s sono la scadenza degli sgravi fiscali dell’era Bush, che comporterà un aumento della pressione fiscale per i grandi patrimoni (questo è il punto su cui i repubblicani stanno cercando maggiori opposizioni), la riduzione dell’aumento delle aliquote e i tagli della spesa.

Barack Obama continua a lavorare alacremente per raggiungere l’accordo, che deve essere raggiunto entro e non oltre la fine dell’anno.

Anche la Gran Bretagna rischia di perdere la tripla A

 Anche su Londra si potrebbe abbattere la scure delle agenzie di rating. La Gran Bretagna rischia di perdere la tripla A di valutazione sul debito, tanto da Moody’s quanto da Fitch. Il problema? La ripresa della crescita inglese potrebbe essere più lenta di quanto previsto.

Moody’s per prima ha lanciato l’allarme (era la metà di novembre quando gli analisti dell’agenzia hanno, per la prima volta, ventilato questa possibilità) e attende che venga pubblicato l’Autumn Statement, documento con il quale il premier Cameron potrà dimostrare il ritmo del risanamento dei conti e le prospettive di crescita.

Solo se Cameron dimostrerà che le misure di austerity prese fino ad ora stanno portando a dei risultati reali potrà evitare  il rischio di vedersi abbassare il rating del debito nei prossimi 18 mesi. Un periodo piuttosto lungo in cui il paese deve assolutamente rispettare le promesse fatte e dimostrare di essere riuscito a evitare una nuova recessione.

Il fatto che tutte e tre le agenzie di rating abbiano deciso di sottoporre a revisione il debito inglese è una chiara mossa preventiva. Come ha dichiarato George Osborne, cancelliere dello Scacchiere:

Questo di Moody’s deve suonare come un avvertimento: Gran Bretagna non spendere tanto e non accedere a troppi prestiti, altrimenti rischi di perdere la tua solidità.

Moody’s: società Emea a rischio anche nel 2013

 Moody’s investors service ha  pubblicato oggi il rapporto di valutazione “Emea corporates: 2013 outlook“, da cui emerge che la situazione delle società non finanziarie dell’Emea (Eurozona, Medio Oriente e Africa) non miglioreranno nel prossimo anno, anzi, i declassamenti saranno superiori alle promozioni.

A livello di emittenti, si prevede una persistente fragilità del credito, con un numero di declassamenti che probabilmente continuerà a superare quello delle promozioni per il 2013

E’ quanto affermato da Jean-Michel Carayon, senior vice president di Moody’s e co-autore del rapporto, secondo il quale la crescita prevista sarà limitata dalle costanti misure di austerità intraprese dai governi, le quali avranno come conseguenza smorzamento della spesa dei consumatori, che andrà a colpire telecomunicazioni, vendita al dettaglio e produzione automobilistica.

Il rapporto di valutazione di Moody’s parla anche di un possibile rischio di un contagio economico che parte dal sud dell’Europa e si sposta verso il nord, che si accompagna ad un rallentamento della crescita di alcune delle economie emergenti, in modo particolare di quella cinese, che potrebbe incidere sui profitti delle società europee che hanno concentrato gli investimenti in queste zone.

La liquidità delle società sarà ulteriormente erosa nel 2013 dal deterioramento dovuto alla crisi del debito sovrano, che risentirà, conclude il rapporto, della crescente difficoltà nella concessione dei crediti.