Stipendi, quanto guadagna un manager in Italia?

I bonus sono milionari, le buonuscite sono d’oro. Poi ci sono premi alla carriera e una pioggia di “azioni-omaggio”.

La Svizzera è il Paese con i salari più alti

Lo stipendio medio annuale di un lavoratore in Svizzera ammonta a circa 66 mila franchi, ovvero 63 mila e 500 euro. A calcolarlo è l’Ufficio di Statistica della Confederazione.

Blocco salari PA, la risposta dei sindacati

“Se il Governo Renzi pensa di umiliare ulteriormente i dipendenti pubblici allora la nostra risposta non potrà essere che la mobilitazione”: è il commento di Rossana Dettori, segretario generale Fp-Cgil, sulla scelta “intollerabile” della “prosecuzione del blocco della contrattazione.

Quanto hanno guadagnato i lavoratori dipendenti italiani nel 2013?

 Volete sapere quanto hanno guadagnato i lavoratori dipendenti italiani nel corso del 2013? La risposta a questa domanda è ora molto semplice, perché il MEF, il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha reso pubblici i dati relativi agli stipendi e ai redditi medi guadagnati dagli italiani nel corso dell’anno passato, desunti dalle stesse dichiarazioni conferite dai lavoratori. 

Gli amministratori delegati più pagati

 Sono sempre di meno, ma i loro stipendi continuano a salire di anno in anno. Sono i chief executive delle maggiori aziende quotate americane, i più ricchi tra i ricchi, quelli che ogni anno vedono cedolini con cifre da capogiro.

A stilare la classifica degli amministratori delegati più ricchi è stato lo Hay Group insieme al Wall Street Journal.

Quanto guadagnano i ministri italiani?

 La scadenza era stata fissata ad oggi, giorno in cui i redditi dei ministri italiani, come voluto da Monti con un apposito decreto, avrebbero dovuto essere pubblicati sul sito della Presidenza del Consiglio, e così è stato.

I ministri hanno reso note le loro dichiarazioni dei redditi dalle quali è possibile evincere sia quanto guadagnano con le attività e i loro possedimenti. Vediamo allora quali sono i redditi dei ministri italiani.

Padoan precisa che gli 80 euro in busta paga non saranno una tantum

 Il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan risponde a chi ha criticato il governo sulla questione dell’aumento di 80 euro in busta paga per i lavoratori che guadagnano meno di 1.500 euro al mese. Le critiche sono state centrate soprattutto su due versanti, uno concerne le coperture e un altro la stabilità di questo provvedimento. Il governo, già nella conferenza stampa con il Presidente del Consiglio Matteo Renzi dopo il Consiglio dei Ministri, ha confermato che le coperture si sono trovate nei tagli della spesa pubblica e che l’aumento non è una tantum ma sarà stabile.

Il ministro Padoan ha affermato che “Il bonus di 80 euro deve essere permanente altrimenti è inutile”. Il ministro ha continuato riprendendo un’altra critica, cioè quella che riguarda l’estensione del provvedimento per i pensionati e per chi guadagna meno di 8 mila euro l’anno, compresi i lavoratori autonomi. Padoan sull’allargamento del provvedimento ha detto: “Aumentare la platea compatibilmente con le risorse. Guarderemo anche ai pensionati a basso reddito”. Risorse che, come detto, riguardano il taglio della spesa pubblica e il ministro ha affermato:”Anche Regioni ed Enti locali dovranno fare la loro parte in egual misura che lo Stato, con meccanismi che premieranno che spende meglio”.

 

Riforme, l’Eurogruppo spinge l’Italia di Renzi

 

Padoan ha parlato in un’intervista al Corriere della Sera e ha fatto riferimento anche alla situazione economica: “C’è una ripresa dell’economia che è ancora debole ma che si sta pian piano rafforzando. Dare uno stimolo alle famiglie a reddito medio – basso può avere un effetto immediato”. L’aumento dei consumi per far riprendere l’economia sembra quindi un primo elemento che si aspetta il governo e il ministro da questo scelte.

Una normativa europea sugli stipendi dei manager?

 Le società quotate dell’Unione europea dovranno ottenere l’approvazione degli azionisti sulle retribuzioni per i loro top manager. Questa è la proposta di un progetto di legge volta a rendere le imprese più responsabili verso gli investitori e in grado di affrontare la loro indignazione per gli alti aumenti di stipendi dei manager.

Il capo dei servizi finanziari Michel Barnier ha proposto di realizzare la legge per i 28 Paesi dell’Ue che riguarda i diritti degli azionisti e la pianificazione aziendale. Barnier vuole mantenere la retribuzione dei manager in linea con le prestazioni di una società, a seguito di una protesta pubblica contro gli enormi aumenti salariali per alcuni top manager in un momento di alta disoccupazione e austerità per gran parte dell’Europa.

 

Lupi risponde a Moretti sugli stipendi dei manager pubblici

 

In Francia, dove gli azionisti non hanno voce in capitolo sulla remunerazione dei dirigenti, la retribuzione è aumentata del 94 per cento tra il 2006 e il 2012, mentre i prezzi medi azionari sono diminuiti di un terzo. In Italia c’è una situazione abbastanza simile. Barnier ha comunque affermato che l’obiettivo non è impostare i salari per le imprese in generale in quanto non siamo più in un’economia di comando. Il suo piano è tra le ultime misure di politica su cui dovrà decidere il Parlamento europeo che sarà rinnovato il prossimo mese. Le misure devono essere approvate dai membri dell’Ue e dal Parlamento europeo per entrare in vigore.

In base alle proposte, circa 10 mila aziende quotate in Europa dovrebbero pubblicare informazioni chiare e comparabili sulla loro politica di remunerazione per i dirigenti e cercare il supporto degli azionisti ogni tre anni. La politica sulla retribuzione deve spiegare come contribuisce agli interessi a lungo termine della società e indicare un importo massimo di retribuzione per i dirigenti.

I sindacati soddisfatti della copertura sul taglio dell’Irpef

 Il Consiglio dei Ministri, approvando il Documento di economia e finanza (Def), ha trovato le coperture per le riforme e il taglio delle tasse che sono state proposte all’incirca il mese scorso. È confermato l’aumento di circa 80 euro netti nella busta paga dei lavoratori dei settori pubblico e privato che percepiscono uno stipendio netto non superiore ai 1.500 euro al mese. Superate quindi le preoccupazioni che non si riuscisse a trovare la copertura finanziaria per l’operazione.

I sindacati esprimono soddisfazione per la conferma dell’aumento degli stipendi basato sul taglio del cuneo fiscale, con la riduzione dell’Irpef. Il segretario della Uil Luigi Angeletti ha affermato: “Finalmente un governo che mantiene le promesse. Alla fine di maggio 10 milioni di lavoratori avranno un aumento in busta paga grazie alla riduzione delle tasse. Abbiamo fatto un vero passo avanti. Valuteremo attentamente il documento quando sarà pubblicato”.

 

► Nel Def stime di crescita riviste e più soldi per pagare i debiti della Pa

 

Per la Cisl bisogna ora fare in modo che questo aumento non sia una pratica momentanea ma diventi stabile. Il segretario Bonanni ha detto: “Speriamo che non sia una quattordicesima una tantum e che gli 80 euro ai redditi fino a 1.500 euro al mese diventino strutturali anno per anno”.

Come si sapeva già dai commenti dopo la proposta dell’aumento in busta paga per i lavoratori, i sindacati sono d’accordo con questa scelta. Il dibattito tra governo e sindacati, e probabilmente uno sconto, si potrà avere sul terreno della riforma del mercato del lavoro. In effetti, Cgil, Cisl e Uil non sono d’accordo con le proposte del governo Renzi e hanno annunciato battaglia.

Renzi lancia la campagna “E voi cosa tagliereste?”

 Il Presidente del Consiglio Matteo Renzi esprime soddisfazione per l’approvazione del Documento di economia e finanza (Def) da parte del Consiglio dei Ministri. Le coperture per le riforme proposte sono state trovate e tra queste anche quella del taglio del cuneo fiscale che porterà all’aumento di 80 euro degli stipendi dei lavoratori dipendenti del settore pubblico e privato.

Renzi ha affermato: “I gufi sono serviti, avevano detto che avrei tagliato la sanità e invece taglio gli stipendi dei dirigenti pubblici e faccio pagare un miliardo alle banche”.

 

Def e spending review, la sfida del governo Renzi

 

In una intervista al Corriere della Sera, il Presidente del Consiglio ha detto che gli italiani potranno partecipare alla scelta dei tagli da fare nella campagna “E tu cosa taglieresti?”. Renzi ha affermato: “Partiamo subito e chiediamo ai cittadini di segnalarci sprechi, enti inutili, complessità burocratiche, privilegi odiosi e pasticci amministrativi”.

Sul Def il premier ha anche detto che chi critica il fatto che non c’è riferimento alla lotta all’evasione avrà una risposta e che è possibile che ci saranno tagli sulle spese per la difesa. Il Def rivede la crescita e su questo Rendi ha affermato: “Noi stimiamo la crescita nel 2014 allo 0,8% non all’1,1%. Siamo rigorosi, ma sarei contento se fossimo smentiti in positivo. Stiamo dando numeri non ballerini come speravate voi. Il ministro Padoan è partito dal Piano nazionale delle riforme che manderemo all’Europa alla fine del mese e verrà valutato a maggio. Le riforme sono centrali e strategiche, precondizione per la ripresa economica e sono non solo un punto di orgoglio ma un impegno morale da parte nostra”.