La politica monetaria della BCE non è mai stata gradita alla Germania. Nel tempo, a Berlino il governatore Mario Draghi ha goduto sempre di poca simpatia, tuttavia sinora aveva potuto contare sull’appoggio non ufficiale, ma sostanziale, della cancelliera Angela Merkel e del suo governo. Nelle ultime settimane, qualcosa si è rotto e la causa non è misteriosa.

Nei giorni scorsi Schaeuble si è congratulato ironicamente con Draghi, accusandolo di essere il principale responsabile del successo degli euro-scettici di Alternativa per la Germania, un partito della destra anti-euro, anti-immigrati e contrario alle misure ultra-accomodanti della BCE. Il leader dei conservatori bavaresi della CSU e governatore Horst Seehofer ha lanciato dal canto suo l’allarme Altersarmut, ovvero sulla povertà nel paese tra gli anziani.

Alcune proiezioni ufficiali rilevano che quasi la metà dei tedeschi, che andranno in pensione nel 2030, godrà di un assegno mensile inferiore al minimo previsto dall’assistenza sociale. All’origine di questo fenomeno vi sarebbero i rendimenti scarsi di questi anni sui mercati, che non permetterebbero al montante contributivo accumulato di crescere adeguatamente. E cosa, se non la politica di Draghi, ha azzerato i rendimenti?

Il problema non è più soltanto ideologico, ma sta diventando sociale nella principale economia dell’Eurozona, tanto che anche il vice-cancelliere, il socialdemocratico Sigmar Gabriel, si è detto intenzionato a porre uno stop al calo costante della percentuale dell’assegno pensionistico, in rapporto al salario.

Qualche giorno fa, a porte chiuse, la cancelliera Angela Merkel avrebbe riconosciuto che i bassi tassi rappresenterebbero un problema, pur non citando né Draghi, né la BCE. Il centro-destra tedesco sarebbe ora unito nel contrastare sul piano politico l’azione del governatore italiano, in vista delle elezioni federali dell’anno prossimo, quando rischia di perdere consensi alla sua destra proprio sull’insoddisfazione dei risparmiatori.

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