Gli effetti del referendum sulla Brexit sono ancora tangibili presso i mercati, reduci da giorni di crolli vertiginosi e di improbabili recuperi in tempi record per colmare il gap con le vendite del periodo.

Gli effetti del referendum sulla Brexit sono ancora tangibili presso i mercati, reduci da giorni di crolli vertiginosi e di improbabili recuperi in tempi record per colmare il gap con le vendite del periodo.

Le Borse europee tentano il rimbalzo, capitanate dalla sterlina, dopo la caduta libera iniziata lo scorso venerdì a seguito dei risultati del referendum inglese che ha decretato la vittoria della Brexit e il prossimo avvio della prassi per uscire l’uscita dall’Unione europea da parte della Gran Bretagna.

La crisi? E’ ovunque. Anche ad Abu Dhabi, dove le banche fanno i conti con le sofferenze, causate soprattutto dal calo dei prezzi del petrolio.

A nove giorni dal referendum, i riflettori sono tutti puntati sulla Gran Bretagna e sulla possibilità in continuo aumento di Brexit. L’uscita del Paese dall’Ue è sempre più probabile e incute non poca paura presso gli addetti ai lavori.

Il prezzo del petrolio sta continuando a salire. In due mesi, partendo da marzo, il costo del greggio è aumentato del 40 per cento ma è un effetto che molti analisti identificano come temporaneo. L’Economist propone un’analisi interessante del fenomeno.
Le detrazioni fiscali a favore della casa si aggirano intorno ai 5,8 miliardi di euro e hanno interessato complessivamente undici milioni di beneficiari: si tratta dei bonus per le ristrutturazioni, le riqualificazioni energetiche, l’acquisto di mobili e i canoni di locazione, inerenti l’anno d’imposta 2014, di cui i contribuenti hanno usufruito nelle dichiarazioni dei redditi 2015.

Una grossa fetta di mercato, nel settore del lusso, è italiana. Sono ben 222 i miliardi di dollari di fatturato generati dalle vendite dei primi 100 gruppi al mondo (+3,6%). L’Italia puo’ vantare 29 aziende nella Top 100, ed è il primo Paese per numero di aziende nel settore.

La PBoC, Banca centrale cinese, ha deciso di svalutare lo yuan dello 0,16% nei confronti del dollaro. Il cambio tra il biglietto verde e la valuta di Pechino è dunque passato da 6,5688 di ieri a 6,5793.

Sarà l’Asia a trascinare la risalita dei prezzi del petrolio, tuttavia il mercato inizierà a rimettersi in sesto soltanto a partire dal 2017. Le quotazioni del greggio, infatti, sono ancora condizionate da un eccesso di offerta a fronte di un calo della domanda.
Il clima di fiducia pervade le Borse europee. Merito del recupero del petrolio. Il Brent ha nuovamente superato la soglia dei 50 dollari al barile, per via del calo delle scorte settimanali negli States. Un calo più alto del previsto. Non succedeva da ben sette mesi.
