Cosa succede con la vendita di Cassino da parte di Stellantis a Dongfeng

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Viviamo un momento durante il quale in tanti si stanno chiedendo cosa succederà con la vendita di Cassino da parte di Stellantis a Dongfeng. Il panorama automobilistico europeo sta attraversando una fase di profonda ristrutturazione, con Stellantis al centro di una manovra strategica volta a risolvere il critico problema della sovraccapacità produttiva. Secondo indiscrezioni riportate da Bloomberg, il colosso guidato da Antonio Filosa starebbe valutando soluzioni drastiche per ottimizzare il proprio network industriale, che conta circa venti siti di assemblaggio nel Vecchio Continente.

Stellantis

Le opzioni sul tavolo: condivisione o vendita dopo la vendita di Cassino da parte di Stellantis a Dongfeng

L’eccedenza produttiva di Stellantis è stimata in circa quattro impianti, una zavorra che il gruppo intende alleggerire attraverso partnership o cessioni dirette. Sotto i riflettori sono finiti siti storici come:

Rennes (Francia)

Madrid (Spagna)

Cassino (Italia)

L’interlocutore privilegiato in questa fase preliminare sembra essere la cinese Dongfeng Motor Corporation. Le due realtà vantano un legame storico e sono già in corso colloqui per una possibile collaborazione che preveda la produzione congiunta di veicoli, sia in Europa che nel mercato asiatico. Delegazioni cinesi hanno già effettuato sopralluoghi tecnici a Rennes e Madrid, segnale che l’ipotesi di una gestione condivisa per saturare le linee produttive è concreta. Tuttavia, Stellantis non chiude la porta ad altri costruttori orientali, mantenendo un approccio aperto e flessibile.

Un equilibrio tra industria e politica

La questione non si esaurisce tra i bilanci aziendali, ma assume una forte connotazione politica. La razionalizzazione è già partita con il sito di Poissy, la cui chiusura prevista entro il 2028 sta già innescando proteste sindacali e preoccupazioni per l’indotto, colpendo fornitori di primo piano come Forvia e Lear Corporation. Le reazioni dei governi nazionali sono divergenti, ma ugualmente caute:

Francia: qualsiasi accordo con capitali cinesi è destinato a finire sotto la lente d’ingrandimento, specialmente con le elezioni presidenziali alle porte. La tutela della sovranità industriale resta un tema caldissimo per l’Eliseo.

Italia: il governo sembra mostrare un’apertura pragmatica. Il Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha ribadito la disponibilità del Paese ad accogliere investimenti esteri che possano rilanciare poli come quello di Cassino, inserendoli in una visione di sistema nazionale.

In definitiva, Stellantis sta giocando una complessa partita a scacchi. L’obiettivo è trasformare impianti sottoutilizzati in hub tecnologici condivisi, riducendo i costi fissi senza però smantellare completamente la propria presenza territoriale, in un mercato sempre più influenzato dall’avanzata dei brand cinesi.