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Dottori di ricerca, reddito più alto per chi lavoro all’estero

Anche il massimo grado di studio non garantisce uno stipendio elevato se si rimane in Italia.

 La mobilità e la predisposizione a cambiare sede di studio o di lavoro rimane una delle qualità più apprezzate dei curricula dei candidati di tutti gli ambiti di lavoro. Ma questa caratteristica assume ancor maggior rilievo quando il candidato ha raggiunto i livelli più alti dell’istruzione.

Parliamo dei dottori di ricerca, di coloro che hanno speso tempo ed energie per specializzarsi in un campo di studi e che hanno la possibilità di riuscire a guadagnare delle cifre piuttosto elevate, ma solo se sono disposti ad andare all’estero o quantomeno a spostarsi sul territorio nazionale.

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A mettere in evidenza questa disparità di retribuzione tra gli expats, ovvero coloro che studiano e lavorano all’estero, e coloro che rimangono in Italia è l’Isfol nel suo studio sulla Mobilità Geografica dei Dottori di Ricerca.

La differenza non è da poco: gli expats arrivano a percepire uno stipendio annuo medio di 29.022 euro, molto di più di coloro che si sono spostati ma solo entro i confini nazionali, che percepiscono una media di 20.524 euro annui, e soprattutto di coloro che non si sono spostati affatto, studiando e lavorando nella stessa regione, che riescono a percepire non più di 19.180 euro all’anno.

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Nonostante questo, i dati dell’Isfol mettono in evidenza una certa reticenza all’espatrio: su 5.000 dottori di ricerca esaminati dall’Istituto che hanno conseguito il titolo nel 2006, solo il 7,5% ha deciso di andare all’estero, contro il 12,2% che si è spostato tra le diverse regioni italiane e l’80,5% che ha studiato e lavorato nella sua regione di origine.