Fincantieri: il piano di rilancio del sito di Castellammare di Stabia convince i sindacati

Fincantieri ha illustrato il nuovo piano di rilancio dello stabilimento di Castellammare di Stabia ai delegati delle Rappresentanze sindacali unitarie, i quali nei giorni scorsi avevano espresso preoccupazioni e perplessità per le intenzioni dell’azienda di voler modificare la struttura catieristica stabiese.

Come spiegato da Marco Grillo, responsabile delle risorse umane del Gruppo Fincantieri, ai sindacati, il piano muove nell’ottica di aumentare la potenzialità della struttura, rendere il cantiere più funzionale e competitivo, assicurando lavoro per i prossimi dieci anni.

Con il riammodernamento si prevede un aumento della produttività del 40%, con relativi risvolti occupazionali. I lavori per modificare la struttura cantieristica dovrebbero durare pochi mesi: verranno realizzati una piattaforma semisommergibile e un sistema di carrelli, che permetteranno di varare costruzioni di stazza maggiore.

Il nuovo piano industriale è stato approvato dalla rappresentanza sindacale unitaria (RSU) di Stabia (FIM-FIOM-FAILMS). L’unico vincolo è che il progetto “dovrà svilupparsi così come presentato”.

I sindacati sostengono che “per rendere tutto ciò attuativo, c’è bisogno di un forte intervento delle istituzioni a partire dalla quota parte per gli investimenti previsti sulle aree demaniali, mentre l’azienda già si è resa disponibile a supportare economicamente la parte di adeguamento infrastrutturale non ancora quantificata”.

Sui lavori di ammodernamento del sito stabiese, i sindacati vigileranno attentamente, come scrivono in un comunicato diramato a fine incontro, “affinché il tutto venga realizzato per garantire il futuro al nostro stabilimento”.

Fincantieri andrà ad approvare il nuovo piano tra marzo e aprile 2019 e la sua attuazione di concluderà nell’arco di un quinquennio.

Si tratta di un piano che aumenterebbe di circa il 40% la capacità produttiva, con chiari risvolti anche dal punto di vista occupazionale.

Gli investimenti prevedono per lo stabilimento di Castellammare l’eliminazione dello scalo di varo e la realizzazione di una piattaforma semisommergibile e un sistema di carrelli mobili che permetterebbe di varare navi di stazza maggiore, oltre a tronconi per unità da crociera.

“Tale sistema – è il commento che arriva da Fincantieri -, utilizzato da anni e con ottimi risultati nel cantiere ligure di Riva Trigoso, unitamente ad un piano di interventi volti principalmente al recupero di spazi e all’efficientamento dell’area scafo, consentirebbe di abbattere i costi di produzione, rendendo così possibile la costruzione a costi competitivi di più navi, anche in parallelo, oltre a tronconi per unità da crociera con il rispetto delle stringenti tempistiche imposte dai programmi”.

L’azienda assicura che senza questi interventi “il cantiere stabiese si potrebbe trovare in futuro con un carico di lavoro ridotto proprio per l’impossibilità di costruire tronconi a supporto dei siti di Marghera e Monfalcone”, questo perché le navi che questi stabilimenti dovranno realizzare “hanno dimensioni tali che superano la capacità di varo in larghezza che lo scalo attuale può assicurare”.

“Tutte queste azioni – evidenzia la società – assicureranno una capacità maggiore al cantiere che, in questo modo, diventerà ancor più strategico nell’ambito del Gruppo”.

Tercas e Caripe, è fusione: convergono nel Gruppo Banca Popolare di Bari

La fusione per la integrazione di Banca Tercas e Caripe nel Gruppo Banca Popolare di Bari è stata effettuata: come previsto dal piano industriale 2016-2020, dunque, i due Istituti bancari abruzzesi sono stati accorpati in quella che a tutti gli effetti è la banca più grande del Meridione. Raggiunti gli accordi con i sindacati che, dal canto loro, esultano per avere salvaguardato circa trecento posti di lavoro che in un primo momento sembravano potessero essere a rischio. A livello di pratica, la fusione ha portato qualche piccolo cambiamento per i correntisti (per quanto riguarda l’Iban, per esempio). Un disagio comunque minimo a fronte di servizi che si preannunciano da qui in avanti più efficienti, come affermato dal presidente del Gruppo Banca Popolare di Bari, Marco Jacobini, il quale si è detto molto soddisfatto del traguardo raggiunto rispettando i tempi stabiliti.

Confindustria, duello con i sindacati sui contratti

Confindustria lancia il guanto da sfida ai sindacati sui temi della contrattazione. Inoltre, il presidente degli industriali, Giorgio Squinzi, attacca duramente i rappresentati dei lavoratori.

Sciopero degli operatori dei call center

In molti, oggi, avranno notato che gli operatori dei call center di aziende e società non rispondono. Il motivo? Sono stati in piazza ad aderire allo sciopero nazionale proclamato dai sindacati di categoria.

La Cgil attacca duramente il Governo su pensioni e salari

 «C’è da augurarsi che sia una bubbola agostana. Un nuovo blocco biennale dei salari nella #PA sarebbe inaccettabile», scrive su Twitter la Cgil, respingendo l’idea di una nuova proroga per altri due anni del blocco degli stipendi degli statali.

Alitalia, continua la protesta dei sindacati

 Fino al 25 luglio ci sarà il referendum dei lavoratori Alitalia sull’integrativo aziendale al contratto nazionale di lavoro per il trasporto aereo.

Alitalia, la maggior difficoltà ora sono i sindacati

 La trattativa su Alitalia tra azienda e sindacati sul contratto collettivo nazionale e sulla riduzione del costo del lavoro non si sblocca ed è quindi  attesa la nuova convocazione.

Electrolux, la Fiom si conferma il sindacato più importante

 ”Tra il 24 giugno e il 2 luglio 2014 si sono svolte in tutti gli stabilimenti italiani del gruppo Electrolux – Solaro (Mi), Forli’, Susegana (Tv), Porcia e Vallenoncello (Pn) – le elezioni per il rinnovo delle Rsu.

I sindacati soddisfatti della copertura sul taglio dell’Irpef

 Il Consiglio dei Ministri, approvando il Documento di economia e finanza (Def), ha trovato le coperture per le riforme e il taglio delle tasse che sono state proposte all’incirca il mese scorso. È confermato l’aumento di circa 80 euro netti nella busta paga dei lavoratori dei settori pubblico e privato che percepiscono uno stipendio netto non superiore ai 1.500 euro al mese. Superate quindi le preoccupazioni che non si riuscisse a trovare la copertura finanziaria per l’operazione.

I sindacati esprimono soddisfazione per la conferma dell’aumento degli stipendi basato sul taglio del cuneo fiscale, con la riduzione dell’Irpef. Il segretario della Uil Luigi Angeletti ha affermato: “Finalmente un governo che mantiene le promesse. Alla fine di maggio 10 milioni di lavoratori avranno un aumento in busta paga grazie alla riduzione delle tasse. Abbiamo fatto un vero passo avanti. Valuteremo attentamente il documento quando sarà pubblicato”.

 

► Nel Def stime di crescita riviste e più soldi per pagare i debiti della Pa

 

Per la Cisl bisogna ora fare in modo che questo aumento non sia una pratica momentanea ma diventi stabile. Il segretario Bonanni ha detto: “Speriamo che non sia una quattordicesima una tantum e che gli 80 euro ai redditi fino a 1.500 euro al mese diventino strutturali anno per anno”.

Come si sapeva già dai commenti dopo la proposta dell’aumento in busta paga per i lavoratori, i sindacati sono d’accordo con questa scelta. Il dibattito tra governo e sindacati, e probabilmente uno sconto, si potrà avere sul terreno della riforma del mercato del lavoro. In effetti, Cgil, Cisl e Uil non sono d’accordo con le proposte del governo Renzi e hanno annunciato battaglia.

Sindacati contro il piano del lavoro del governo

 I sindacati criticano il piano del governo per quanto concerne il lavoro e la spending review. Il piano di Renzi di riforma del mercato del lavoro e i tagli su cui ragiona il governo dopo lo studio del commissario Carlo Cottarelli entrano quindi nel mirino dei sindacati per le questioni del precariato e degli esuberi della pubblica amministrazione. Bisogna risolvere il precariato e non si toccano gli impiegati pubblici, sono queste le difese alzate dai sindacati.

A margine del forum di Cernobbio, i sindacati hanno espresso le loro critiche ai piani del governo Renzi. Il segretario della Cgil Camusso ha affermato che l’esordio del governo è stato buono per quanto concerne il piano dei redditi, ma per le regole del lavoro “malissimo” è il giudizio espresso dalla leader sindacale. Il motivo alla base di questo giudizio è che il piano sul lavoro del governo Renzi non contrasta, secondo le parole della Camusso, “la lunga stagione del precariato”. La Camusso ha anche detto che il rischio povertà “è anche frutto di lavoro povero e assenza di lavoro”.

 

► Sindacati italiani, contro il piano economico di Renzi

 

Le critiche della Cgil vengono rafforzate dalla Cisl che con il suo segretario nazionale si  riferisce a povertà e a pensioni. Bonanni ha detto: “No a tagli iperbolici sempre sulla povera  gente” e poi che non si può tornare sempre a prelevare nel “pozzo delle pensioni”. L Cisl conferma l’apprezzamento per le decisioni sui redditi e chiede che quello che è stato fatto per i lavoratori dipendenti venga fatto anche per i pensionati, che invece non hanno ottenuto niente.