BoJ, non cambia la politica monetaria

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La volatilità presente la scorsa settimana nei mercati finanziari e soprattutto nel forex, collegata ai molti eventi macroeconomici, questa settimana dovrebbe invece venir meno a causa dei pochi spunti macro.
Il cambio euro/dollaro ha acquistato una forza relativa notevole soprattutto nella giornata di giovedì scorso quando la BCE ha scelto di non intervenire sul mercato a sostegno delle attività economiche di Eurolandia. Il “no action” deciso dal Consiglio Direttivo guidato da Mario Draghi ha inviato importanti segnali alla comunità finanziaria che difficilmente la BCE promuoverà nuove misure non convenzionali per iniettare nuova liquidità nel mercato del credito spiega Filippo A Diodovich di Ig. Nella conferenza stampa successiva alla scelta sui tassi d’interesse Draghi ha bocciato molto velocemente la possibilità di interrompere la sterilizzazione del piano SMP (misura da molti ritenuta molto probabile anche con il consenso della Bundesbank).

Giappone, Borsa ancora in calo

Oggi il vicepresidente della BCE e membro del Consiglio Direttivo, Vitor Constancio, ha affermato che il mercato ha interpretato male le parole di Mario Draghi. Gli esperti della BCE starebbero ancora valutando molte misure non convenzionali da introdurre per sostenere le attività economiche di Eurolandia. Riteniamo che il messaggio implicito nella conferenza stampa di Mario Draghi fosse chiaro. Al momento la BCE considera che non sia opportuno intervenire sul mercato. Inevitabilmente il “no action” ha portato a rafforzare la moneta unica rispetto alle altre divise mondiali.

Crescita sotto le aspettative per l’economia giapponese

Per quanto concerne le altre banche centrali nelle prime ore della mattinata sono state annunciate le decisioni della Bank of Japan in materia di politica monetaria. Come ampiamente atteso la riunione del Board si è conclusa con un nulla di fatto. La BoJ ha continuato a ribadire il proprio impegno nel raggiungimento del target di base monetaria a 270 trilioni di yen (circa 2700 miliardi di dollari). Qualche mossa, a nostro avviso, sarà adottata solo in aprile, quando la tassa sui consumi sarà innalzata all’8% dall’attuale 5%. Fronte caldo rimane quello degli “emerging markets”. Nonostante il recente calo delle tensioni per la crisi in Ucraina si potrebbe assistere a un ritorno dei timori su un collasso del paese dopo il referendum previsto nel weekend in Crimea. L’eventuale annessione della penisola alla Russia potrebbe creare notevoli problemi al “nuovo” governo ucraino.

 

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