Famiglie, i consumi sono fermi al palo

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Gli italiani preferiscono conservare i soldi piuttosto che fare acquisti. Li conservano in banca, approfittando dei tassi a zero, usando i gruppi di credito come ‘materassi’. Si tratta a tutti gli effetti un circolo vizioso che si alimenta: malgrado gli sforzi della Bce, i tassi negativi e la pioggia di liquidità sui mercati, la domanda di consumi non riparte e con loro l’inflazione.


In base a uno studio di Unimpresa, lo scorso anno le riserve degli italiani sono cresciute di oltre 70 miliardi di euro: la crisi e la paura di nuove tasse rimangono più forti di qualunque incentivo congelando la liquidità delle banche. Dal rapporto dell’associazione si evince che dal dicembre 2014 al dicembre 2015 l’ammontare dei depositi in Italia è passato da 1.510 miliardi a 1.581 miliardi in aumento del 4%.

Il saldo dei conti correnti si è portato a quota 86 miliardi, da 808 miliardi a 877 miliardi (+8%), mentre si registra un calo di oltre 20 miliardi per i depositi con durata prestabilita. I salvadanai delle famiglie sono saliti di oltre 18 miliardi, quelli delle imprese di 26 miliardi, quelli degli istituti di credito di 17 miliardi. In lieve aumento anche le riserve di assicurazioni e fondi pensione che sono salite di 2 miliardi in 12 mesi (+14%), mentre quelle delle imprese familiari sono salite di 4 miliardi (+9%).

Per il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi “con una situazione di questo tipo si fa fatica a immaginare un 2016 con grande sprint sui consumi: le prospettive di crescita robusta sono poche e infatti anche il governo ha tagliato le stime sul Pil dall’1,6% all’1,4%.

Sarà funzionale una manovra correttiva sui conti pubblici, secondo il nostro Centro studi fino a 9 miliardi, e questo significa molto probabilmente nuove tasse, che poi è il motivo principale per cui sia le famiglie sia le imprese cercano di accumulare fondi d’emergenza”.

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