Un’analisi agrodolce. Fatta di conferme positive, ma anche di conferme negative. L’Italia si avvia ad uscire dalla lunga e lacerante crisi degli ultimi anni, secondo l’Istat. I dati della crescita sono positivi, all’interno dell’annuale rapporto emesso dall’Istituto. Ma il Meridione versa ancora in condizioni critiche.

Condizioni che incrementano la diseguaglianza con il resto della Penisola e che non fanno cessare l’alert sulla povertà.

Per comprendere al meglio i risultati del rapporto annuale Istat è necessario tenere in considerazione l’indicatore di grave deprivazione materiale: esso rileva la quota di persone in famiglie che sperimentano situazioni di disagio e si aggira nel 2015 all’11,5%, stabile in confronto al 2014; quasi due persone su tre in condizioni di deprivazione nel 2015 lo erano anche nel 2014. Nel Mezzogiorno, la quota di persone gravemente deprivate risulta oltre tre volte più elevata che al Nord. Sottolinea l’Istat:

Continuano ad aumentare le famiglie jobless, quelle cioè in cui nessuno ha un lavoro, arrivando nel 2015 a 2,2 milioni, ed 1 su 4 è al Sud. Se il pil è stato in rialzo dello 0,8% lo scorso anno e secondo la stima preliminare, è salito dello 0,3% (+1% su base annua) nel primo trimestre, la disuguaglianza nella distribuzione del reddito non accenna a ridursi. In dieci anni (1990-2010) è passata da 0,40 a 0,51, l’incremento più alto tra i Paesi per i quali sono disponibili i dati. A pagare il prezzo più elevato della crisi economica sono stati i minori.

L’incidenza di povertà relativa per i minori, che tra il 1997 e il 2011 aveva oscillato su valori attorno all’11-12%, ha raggiunto il 19% nel 2014. Giorgio Alleva, presidente Istat, ha aggiunto:

Il sistema di protezione sociale nel nostro Paese risulta tra i meno efficaci in Europa nel proteggere le persone dal rischio di cadere in povertà: i trasferimenti sociali riducono la povertà di 5,3 punti a fronte di una media europea di circa 9.

 

 

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