Si fa un gran parlare di pressione fiscale, nella speranza di ridurla. Anche perché i dati, ora più che mai, parlano chiaro.

Si fa un gran parlare di pressione fiscale, nella speranza di ridurla. Anche perché i dati, ora più che mai, parlano chiaro.

Le regole sulla risoluzione delle crisi bancarie mettono a repentaglio la stabilità del sistema. E’ questo l’allarme lanciato dal direttore generale di Banca d’Italia, Salvatore Rossi, durante un convegno sull’unione bancaria tenutosi ad Altavilla Vicentina.

Le borse europee faranno registrare una partenza con il freno a mano tirato dopo i progressi di Tokyo (+0,5%) e i cali di ieri di Wall Street. Prevale, tuttavia, una discreta volatilità in avvio.

Ultimi stucchi. Nella giornata di oggi, dopo le ultime rifiniture, il Documento di economia e finanza potrebbe essere varato dal Consiglio dei Ministri. Se così non sarà bisognerà attendere fino a lunedì.

E’ stato un incontro vero e proprio tra governo e banchieri, quello di ieri mattina a Palazzo Chigi. Insieme al ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, al governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco e nella prima fase al presidente del consiglio Matteo Renzi, le due entità si sono confrontate sulla situazione del credito e dei suoi mercati.

Dietrofront di Telecom Italia circa il servizio Tim Prime: la società di telecomunicazioni ha messo in stand-by l’applicazione, “nell’ottica dell’avvio delle discussioni con le Autorità in merito, e finalizzate al lancio di nuovi e migliori servizi”.

Il taglio degli incentivi alle assunzioni rappresenta un brutto colpo per la crescita dell’occupazione. A dimostrazione che più del Jobs Act e della flessibilità sul mercato del lavoro ad essere efficaci erano gli sgravi fiscali da 8mila euro l’anno per ogni assunzione a tempo indeterminato garantiti dalla legge di Stabilità 2015.

La Commissione europea vuole approfondire nei minimi dettagli la fusione tra Wind e 3Italia e valutare se ci possono essere aumenti dei prezzi dannosi per i clienti a seguito dell’unione dei servizi in una joint venture.

La ripresa italiana durante la seconda parte dello scorso anno ha puntato moltissimo sui consumi interni, non potendo più sfruttare l’export verso Paesi emergenti ormai in difficoltà. Eppure il primo scorcio dell’anno nuovo conferma la debolezza della ripresa dei consumi: secondo i dati Istat, il valore delle vendite al dettaglio è fermo a gennaio 2016 rispetto a dicembre 2015 e in calo dello 0,8% rispetto a gennaio 2015.

La Banca centrale europea adesso mette paura all’Italia. Il bollettino economico proveniente da Francoforte lascia poco spazio all’immaginazione, comunicando che i paesi con alti livelli di indebitamento sono particolarmente vulnerabili a un rialzo dell’instabilità nei mercati finanziari e che la loro capacità di adattamento a possibili shock avversi è piuttosto scarsa.
