C’è qualcosa che non va nei conti di Intesa Sanpaolo. Gli analisti se ne sono accorti, analizzandoli nei minimi dettagli, decidendo di ridurre il target price.

C’è qualcosa che non va nei conti di Intesa Sanpaolo. Gli analisti se ne sono accorti, analizzandoli nei minimi dettagli, decidendo di ridurre il target price.

Sono stati quattro anni molto difficili, ma finalmente l’oro sta ritrovando la sua lucentezza. A 1205 dollari l’oncia, è attualmente negoziato ad un livello inferiore del 37% in confronto al suo record assoluto di 1921 dollari.
Intesa Sanpaolo non desidera sottoscrivere azioni Veneto Banca e per tale ragione, se il mercato non sarà in grado di assorbire l’aumento di capitale da 1 miliardo di euro dell’istituto, sarà chiamato a intervenire il fondo Atlante come per la Popolare di Vicenza. Lo ha chiarito nella conference call di presentazione dei conti del primo trimestre, Carlo Messina, amministratore delegato di Intesa Sanpaolo , banca principale garante dell’operazione.

Monte dei Paschi suona la carica a Piazza Affari archiviando una giornata molto positiva: l’azione della banca senese fatica a far prezzo in avvio di contrattazioni e quando entra negli scambi il rialzo è significativo. A fronte di un listino che ha chiuso in calo dello 0,45%, il titolo ha guadagnato il 2,3%. Un ottimo gap, da incorniciare dopo le pesanti cadute degli scorsi mesi.

La strategia? Saranno offerti Btp con scadenza 2034 in cambio di 5 titoli di stato a varie scadenze. A realizzarla è il Ministero del Tesoro.

Il petrolio è sceso di molto sotto la soglia di 30 dollari al barile, tuttavia per i consumatori cinesi è come se costasse ancora più di quaranta dollari: per le Autorità, infatti, far diventare il greggio troppo conveniente sarebbe un rischio.
Dalla Bce alla Federal Reserve. Archiviata la riunione della Banca centrale europea la palla passa al Fomc, il braccio di politica monetaria della Fed che si riunirà mercoledì prossimo: salvo sorprese, anche i tassi Usa resteranno fermi.

I dilemmi per il futuro del petrolio hanno nomi e situazioni ben precise: fragilità dei mercati finanziari, volatilità del prezzo del petrolio, terrorismo, Brexit, prossimo presidente della Casa Bianca.

I mercati cercando di superare il deludente nulla di fatto verificatosi al termine del vertice di Doha di domenica scorsa.

I Paesi produttori di petrolio, sia del cartello Opec che esterni ad esso, non hanno trovato un’intesa per congelare la produzione e stabilizzare i prezzi.
