Gli osservatori economici continuano a guardare con cautela a ciò che succede in Cina, dove la Banca centrale e le autorità si sono impegnate per provare a tenere sotto controllo la schizofrenia dei mercati e supportare la crescita, messa a dura prova dal difficile cambiamento di paradigma del sistema economico che sta evolvendo da una macchina basata sulle produzioni a basso costo destinate all’export a una alimentata dai consumi interni.


Il governatore della Banca centrale cinese Zhou Xiaochuan scende ancora in campo e poche settimane dopo il G20 di Shanghai torna a placare gli animi rassicurandoli sullo stato di salute dell’economia: il Paese, dice, è in grado di raggiungere i target di crescita fissati per il 2016 e di non vedere ragioni per svalutare lo yuan al fine di rilanciare l’export in difficoltà. Zhou, in occasione della conferenza stampa annuale legata ai lavori del Congresso nazionale del Popolo, è l’ultimo dei massimi esponenti cinesi a provare a “calmare” i mercati finanziari globali sulla stabilità delle seconda economia al mondo.

Zhou ha detto a chiare lettere che ci si dovrebbe concentrare sulla creazione di crescita senza impiego di misure monetarie extra. Gli obiettivi di sviluppo, ha aggiunto il governatore, “possono essere realizzati attraverso il miglioramento della domanda interna, i consumi e l’innovazione, senza grandi stimoli”. La crescita del Pil stimata dal governo per il 2016 è del 6,5 al 7 per cento, con un obiettivo medio annuo del 6,5 per cento fino al 2020.

Parole e cifre che arrivano insieme ad altri indicatori, i quali tolgono il velo dalla fragilità del quadro d’insieme: a gennaio e febbraio la produzione industriale è cresciuta in Cina del 5,4% rispetto agli stessi mesi del 2015. Un dato molto più alto di quelli ai quali siamo abituati, ma si tratta pur sempre della crescita più bassa mai registrata dal novembre 2008. Le vendite al dettaglio, dato indicativo per le spese dei consumatori, sono aumentate nello stesso periodo del 10,2%. I dati sono dell’Ufficio nazionale cinese di statistica. Crescono del 10,2% anche gli investimenti per le infrastrutture.

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