La competitività delle imprese italiane

 L’Europa ha messo sotto osservazione l’Italia qualche settimana fa per il debito pubblico e per la scarsa competitività delle aziende. Questi due elementi insieme alla disoccupazione sono gli aspetti più critici dell’economia italiana. Il debito pubblico troppo alto è un elemento conosciuto da tempo e che è un problema che l’Italia ha difficoltà ad affrontare. Con la spending review si è messo in atto un meccanismo per cercare di limitarne il peso nei prossimi anni.

La scarsa competitività delle aziende è un altro elemento complesso che nasce da diversi aspetti.

 

Cresce la fiducia delle imprese

 

Da una parte c’è il peso dello Stato che non agevola l’impresa italiana. La pressione fiscale è tra le più alte d’Europa e la burocrazia rende difficile muoversi e svilupparsi. Questi due elementi sono spesso addotti dagli imprenditori italiani come quelli che frenano lo sviluppo e la competitività dell’impresa.

Dall’altra c’è la natura stessa dell’imprenditoria italiana, soprattutto composta da piccole e medie imprese. Molte di queste sono rimaste legate al mercato interno che è andato in crisi, mentre quelle che hanno risposto meglio alle difficoltà di questi anni sono riuscite ad aprirsi al mercato internazionale. Una caratteristica che differenzia le aziende è anche l’innovazione. In un mercato globale caratterizzato dalla concorrenza di molti Paesi, le imprese che hanno saputo puntare sull’innovazione e sulla qualità hanno trovato maggiori possibilità nel mercato.

Per lo sviluppo delle imprese italiane e per una loro maggiore competitività sono necessari quindi diversi aspetti collegati tra di loro. Una minore pressione fiscale, meno burocrazia, ma cneh più innovazione e qualità dei prodotti per differenziarsi in un mercato che offre possibilità.

La Cina non vede il rischio per il debito estero a breve termine

 La Cina ha affermato che non vede alcun rischio relativamente all’alto rapporto tra debito estero a breve termine e debito estero totale, osservando che il Paese ha una grossa pila di riserve in valuta estera su cui ripiegare.

L’eccezionale debito estero a breve termine della Cina rappresentava il 78 per cento del debito estero totale in sospeso alla fine dello scorso anno. Il dato è superiore alla linea di sicurezza accettata a livello internazionale del 25 per cento.

 

Il rallentamento della Cina e gli obiettivi

 

Il governo cinese ha detto di avere riserve di valuta estera di grandi dimensioni e il rapporto tra indebitamento a breve termine per le riserve è stato solo del 17,7 per cento.

Il totale del debito estero in essere della Cina è pari a 863,2 miliardi di dollari alla fine di dicembre 2013, di cui 676.600 milioni di dollari è un debito a breve termine. Le riserve valutarie del Paese sono pari a 3.820 miliardi di dollari alla fine di dicembre, una delle più grandi riserve al mondo.

La preoccupazione sul debito è cresciuta negli ultimi mesi perché associata al rallentamento dell’economia che ha portato il governo a intervenire per sostenere la crescita. L’economia quest’anno potrebbe non crescere al ritmo previsto del 7,5% e il governo sta lavorando per arrivare a un livello vicino all’obiettivo pur considerando le questioni del debito e dell’inquinamento.

La Cina ha visto il suo primo inadempimento all’inizio di questo mese, quando Shanghai Chaori Solar Energy Science and Technology Co non è riuscito a effettuare un pagamento di interessi su un prestito obbligazionario che ha emesso nel 2012.

Dal pagamento dei debiti della Pa 5 Mld di entrate per lo Stato

 La Cgia di Mestre ha stimato in 5 miliardi di euro il gettito fiscale dell’Iva che deriverebbe dal pagamento di tutti i debiti accumulati in questi anni dalla pubblica amministrazione. La questione del pagamento del debito alle aziende darebbe quindi un ritorno di entrate per lo Stato.

Qualche giorno fa, il Presidente del Consiglio Matteo Renzi aveva affermato che la procedura si sarebbe conclusa entro settembre. Renzi aveva anche detto che i debiti della pubblica amministrazione ammontano a 68 miliardi di euro. Su queste basi, la Cgia di Mestre ha calcolato le entrate per lo Stato di 5 miliardi di euro e ha affermato che si tratterebbe di una “boccata di ossigeno” sia per le aziende sia per lo Stato.

 

La Pa paga debiti per 21,6 miliardi

 

L’Associazione degli artigiani ha calcolato però che i debiti della pubblica amministrazione verso le aziende ammontano a un totale più alto. La Cgia di Mestre parla di quasi 100 miliardi di euro e quindi il gettito dell’Iva per lo Stato potrebbe essere di 8,5 miliardi di euro. Intanto le imprese aspettano questi soldi che gli potrebbero permettere anche nuovi investimenti nel senso di rilancio in un mercato difficile in questo periodo.

Intanto, per i debiti della pubblica amministrazione l’Italia rischia due infrazioni. Una doppia procedura per il ritardo nel pagamento come ha precisato il vicepresidente della Commissione europea Antonio Tajani. Per Tajani emergono dubbi sull’applicazione e sul corretto recepimento della direttiva Ue in materia da parte dell’Italia e quindi se non si risolve rapidamente la situazione c’è il rischio di entrare nella procedura di infrazione che potrebbe costare di più.

L’Ue richiama l’Italia sul debito pubblico

 La Commissione europea ha messo l’Italia sotto i riflettori a causa del debito pubblico molto elevato e alla scarsa competitività. Inoltre, l’Europa ha avvertito la Francia che mancherà gli obiettivi di riduzione del deficit di bilancio concordati a meno che non interviene.

La Commissione, braccio esecutivo dell’Unione europea, ha condotto approfondite recensioni delle economie dei 17 paesi dell’Unione europea che si ritiene abbiano squilibri macroeconomici. Secondo le norme comunitarie, se tali squilibri sono considerati eccessivi, un Paese deve agire sotto la sorveglianza della Commissione europea per affrontarle o rischia una multa.

 

Pil al minimo storico, debito pubblico al massimo

 

La Commissione europea ha affermato che Belgio, Bulgaria, Germania, Irlanda, Spagna, Francia, Croazia, Italia, Ungheria, Paesi Bassi, Slovenia, Finlandia, Svezia e Regno Unito hanno degli squilibri nelle loro economie. Questi squilibri sono eccessivi in ​​Croazia, Italia e Slovenia. Ciò significa che la Commissione intende ora seguire le loro economie da vicino, facendo attenzione che vengano attuate le riforme raccomandate dai ministri delle finanze dell’Ue.

All’Italia si chiede di affrontare il livello molto elevato del debito pubblico e di migliorare la competitività esterna che è debole. Enttrambi gli aspetti sono radicati nella crescita stagnante della produttività e richiedono un’attenzione politica urgente ha detto la Commissione. Inoltre, dall’Europa richiamano alla necessità di un’azione decisa per ridurre il rischio di effetti negativi sul funzionamento dell’economia italiana e della zona euro, un aspetto particolarmente importante date le dimensioni dell’economia italiana.

Finora gli sforzi dell’Italia non sono stati sufficienti,  rileva la Commissione europea. La regolazione del saldo strutturale nel 2014, come attualmente previsto, appare insufficiente, vista la necessità di ridurre l’enorme debito pubblico ad un ritmo adeguato.

Per l’Italia deficit di bilancio entro i limiti e debito pubblico ancora in crescita

 Il deficit di bilancio in Italia per il 2013 è rimasto stabile al 3% del Prodotto interno lordo (Pil), il massimo consentito per rispettare le leggi fiscali dell’Europa, come ha mostrato l’Istat.

Come è noto, i Paesi della zona euro devono mantenere i loro deficit di bilancio al di sotto del 3% del Pil per evitare sanzioni o un calendario di azioni da intraprendere per rientrare nei limiti issati da Bruxelles. L’Italia è uno dei pochi paesi dell’Unione Europea a non essere nella cosiddetta procedura per i disavanzi in eccesso.

 

Quali azioni metterà velocemente in pratica Renzi

 

Il deficit, pari a 47,3 miliardi di euro, è stato frenato dalla drastica riduzione dei consumi del 2,6%. Le esportazioni sono aumentate dello 0,1% mentre le importazioni sono diminuite del 2,8%, sempre in base ai dati Istat. Le imprese private hanno tagliato gli investimenti di capitale, che sono calate del 4,7%, il doppio del calo del 2,2% del consumo interno complessivo.

Continua crescere il debito pubblico lordo che è salito al 132,6% del Pil dal 127% del 2012 e il 120,7% del 2011. Questo continua a essere un problema importante per l’Italia impegnata nelle misure di spending review.

La Commissione europea ha applaudito ai piani di bilancio proposti dall’Italia, ma ha insistito sul taglio del debito, che è il secondo più alto dopo la Grecia, al fine di beneficiare di una clausola che consenta investimenti pubblici supplementari.

Le entrate fiscali complessive sono diminuite dello 0,3% l’anno scorso dopo un salto del 2,5% nel 2012, il primo anno in cui gli aumenti fiscali che sono arrivati dalle politiche di austerità sono stati pienamente efficaci.
Le entrate da imposte dirette, quali tasse personali e di reddito d’impresa, sono aumentate, mentre le entrate da imposte indirette, quali le imposte sulle vendite, sono diminuite del 3,6% a partire dal 2012. L’Istat ha messo in mostra una caduta più ripida per il consumo interno complessivo.

Per Standard and Poor’s il Pil italiano crescerà dello 0,5%

 La crescita economica annua dell’Itali che cerca di uscire dalla recessione sarà in media solo dello 0,5% tra oggi e il 2016 per l’agenzia internazionale di rating Standard and Poor’s. Tale stima è più bassa della crescita del prodotto interno lordo (Pil) stimata dalla Banca d’Italia dello 0,7% quest’anno, e di altre agenzie, che hanno previsto una espansione del Pil nel 2014 dello 0,6%.

Standard and Poor’s ha anche affermato  che sta tenendo sotto osservazione il debito sovrano in Italia a causa delle incertezze sulle politiche di governo e perché il debito dovrebbe salire al 134% del Pil entro la fine di quest’anno. L’agenzia, in un rapporto sul debito sovrano nelle economie europee, anche esortato il governo italiano a prendere ulteriori misure per aumentare la produttività, liberalizzare i mercati del lavoro e aumentare la crescita del Pil.

 

S&P mantiene in “negativo” il rating sull’Italia

 

Standard and Poor’s ha anche affermato che potrebbe rivedere l’outlook per il debito italiano se il governo non avrà realizzato riforme strutturali nei mercati del lavoro e dei prodotti e servizi. Queste riforme sono considerate importanti per arrivare a un livello più elevato di crescita dell’economia italiana.

La scorsa settimana, il Fondo monetario internazionale ha detto anche che l’Italia sembra emergere dalla sua più lunga recessione in due anni e si aspetta che l’economia italiana possa recuperare lentamente, con una crescita del 0,6% quest’anno e dell’1,1 % nel 2015. Le previsioni sono quindi della fine della recesssione e di un ripresa debole. Le riforme del mercato del lavoro, con la disoccupazione a livelli record, e le privatizzazioni sono le mosse con le quali il governo cercherà di migliorare l’economia e il debito pubblico.

La Pa paga debiti per 21,6 miliardi

 Nel corso del 2013 le pubbliche amministrazioni hanno saldato i propri debiti per un ammontare complessivo di 21,6 miliardi di euro, inserendo nel circolo economico e produttivo del Paese una liquidità che corrisponde a circa 1,6 punti di PIL.

Il ritmo dei versamenti ai creditori si è stabilizzato su una media di 3,6 miliardi al mese, con una maggiore concentrazione nel secondo semestre dell’anno appena concluso.

E già nei primi giorni del mese di gennaio 2014 sono stati effettuati pagamenti per altri 2,9 miliardi di euro, grazie ai fondi resi disponibili dal decreto legge 102 del 2013.

Sono questi i dati comunicati dal Ministero dell’Economia, secondo il quale le amministrazioni debitrici hanno attinto alle due tranche di fondi disponibili per un totale di 24,5 miliardi di euro sui complessivi 27,2 miliardi sbloccati.

 

Il credito in aiuto delle imprese

 

Per quanto riguarda la prima tranche, le amministrazioni si sono avvalse di risorse per un ammontare di 18,5 miliardi ed hanno effettuato pagamenti per 16,5 miliardi (l’84% delle risorse stanziate). Per la seconda tranche invece gli enti hanno utilizzato risorse per 6 miliardi di euro, dei quali 5,1 miliardi già erogati ai creditori.

Rispetto al totale dello stanziamento finanziario previsto dal decreto 102, risulta che un’aliquota di 2,3 miliardi di euro non è stata richiesta da cinque delle regioni destinatarie: Calabria, Campania, Sicilia, Sardegna e Molise.

L’andamento complessivamente virtuoso della pubblica amministrazione non sottrae tuttavia l’Italia al rischio dell’annunciata apertura di una procedura d’infrazione da parte della UE, per aver violato la direttiva che obbliga gli enti pubblici a saldare i debiti nel tempo massimo di 30 giorni.