Credit crunch? Le imprese rispondono con i Bond

 In Italia, ma anche nel resto d’Europa anche se in misura minore, le imprese sono schiacciate dal credit crunch, ossia dalla mancanza di prestiti e finanziamenti da parte degli istituti di credito.

► Calo vertiginoso dei prestiti alle imprese nel 2012

Questo comporta una crisi di liquidità per le imprese, che soprattutto quando sono molto piccole, rischiano di soffocare in questa stretta. Cosa si può fare allora?

Secondo gli esperti che hanno partecipato al Debitwire italian forum di Milano è necessario trovare elle fonti di liquidità alternative e quest non possono che arrivare dai bond. Le obbligazioni, quindi, si configurano come l’unica soluzione per il recupero della competitività delle medie imprese italiane.

Lo hanno già fatto in molte: a partire da novembre del 2012 sono state ben 10 le imprese italiane che hanno emesso obbligazioni, per un totale di 2,74 miliardi di euro. Tra loro ci sono ItalcementiGuala closures, Cerved, Rottapharm, Zobele e, per ultima, la Sisal.

Queste imprese, coadiuvate nell’operazione da una serie di banche molto attive in questo settore, hanno così trovato la soluzione alla stretta del credito. Queste emissioni, però, dopo quanto successo con la Cirio e Parmalat, sono riservate ai soli investitori istituzionali.

► Allarme per la chiusura di molte imprese italiane

Ma le strade per i piccoli risparmiatori non sono totalmente precluse, con le tante compagnie di assicurazione e i fondi comuni di investimento che si sono ampiamente rivolte al settore.

Il lavoro per i giovani si trova nell’agricoltura

 Che sia staffetta generazionale o una vera e propria inversione di tendenza tra i giovani fa poca differenza: quello che balza agli occhi dai dati presentati durante l’assemblea dei giovani della Coldiretti per l’apertura dell’“Open Space sull’ingegno contadino” è che l’agricoltura sembra essere la nuova frontiera dell’occupazione giovanile.

► La denuncia degli affitti per i fondi rustici

Quest’anno le assunzioni sono cresciute del 3,6% rispetto al 2012, le iscrizioni negli istituti professionali agricoli hanno avuto un’escalation del 29% e del 13% per gli istituti tecnici di agraria, agroalimentare e agroindustria.

Questo indica che il settore primario è vivo e vegeto e che ci sono tante opportunità sia per chi decide di cercare qui un’occupazione stagionale sia per chi, invece, guarda più lontano e decide di fare impresa.

Secondo i dati presentati da Coldiretti, infatti, le imprese agricole condotte da giovani “under 30” iscritte alla Camere di commercio sono circa 59 mila, il 7% del totale. Tra queste aziende agricole condotte da giovani, inoltre, si rileva una forte presenza di aziende multifunzionali (circa il 70%), ossia imprese che non solo si dedicano alla produzione di beni alimentari, ma che si dedicano anche ad altre attività come gli agriturismi e le fattorie didattiche o la trasformazione trasformazione aziendale del latte in formaggio, dell’uva in vino, delle olive in olio, ma anche pane, birra, salumi, gelati e addirittura cosmetici.

► In Molise le polizze per gli agricoltori

Tutto questo crea una continua richiesta di lavoro, sia per figure professionali come trattorista, taglialegna, potatore ma anche per le più innovative come addetto alla vendita diretta di prodotti tipici, alla macellazione, alla vinificazione o alla produzione di yogurt e formaggi.

Il decreto sui debiti delle PA passa al Senato

 Nella giornata di ieri l’ Aula di Montecitorio ha finalmente approvato il decreto sui debiti delle Pubbliche Amministrazioni, grazie al quale saranno erogati, nel giro di due anni, i primi 40 miliardi a copertura dei crediti delle imprese. Ora quindi il provvedimento, che ha ottenuto il voto di 450 parlamentari – di parte Pd, Pdl, Scelta civica, Lega, Sel e Fratelli d’Italia, passerà al vaglio del Senato, che avrà il compito di trasformarlo in legge entro il prossimo 7 giugno.

> Oggi alla Camera il decreto sui debiti delle PA

Ci sono stati, tuttavia, rispetto all’ esito della votazione, anche 107 astenuti: si è trattato dei rappresentanti del Movimento 5 Stelle, che si sono detti contrari all’ impianto della futura legge.

Ad ogni modo il governo già pensa ad un secondo sblocco dei debiti, una fase due in cui liquidare altri 20 miliardi, recuperati però solo attraverso la legge di stabilità 2014, che dovrà anche indicare dove reperire le risorse.

Le imprese italiane non chiedono prestiti e il credito peggiora

Intanto, tuttavia, ecco i principali contenuti del decreto: Comuni e Province avranno un mese di tempo per pagare i loro debiti, così come le società in house. Il credito, inoltre, potrà essere accettato per compensare i ruoli emessi fino al 31 dicembre 2012.

Il congelamento dell’IMU ricadrà sulle imprese?

 Negli ultimi giorni si è discusso molto in merito all’ imminente congelamento della rata IMU di giugno sulla prima casa, che il Governo Letta si appresta a ratificare a breve tramite decreto.

Ma in merito a questa questione gli esperti del Sole 24 Ore si sono chiesti se questo provvedimento, acclamato come liberatorio dalle famiglie proprietarie di casa, non finisca poi per ricadere e pesare sulle spalle delle imprese.

> Dai dividendi dello spread le risorse per l’IMU e la Cig

Gli immobili destinati alle attività produttive, infatti, non andranno a beneficiare della sospensione dell’ acconto IMU di cui beneficeranno invece i proprietari di prima casa. Di conseguenza, potrebbe verificarsi una situazione in cui le aziende che hanno la loro sede produttiva nelle grandi città italiane potranno essere soggette a pagare fino al 50% in più di quanto pagato in precedenza.

Baretta rassicura i Comuni sui soldi dell’IMU

Le cause di questo improvviso incremento della pressione fiscale per le imprese sarebbero da ravvisare nel nuovo aumento dei moltiplicatori –  i parametri per calcolare l’ imposta municipale – previsto dal decreto Salva Italia del 2011 e dall’ aumento delle aliquote locali.

La stessa situazione potrebbe poi venire a verificarsi anche per le attività turistico – alberghiere, mentre un po’ più in basso si terranno le attività commerciali, che potranno essere soggette a rincari fiscali solo fino al 40%.

L’allarme di Rete Imprese per le imprese italiane

 Rete Imprese lancia un appello al Governo e alla politica tutta per ciò che sta succedendo alle imprese italiane: nel 2013 potrebbero chiudere 250mila attività commerciali e dell’artigianato con la perdita di 650mila posti di lavoro, fatto che si aggiunge alla perdita di 26,6 miliardi di Pil e 22,8 miliardi di consumi.

Una situazione gravissima generata da una crisi che si è trasformata in una recessione che intrappola le imprese sulle quali, inoltre, pesa un carico fiscale ormai intollerabile, la mancanza di credito e anche la macchinosa burocrazia italiana.

Le imprese italiane, denuncia Rete Imprese, a causa di questa situazione, non possono essere competitive sul mercato internazionale, come dimostra la perdita, negli ultimi sei anni, della competitività.

Una situazione che, però, può ancora essere invertita, ma solo se si riuscirà ad evitare il balzello fiscale previsto per l’estate che prevede l’aumento dell’Iva, la Tares e l’Imu. Il governo deve agire in fretta, commenta Carlo Sangalli, presidente di Rete Imprese Italia, e il fisco è la prima delle quattro priorità per il salvataggio delle imprese italiane che prevedono, dopo la riduzione delle tasse, la concessione di maggiore credito, la semplificazione e gli incentivi al lavoro.

La fiducia delle imprese manifatturiere in calo

 La formazione del nuovo esecutivo italiano ha portato ventate di ottimismo in più settori dell’ economia italiana, con particolare riferimento a quello finanziario, che ha visto negli ultimi giorni un rialzo dei titoli bancari a Piazza Affari.

Borse positive grazie al nuovo esecutivo

Ma il mese di Aprile 2013 non è stato in generale caratterizzato da dati e risultati positivi. Tra questi vi è, ad esempio, il calo della fiducia dell’ industria manifatturiera italiana – seguita poi da quella dei servizi di mercato e delle costruzioni – che proprio nel corso di quest’ ultimo mese è passata dal’ 88,6 del mese di marzo 2013 agli attuali 87,6 punti percentuali.

Sono questi, infatti, i dati diffusi oggi dall’ Istat, che rilevano, tra l’altro, il dato più basso dell’ indice a partire dallo scorso mese di agosto.

> 31 mila aziende chiuse solo nel primo trimestre 2013

Secondo gli esperti l’ attuale flessione nella fiducia potrebbe essere dovuta al generale peggioramento delle attese di produzione che si sono registrate durante quest’ ultimo mese, e dei giudizi sugli ordini.

E’ in calo in Italia, tuttavia, anche l’ indice complessivo sul clima di fiducia delle imprese, che è passato dal 78,5 di marzo al 74,6 del mese di aprile 2013.

Segnali positivi sul panorama della fiducia italiana arrivano invece dal settore del commercio al dettaglio.

Ecco come sono i nuovi imprenditori italiani

 Il Centro Studi di Unioncamere ha studiato le 384 mila nuove imprese nate in Italia nel 2012 e ha ricostruito l’immagine dell’imprenditore italiano della nuova generazione: giovani e diplomati, hanno pochi soldi a disposizione per aprire la loro azienda che si configura, nella maggior parte dei casi, come unica soluzione alla mancanza di lavoro.

► La Bce chiede più credito per le PMI

Sulle 384mila imprese che sono state iscritte nei Registri delle Camere di commercio nel 2012, secondo lo studio di Unioncamere, sono 172mila le “vere” nuove imprese attive, ossia le imprese che nascono indipendenti e non come costole imprese già esistenti. Gli imprenditori che hanno deciso di affrontare questa sfida sono per la maggior parte uomini (74% del totale) e italiani (87% del totale degli imprenditori, ai quali si affianca l’8% di imprenditori extracomunitari e il 4% di comunitari) e hanno a disposizione una quota compresa tra i 5 e i 10 mila euro per dare vita alla loro nuova attività.

Non sono pochi, quindi, gli italiani che decidono di darsi all’imprenditoria individuale, ma di fronte a loro, nonostante lo spirito di iniziativa, si prospetta una situazione molto difficile. Per la maggior parte di loro, infatti, la crisi economica è un ostacolo alla crescita della loro idea, poi ci sono, come ostacoli alla realizzazione dell’impresa, la difficoltà di inserimento nel mercato individuato e la concorrenza.

► Una nuova burocrazia per il nuovo governo

 

Difficile, poi, il rapporto con le istituzioni: la burocrazia, infatti, viene indicata come una delle più grandi criticità dal 25% degli intervistati.

Confindustria e sindacati firmano accordi di produttività

 E’ stato raggiunto finalmente l’accordo tra le diverse sigle sindacali (Cgil, Cisl e Uil) e Confindustria per la stipula degli accordi di produttività sia a livello aziendale che a livello territoriale.

In base a questi accordi, dunque, verrà resa del tutto operativa la tassazione del premio di produttività nei diversi contratti di lavoro. Per il 2013, ad esempio, sarà prevista una imposta sostitutiva pari al 10%, in redditi che arrivino al massimo entro i 40 mila euro, per retribuzioni di produttività fino a 2500 euro.

Detassare i premi di produttività

Secondo Confindustria e le diverse sigle sindacali il principale elemento per far crescere la produttività italiana è rappresentato dagli orari di lavoro che vengono osservati in azienda. La sfida è dunque quella di aumentare la produttività agendo e ottimizzando le turnazioni, nonché la distribuzione delle fasce orarie.

Cresce sempre di più il costo del lavoro

Dal punto di vista strettamente economico e finanziario, la detassazione della retribuzione di produttività verrà finanziata progressivamente nel corso dei prossimi anni, grazie a 950 milioni di euro per il 2013, grazie a 400 milioni per il 2014 e a 200 milioni per il 2015.

Infine, beneficeranno dell’aliquota al 10% in particolare quelle quote della retribuzione che sono frutto di accordi che facciano riferimento ad indicatori quantitativi di produttività, o di redditività, o di qualità, o di efficienza, o di innovazione.

31 mila aziende chiuse solo nel primo trimestre 2013

 Il 2013 è iniziato in modo tragico per le imprese italiane. Secondo quanto riportato dai dati diffusi da Unioncamere sulla base di Movimprese, le imprese italiane che hanno chiuso nei primi tre mesi del 2013 sono state ben 31 mila. Un numero del genere non si vedeva dal 2004 e neanche nel 2009, l’anno da tutti considerato come il più duro della crisi, c’è stata una tale ecatombe.
► Le banche italiane sono solide, ma devono concedere più prestiti alle PMI

Il bilancio tra aperture e chiusure delle imprese italiane è negativo, per la precisione è di -31.351 unità, dato dalla diminuzione delle iscrizioni rispetto ai primi tre mesi del 2012 (118.618 contro 120.278) e dall’aumento delle cessazioni riferito allo stesso periodo dello scorso anno (149.696 contro 146.368).

Non si può continuare ad ignorare questo fatto. Le imprese sono il tessuto economico del paese e questo saldo così negativo è molto di più di un campanello di allarme. E’ necessario mettere in atto dei provvedimenti ad hoc che permettano alle imprese di sopravvivere e di continuare a produrre, come spiega Ferruccio Dardanello, presidente di Unioncamere, e cercare una soluzione immediata che vada oltre lo stallo politico creatosi dopo le elezioni.

► Pubblicato in GU il decreto che sblocca il pagamento dei debiti delle pubbliche amministrazioni

I più penalizzati di questa strage di imprese sono gli artigiani: sono 21.185 le imprese artigiane che hanno chiuso i battenti dall’inizio dell’anno, i due terzi del totale, con una maggiore concentrazione nelle regioni del centro della penisola.

 

Prestiti a fondo perduto per le imprese del Lazio

 Per le imprese del Lazio arriva un po’ di respiro dopo la definizione di un budget molto interessante per l’erogazione di finanziamenti a fondo perduto. Un prodotto raro e ormai in disuso che gli imprenditori avevano quasi dimenticato.

Le banche concedono ancora pochi mutui

La regione Lazio, invece, ha pubblicato un bando per l’erogazione di prestiti alle imprese che hanno un fatturato fino a 10 milioni di euro e che impiegano al massimo 50 dipendenti. Se queste imprese sono anche state costituite da più di sei mesi, per loro c’è un finanziamento pronto fino a 70 mila euro.

Imprenditoria giovanile promossa con Speed MI Up

Ci sono chiaramente dei requisiti da rispettare. Il primo è l’avere la sede nel Lazio, a patto che non si operi nel commercio all’ingrosso, nel trasporto e nelle attività finanziarie. In questi casi, infatti, si può operare anche fuori dai confini della regione. Per ottenere un finanziamento è necessario che l’iniziativa riguardi l’innovazione di prodotto, l’innovazione di processo, l’innovazione organizzativa, l’innovazione di marketing, gli invesitmenti materiali nell’acquisizione di strumenti innovativi e gli investimenti immateriali, come possono esserlo l’acquisto di brevetti e licenze.

Il contributo, fino a 70 mila euro, è a fondo perduto e varia sulla base del progetto, in base anche alla base imponibile IRAP dell’azienda.