La ripresa è ancora lontana dalle PMI italiane rispetto a quelle europee

 Le piccole e medie imprese d’Europa hanno pagato alla crisi un prezzo molto alto. Negli anni più duri della recessione economica, infatti, quelli che vanno tra il 2008 e il 2012, il numero delle piccole e medie imprese si è ridotto in totale del 2 per cento, mentre il numero degli addetti si è ridotto del 5 per cento e il valore aggiunto del 10 per cento. 

Per Confcommercio c’è “allarme tasse”

 Stando alle stime di Confcommercio il taglio del cuneo fiscale non porterà alcun beneficio alle imprese. L’aumento del gettito fiscale prodotto dall’aumento degli acconti di imposta Ires-Irap, che vale 1,147 miliardi, annulla “lo sconto” che le imprese dovrebbero avere nel 2014 per il taglio del cuneo fiscale.

L’industria italiana è in ripresa nel quarto trimestre 2013

 Nel quarto trimestre 2013 l’industria italiana potrebbe finalmente mettere a segno un buon risultato positivo. Nel corso del mese di novembre 2013, infatti, la produzione industriale italiana è già aumentata sia a livello congiunturale che a livello tendenziale. 

Bce, “per le Pmi italiane, troppo difficile ottenere finanziamenti”

 Una ripresa bloccata anche per le estreme difficoltà nell’accedere alle forme di finanziamento. Questa in sostanza è “l’accusa” che la Banca Centrale Europea lancia contro la burocrazia finanziaria in Italia che di fatto impedisce alle aziende di piccole e medio calibro di poter agevolmente arrivare ad ottenere la tanto agognata linea di credito da parte degli istituti bancari per finanziare il proprio modello di business e contribuire ad uscire dalla crisi il bel Paese.

Le imprese europee accolgono la tecnologia dello smart working

 Sono sempre più numerose le aziende d’Europa e del mondo che stanno attraversando una seconda rivoluzione digitale. Una seconda rivoluzione tecnologica che sta cambiando il modo in cui viene impiegata la tecnologia all’interno del mondo delle imprese e le figure che la utilizzano. 

La direzione aziendale funziona meglio con l’alternanza uomo – donna

 Secondo una recente ricerca le aziende potrebbero trovare numerosi benefici e migliori profitti se alla propria guida ammettessero una costante alternanza tra un profilo maschile e un profilo femminile. Nuovi studi sembrano infatti suggerire che la direzione aziendale sarebbe meglio gestita se affidata, a scadenza programmata, prima ad un uomo e poi ad uno donna.