Il rilancio del mercato del lavoro di Renzi. Promessi 25mila posti

 Sono stati firmati ventiquattro contratti di sviluppo, per un valore di 1,4 miliardi di investimenti che creeranno o proteggeranno 25mila posti di lavoro “tra creati e salvaguardati, l’80% dei quali arriva al Sud”.

Riforma del Senato, Renzi contro i sindacati

 “E’ una giornata di straordinaria importanza per il paese, il processo di riforme strutturali avviato sta producendo tappe con un ritmo giusto. Non facciamo le corse, approviamo le tappe in tempi regolari, dopo anni di ralenti andiamo a velocità normale”.

L’impegno del Governo nella diminuzione della burocrazia

 «Basta fare cassa spolpando le imprese». Marco Venturi, presidente della Confesercenti, chiede al governo di evitare «la sciagurata evenienza» della «nuova tremenda batosta» del «concentrato micidiale» di Tasi, acconto Irpef, Tari e Imu a fine anno, e di darsi da fare per restituire a cittadini e imprese 10 miliardi l’anno, tagliando la spesa pubblica.

Quanto guadagnano i ministri italiani?

 La scadenza era stata fissata ad oggi, giorno in cui i redditi dei ministri italiani, come voluto da Monti con un apposito decreto, avrebbero dovuto essere pubblicati sul sito della Presidenza del Consiglio, e così è stato.

I ministri hanno reso note le loro dichiarazioni dei redditi dalle quali è possibile evincere sia quanto guadagnano con le attività e i loro possedimenti. Vediamo allora quali sono i redditi dei ministri italiani.

Riforma del lavoro e rapporto con le regioni sfide per il governo

 Il governo continua a lavorare al piano per il lavoro non senza difficoltà dovute alle posizioni all’interno della maggioranza. La riforma proposta da Renzi non ha trovato il totale accordo interno al Pd. Le modifiche proposte non hanno invece avuto l’appoggio del Nuovocentrodestra. I primi criticano al governo il rischio di creare più precariato, i secondi di seguire troppo la Cgil che si esprime attraverso il Pd.

In questa situazione, per il ministro del Lavoro Giuliano Poletti ci sarebbe un’altra polemica che concerne i rapporti tra il ministero e le regioni. Questo secondo una interpretazione del Corriere della Sera. Il ministro Poletti ha affermato che i rapporti tra il governo e le regioni sono buoni e che non ci sono problemi particolari.

 

Lavoro, le misure contenute nel Decreto

 

In una nota il ministero del lavoro ha detto che “Al rapporto con le regioni spetta la gestione della quasi totalità delle risorse disponibili, 1.413 milioni su 1.513. Il lavoro di programmazione che ha avuto luogo nei mesi scorsi si è svolto in un clima di leale collaborazione, pur nella comprensibile dialettica che sempre accompagna il confronto tra ruoli diversi. E’ stato, a giudizio del ministro, un lavoro proficuo”.

Quanto è stato comunicato dal ministero sembra quindi confermare che ci sono dei punti di discussione con le regioni, ma si sottolinea il fatto che l’autonomia delle regioni nella gestione dei fondi è ampia.

La questione della riforma del mercato del lavoro concerne invece gli equilibri politici. L’obiettivo è quello di fare abbassare il tasso di disoccupazione ma non c’è la stessa visione sugli strumenti utili per realizzarlo.

Il decreto sul taglio dell’Irpef

 C’è l’ufficialità sul taglio dell’Irpef nel 2014 con l’arrivo del decreto. Confermato il taglio a favore dei lavoratori che avranno una busta paga più pesante di 640 euro l’anno, e cioè 80 euro al mese fino a dicembre. L’aumento concerne i lavoratori dipendenti dell’ambito sia pubblico sia privato che hanno un reddito fino a 24 mila euro l’anno.

Dal decreto sono esclusi gli incapienti, cioè quelli che non pagano l’Irpef perché le detrazioni superano il minimo dovuto. Oltre i 24 mila euro i guadagno l’anno il bonus decresce fino a 26 mila euro che corrisponde a zero.
Il decreto ha anche aumentato i tagli alle spese dei ministeri che passano da 200 milioni di euro a 240 milioni di euro e considerano anche la presidenza del consiglio.

 

Decreto Irpef, tempi stretti per Regioni, Comuni e ministeri per tagliare le spese

 

Il governo  punta anche ad avere maggiori entrate dall’evasione fiscale. L’aspettativa è di 2 miliardi di euro in più rispetto allo scorso anno quando sono state 13 miliardi. Il decreto potrebbe essere firmato dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in questa giornata. Il testo prevede anche che dal primo luglio l’aliquota sulle rendite finanziarie passerà dal 20% al 26%. L’aumento riguarderà anche i dividendi distribuiti successivamente, le plusvalenze che concernono azioni e fondi e gli interessi sui conti correnti e i conti di deposito postale. Non saranno invece compresi i titoli di Stato come i Bot e i Btp.

Inoltre, il testo considera tagli alle società partecipate dello Stato del 2,5% nel 2014 e del 4% nel 2015. Non sono comprese le società quotate. Per la Rai è confermato il taglio da 150 milioni di euro e nel testo si dice della possibilità di “cedere sul mercato quote di società partecipate, garantendo la continuità del servizio erogato”.

Il governo pensa ad aiuti per i pensionati e le famiglie

 Il Presidente del Consiglio Matteo Renzi, in un’intervista a La Repubblica, ha parlato dei primi 60 giorni del suo governo e delle prossime scelte che si stanno elaborando in materia di politica economica. Il Presidente del Consiglio Renzi ha iniziato parlando di quello che il governo ha fatto in questa prima parte e su questo ha affermato: “Piano piano sarà tutto più chiaro. Abbiamo messo la cornice del puzzle. Gli 80 euro e l’Irap sono l’antipasto”.

Sulle prossime riforme, il Presidente del Consiglio ha parlato di un intervento sulle tasse considerando il quoziente familiare e sulla necessità di snellire la burocrazia per le imprese. Renzi vuole rinnovare l’Italia e chiede tempo. Questo quello che ha detto: “Vorrei un Paese moderno, serve una rivoluzione e soprattutto tempo. Al voto ci torneremo nel 2018. Anche Berlusconi lo sa”.

 

Il ministro Padoan al Fmi parla del rapporto tra riforme e crescita

 

Intanto l’opposizione incalza e critica le scelte del governo. Per Forza Italia questo è un governo delle tasse e per il Movimento 5 Stelle quello che è stato tolto alle banche è sempre meno di quello che gli è stato regalato con il decreto Imu – Bankitalia.

Il governo, con Renzi e il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, ha affermato di volere estendere l’aumento degli stipendi ai pensionati e ai lavoratori non dipendenti che hanno bassi guadagni. Sull’aumento deli 80 euro nella busta paga dei lavoratori che guadagnano fino a 1.500 euro al mese, il ministro Padoan ha confermato che sarà permanente e non una tantum, come hanno affermato le opposizioni, altrimenti sarebbe inutile anche in termini di crescita dei consumi.

La nomina di Desclazi ad Eni nel senso della continuità

 La nomina da parte del governo di Claudio Descalzi a capo di Eni significa mettere un uomo competente nel settore petrolio alla guida della più grande azienda di produzione di greggio in Italia e dimostra probabilmente la preferenza del Presidente del Consiglio Matteo Renzi per i tecnocrati.

A livello internazionale, le reazioni mettono in evidenza che la nomina ha più un senso di business piuttosto che di politica, come ha affermato un economista di Deutsche Bank. Questi ha continuato dicendo che Descalzi è ben conosciuto dalla comunità degli investitori e che evita le incertezze che avrebbero potuto essere create da un candidato esterno.

 

Governo, nominati nuovi candidati a Eni, Enel e Finmeccanica

 

Descalzi è un ingegnere di 59 anni che ha guidato l’esplorazione e la produzione dal 2008 e ha supervisionato la più grande scoperta di gas naturale di Eni al largo del Mozambico. Ha cercato di migliorare la gestione dei progetti , dopo ritardi e sovraccosti che hanno rovinato la leadership di Eni nel progetto Kashagan da 48 miliardi dollari in Kazakhstan.

La sua nomina dovrà essere confermata alla riunione annuale degli azionisti di Eni che è prevista in data 8 maggio. Il governo può nominare l’amministratore delegato perché lo Stato detiene il 30 per cento della società attraverso una partecipazione diretta e un investimento da parte di una banca del governo. Descalzi sostituirà Paolo Scaroni che era stato nominato quasi nove anni fa da Silvio Berlusconi.

Descalzi ha iniziato la sua carriera in Eni nel 1981 e ha lavorato su progetti nel Mare del Nord, in Libia, in Nigeria e in Congo. Egli è il primo candidato Ceo che emerge dal nucleo di esplorazione e produzione e che dovrebbe continuare la strategia di controllo della spesa in conto capitale, guidando il flusso di cassa e mantenendo una forte attenzione alla esplorazione.