Cosa succede se si smette di versare i contributi del fondo pensione integrativo?

 E’ notizia di questa mattina che circa 1,2 milioni di persone che sono iscritte ad un fondo pensione integrativo – circa un quinto dei 5,8 milioni di possessori di previdenza integrativa italiani – nel corso dello scorso anno hanno smesso di pagare i contributi richiesti dai fondi stessi.

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Sono tutti coloro che, perché in cassa integrazione o per perdita del lavoro, non possono più permettersi di pagare quanto richiesto. Ma cosa accade a chi non paga?

In primo luogo va evidenziato che, dato che la previdenza integrativa in Italia è facoltativa, non si incorre in nessuna sanzione, né pecuniaria né amministrativa.

Gli effetti di questo mancato pagamento si vedranno su quanto riceveranno di pensione integrativa: maggiore sarà l’interruzione del pagamento dei contributi integrativi e minore sarà l’importo della rendita al momento della cessazione del versamento dei contributi.

Ma non tutto è perduto. Infatti, essendo la previdenza integrativa non obbligatoria e flessibile, il lavoratore, nel caso in cui si presentino le condizioni che permettono di riprendere il pagamento dei contributi volontari, potrà ricostituire la sua pensione.

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Inoltre, nel caso di ritorno al pagamento dei contributi integrativi si potrà accedere anche alla deduzione fiscale di questa spesa fino entro la soglia dei 5164,57 euro annui.

Nessun assegno pensionistico integrativo per i giovani di oggi

 A lanciare questo drammatico monito è Alberto Brambilla, docente dell’Università Cattolica e fino al dicembre 2011 presidente del Nucleo di valutazione della spesa previdenziale del ministero del Lavoro, che cerca di mettere in guardia i giovani sulle prospettive che si aprono loro a fine carriera.

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Con l’entrata in vigore della riforma pensionistico voluta dal Ministro Fornero, infatti, l’Istituto di Previdenza Nazionale non potrà più emettere gli assegni pensionistici integrativi che finora erano elargiti a coloro che andavano in pensione senza aver raggiunto i requisiti necessari.

Ad oggi lo Stato integra circa il 40% degli assegni pensionistici erogati, ma è un beneficio del quale tutti coloro che hanno iniziato a lavorare dopo il 1996 non potranno più godere.

Dal 1996 sono entrate nel mondo del lavoro circa 7 milioni di persone. Secondo i dati relativi al 2011, 6,9 milioni di pensionati ricevono un’integrazione, su un totale di 16,7 milioni di pensionati.

Per questo il docente invita tutti i giovani a provvedere al più presto a costruirsi la propria pensione: se la percentuale di coloro che avrebbe necessità di una integrazione dovesse mantenersi simile o uguale a quella attuale, sarà il 40% dei giovani di oggi a trovarsi senza una pensione adeguata per sopravvivere e non potranno neanche contare sull’aiuto dello Stato. Secondo Brambilla i potenziali bisognosi di integrazione saranno circa 3 milioni.

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Quello che preoccupa è l’accesso alle forme di pensione integrativa: ad oggi meno di un terzo di questi potenziali poveri ha iniziato a costruirsi la propria pensione.

 

 

Avvocati e previdenza integrativa: l’assicurazione Generali

 Hai già fatto il calcolo della pensione che otterrai nel momento in cui deciderai di appendere la tua professionalità al chiodo? Bene, nel caso in cui tu sia un avvocato o un libero professionista, ti sarai accorto che ti aspetta una scopertura previdenziale molto elevata.

Vuol dire che l’assegno pensionistico che un avvocato percepisce alla fine della sua carriera è circa il 33% dell’ultimo stipendio portato a casa. Per questa categoria di lavoratori la previdenza complementare può essere importante anche se sarà necessario pagare diverse migliaia di euro per ottenere un assegno integrativo del 7%.

La soluzione pensata dal Gruppo Generali è tra le più competitive. Il caso è quello di un avvocato di 50 anni che eserciti la professione da 20 anni. La sua pensione pubblica sarà pari al 33 per cento circa dell’ultimo reddito. Generali ha pensato anche per gli avvocati una soluzione personalizzata.

Versando una quota annuale di 5164 euro, si ottengono due vantaggi., un risparmio fiscale annuo di 2200 euro e una riduzione della scopertura previdenziale fino al raggiungimento della quota del 60 per cento. Il che vuol dire che la pensione di un avvocato a fine carriera sarà data dalla pensione pubblica pari al 33 per cento dell’ultimo stipendio e dalla pensione integrativa pari al 7 per cento di quanto dichiarato prima del pensionamento.

Generali pensa anche ai commercianti e ai dipendenti pubblici, ma se vuoi approfondire il tema della previdenza complementare, non mancare la lettura della nostra introduzione.

Generali pensa anche ai dipendenti pubblici

 La compagnia assicurativa Generali ha in serbo numerosi prodotti per tutte le categorie di clienti. Da tempo, almeno dal 2005, le assicurazioni offrono tra le opzioni anche i fondi pensione che garantiscono il cosiddetto assegno integrativo. Ma chi può usufruire di questa opportunità?

Praticamente tutti, ma per ognuno esiste una soluzione personalizzata, utile a fornire la giusta integrazione alla pensione pubblica con il consueto risparmio fiscale. Se sei un commerciante, ecco la soluzione pensata per te da Generali, se invece vuoi capire qualcosa in più sulla previdenza complementare, ecco una piccola introduzione alla normativa.

Passiamo adesso alla presentazione dell’offerta Generali per i dipendenti pubblici. Il caso è quello di una trentenne che abbia da poco ottenuto un impiego come dipendente pubblico e che abbia fatto un rapido calcolo della sua pensione pubblica che sarà grosso modo il 77 per cento dell’ultimo stipendio percepito.

Come ridurre la scopertura previdenziale e a che prezzo? Con l’adesione ad un fondo pensionistico di Generali che, a fronte di un versamento mensile di 150 euro e con il possibile sconto fiscale di 40 euro al mese, fa sì che la pensione sia al 77 per cento quella pubblica e al 23% quella integrativa, così da annullare la scopertura previdenziale.

Sul sito Generali si trovano tutte le altre informazioni necessarie.

Generali: il “complemento” per i commercianti

 Assicurarsi un futuro vuol dire anche investire nella previdenza complementare, oggi dunque, i fondi pensione per l’assegno integrativo fanno parte della gamma di prodotti delle compagnie. Vediamo insieme qual è la proposta del Gruppo Generali per i commercianti.

La premessa dedicata alla previdenza integrativa è uguale per tutte le categorie di lavoratori: dipendenti, commercianti e professionisti. L’idea di base è che con la riforma della pensione, oggi, chi si ritira dal lavoro, ottiene un assegno che si avvicina al 50 per cento dell’ultimo reddito conseguito.

Non è un granché visto che oggi gli stipendi sono anche molto bassi. Una soluzione sta nella sottoscrizione di un’assicurazione o di un prodotto assicurativo, ad esempio l’adesione ad un fondo pensione che vi garantirà un assegno integrativo.

I vantaggi fiscali sono immediati e per tutti ma qualcosa in più, nel Gruppo Generali, lo ottengono i minori di 40 anni. Vediamo l’esempio del commerciante.

Se la pensione pubblica è il 55% circa dell’ultimo stipendio, si ha una “scopertura previdenziale” del 45%. Versando un assegno annuale di 3600 euro al fondo pensione generali, si ottiene un risparmio fiscale annuo di 1368 euro, in più si riduce la scopertura al 34 per cento, perché il futuro assegno pensionistico sarà costituito dal 55% della pensione pubblica e dall’11% della previdenza complementare.

Lo sconto con la previdenza complementare

 Cos’è la previdenza complementare e perché ne parliamo nella cornice della normativa fiscale? In una stagione di crisi come questa, è molto difficile non pensare al futuro e nel futuro, in genere, c’è la pensione. Tanti sono i lavoratori rassegnati al riguardo, eppure, la previdenza complementare, potrebbe aiutarli.

Cos’è la previdenza complementare. E’ il secondo pilastro del sistema pensionistico, sistematizzato dal D.Lgs. del 5 dicembre 2005. E’ considerata complementare al sistema pensionistico tradizionale e serve ad arricchire l’assegno di chi opta per questa soluzione. La quota “complementare” sarà quindi costituita sia dai contributi versati dal datore di lavoro e dal lavoratore stesso, sia dal rendimento che questi contributi restituiscono sui mercati finanziari.

Agevolazioni fiscali. Perché complicarsi la vita con la previdenza complementare? Per ottenere una pensione più corposa quando si scelga di ritirarsi dal lavoro e per beneficiare di una serie di agevolazione durante la vita lavorativa. Le agevolazioni, riconosciute anche ai famigliari a carico del contribuente, si traducono in un risparmio nel management famigliare.

Quali fondi.  Sono forme di previdenza complementare, alcuni fondi pensione che si distinguono in aperti, chiusi, negoziali, individuali pensionistici e pensione preesistenti.

Per conoscere i dettagli della normativa, ma anche destinatari, finanziamento, modalità di conferimento del TFR ai Fondi Pensione e prestazioni di altro tipo, si consiglia di visionare la scheda che il ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha riservato alla previdenza complementare.

Prestazioni della previdenza complementare: il riscatto

 Se un soggetto si iscrive ad un fondo pensione integrativo e poi, a causa di vari fattori quali possono essere una diversa posizione lavorativa, perde i requisiti per parteciparvi, ha due possibilità per mantenere il fondo: il trasferimento e il riscatto.

Attraverso la procedura di riscatto, che può essere diversa in base al fondo pensionistico prescelto e sottoposta a diverse condizioni, il lavoratore può richiedere la posizione individuale accumulata o la conservazione della posizione individuale già accantonata presso il fondo, ma senza continuare a contribuire.

Esistono due tipologie di riscatto:

il riscatto parziale: fino al 50% del montante maturato se la disoccupazione dopo la cessazione della precedente attività lavorativa è compreso tra 12 e 48 mesi o nel caso di mobilità e cassa integrazione:

il riscatto totale: nel caso in cui il periodo di disoccupazione sia superiore ai 48 mesi o sia occorsa una invalidità permanente grave.

Il riscatto della posizione maturata può essere richiesto anche in caso di decesso dell’aderente prima della maturazione del diritto alla prestazione pensionistica. In questa eventualità sono gli eredi o le persone indicate dal sottoscrittore del fondo a beneficiare del montante.

 

Prestazioni della previdenza complementare: il trasferimento

 Oltre alla possibilità di ottenere un’anticipazione su quanto versato al fondo che si è scelto per la propria previdenza integrativa, si può anche accedere al capitale attraverso la formula del trasferimento. In realtà non si tratta di una vera e propria possibilità di avere una parte del montante accumulato in liquidità, ma della possibilità di passare ad un altro fondo pensione.

Con l’entrata in vigore della riforma delle pensioni del 2007, chi ha sottoscritto un fondo di previdenza integrativa ha il diritto al trasferimento volontario verso un’altra forma pensionistica di sua scelta, a patto che siano passati almeno due anni dalla prima sottoscrizione.

Il trasferimento è stato previsto soprattutto per quei lavoratori che perdono i requisiti di partecipazione ad un determinato fondo, come accade, ad esempio, nel caso di una sottoscrizione ad un fondo pensione negoziale se si cambia la tipologia di lavoro, senza perdere nulla del montante accumulato.

Infatti, qualunque sia la motivazione del trasferimento ad un altro fondo pensione, il lavoratore ha diritto a mantenere intatta la sua contribuzione, sia per quanto riguarda il TFR maturato fino a quel momento sia per quanto riguarda la contribuzione del datore di lavoro se prevista dal contratto del fondo pensione che si abbandona.

Prestazioni della previdenza complementare: le anticipazioni

 I lavoratori che sottoscrivono un fondo pensionistico integrativo, hanno il diritto ad accedervi anche prima che siano maturi i tempi per ricevere la pensione garantita dalla previdenza pubblica. Uno degli strumenti previsti dal Legislatore è l’anticipazione, ossia la possibilità di avere liquidato una parte del montante accumulato.

In qualunque momento il lavoratore può richiedere un anticipo sulle prestazioni pensionistiche integrative fino al 75% della contribuzione fino a quel momento accumulata, ma solo nel caso in cui il denaro sia utilizzato per spese sanitarie conseguenti a gravissime condizioni relative a sé, al coniuge e ai figli, per terapie e interventi straordinari certificati dalle competenti strutture pubbliche. In questo caso all’importo è applicata una ritenuta a titolo d’imposta pari al 15% (che diventa dello 0,3% per ogni anno dopo il 15°).

Solo dopo l’ottavo anno di contribuzione il lavoratore ha diritto ad accedere al capitale del suo fondo pensione anche in caso di acquisto o ristrutturazione della prima casa per sé e per i figli. Qui l’imposta è del del 23%.

Da notare che se si ricorre all’anticipazione, il montante contributivo accumulato diminuisce, con una conseguente diminuzione delle prestazioni previdenziali future. Per questo motivo è stata prevista la possibilità di reintegrare il capitale liquidato con contribuzioni sopra il limite di deducibilità di 5.164,57 euro.

Prestazioni della previdenza complementare: rendita e capitale

 Qualunque sia la forma di previdenza complementare scelta dal lavoratore, questi avrà il diritto di accedervi solo dopo aver raggiunto i requisiti minimi per l’accesso alla pensione garantita dagli enti previdenziali pubblici.

Se i requisiti sono stati soddisfatti e se il lavoratore ha alle spalle almeno cinque anni di iscrizione ad una forma pensionistica complementare, può decidere se avere il suo TFR sotto forma di rendita periodica o sotto forma di capitale.

Il lavoratore ha diritto di accesso alla pensione complementare anche nel caso in cui i cinque anni necessari per accedervi non siano stati consecutivi e nel caso in cui si siano sottoscritte, nel tempo, diverse forme di integrazione (a patto che il lavoratore non abbia già chiesto il riscatto delle precedenti contribuzioni).

Il lavoratore iscritto può quindi decidere se ricevere la prestazione pensionistica integrativa solo sotto forma di rendita periodica, o in parte come rendita periodica e in parte come capitale.

In questo secondo caso solo il 50% della contribuzione integrativa potrà essere liquidato come capitale, a meno che, convertendo in rendita periodica almeno il 70% della posizione individuale maturata, questa risulti minore alla metà dell’importo dell’assegno sociale INPS mensile, caso in cui si può richiedere l’intera liquidazione sotto forma di capitale.